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21/06/2026 ore 06.30
Cultura

Gli Alimena, la famiglia che portò Cosenza tra diritto, cultura e istituzioni

Dopo i Telesio, il racconto si sposta su un altro casato simbolo della città: dagli studi penalistici alla memoria del centro storico

di Ernesto Mastroianni

Dopo aver ricordato, nella precedente puntata, la grande stagione dei Telesio, è naturale volgere lo sguardo a un'altra delle famiglie che più profondamente hanno inciso sulla storia civile e culturale di Cosenza: gli Alimena. Antico casato della nobiltà meridionale, legato alla Calabria sin dall'età moderna, la famiglia Alimena ha saputo distinguersi non soltanto per il prestigio sociale e politico, ma soprattutto per il contributo offerto alla vita intellettuale della città. Giuristi, parlamentari, studiosi, uomini di cultura: il nome Alimena attraversa oltre un secolo di storia cosentina, lasciando tracce ancora oggi visibili nella memoria cittadina. La loro vicenda rappresenta uno degli esempi più significativi di quel patriziato colto che, tra Ottocento e Novecento, contribuì a fare di Cosenza uno dei principali centri culturali del Mezzogiorno.

Francesco Alimena (1836-1902): il patriota e l'avvocato

La figura da cui prende avvio la stagione più luminosa della famiglia è quella di Francesco Alimena, nato a Cosenza nel 1836. Avvocato di grande fama, fu considerato uno dei più autorevoli penalisti della Calabria postunitaria. La sua attività professionale gli procurò una reputazione che travalicò i confini regionali, facendone uno dei protagonisti del foro meridionale. Uomo di convinzioni liberali e vicino agli ambienti risorgimentali, partecipò attivamente alla vita politica nazionale, venendo eletto deputato del Regno d'Italia per tre legislature tra il 1882 e il 1892. La sua casa divenne un luogo di incontro per professionisti, politici e intellettuali. In un'epoca in cui la Calabria cercava una propria collocazione nel nuovo Stato unitario, Francesco Alimena rappresentò il modello dell'uomo pubblico capace di coniugare competenza giuridica e impegno civile. L'importanza della sua figura fu tale da influenzare profondamente il figlio Bernardino, destinato a raccoglierne l'eredità culturale e ad ampliarla in una dimensione nazionale.

Bernardino Alimena (1861-1915): il grande giurista europeo

Se Francesco fu il protagonista della vita pubblica cosentina dell'Ottocento, il nome che consegnò definitivamente gli Alimena alla storia della cultura italiana fu quello di Bernardino Alimena. Nato a Cosenza il 12 settembre 1861, studiò giurisprudenza prima a Napoli e poi a Roma, laureandosi nel 1885. Fin da giovane mostrò una straordinaria inclinazione per gli studi penalistici e per la riflessione filosofica sul diritto. Nel 1889 entrò nella storia cittadina diventando il primo sindaco di Cosenza eletto dai cittadini secondo le nuove norme amministrative del Regno d'Italia. La sua esperienza amministrativa fu breve, ma altamente simbolica, poiché segnò il passaggio verso forme più moderne di partecipazione politica. La vera dimensione di Bernardino, tuttavia, fu quella accademica. Insegnò diritto penale nelle università di Napoli, Cagliari e soprattutto Modena, dove trascorse gran parte della sua carriera. Fu uno dei principali esponenti della cosiddetta "terza scuola" del diritto penale, una corrente che cercava di conciliare il rigore della scuola classica con le innovazioni della scuola positiva. Le sue opere, tra cui I limiti e i modificatori dell'imputabilità, Imputabilità e causalità e Principii di diritto penale, divennero testi di riferimento per generazioni di studiosi. La sua notorietà oltrepassò i confini italiani. Collaborò a importanti progetti di codificazione giuridica e fu considerato uno dei più autorevoli penalisti europei del suo tempo. Ancora oggi il suo nome continua a essere studiato nelle facoltà di giurisprudenza e l'Università della Calabria gli ha dedicato l'Istituto di Studi Penalistici "Alimena", testimonianza della perdurante attualità del suo pensiero. Per la cultura cosentina Bernardino Alimena rappresenta una figura emblematica: l'intellettuale che, pur raggiungendo una fama nazionale e internazionale, non recise mai il legame con la propria città. Gli Alimena e la tradizione culturale cosentina Ridurre la storia degli Alimena alle sole figure di Francesco e Bernardino sarebbe tuttavia limitativo. La famiglia ha rappresentato per lungo tempo uno dei principali punti di riferimento dell'élite culturale cittadina. Le testimonianze genealogiche e documentarie mostrano infatti una continuità di interessi letterari, giuridici e bibliografici che attraversa diverse generazioni. Già nei secoli precedenti alcuni membri del casato si distinsero per la costituzione di raccolte librarie e per il sostegno alle attività culturali del territorio.

Nobili Napoletani

Di particolare rilievo è la presenza della storica Biblioteca Alimena, custodita nell'antico palazzo di famiglia. Il patrimonio librario comprende migliaia di volumi, molti dei quali dedicati alle discipline giuridiche, oltre a manoscritti e documenti riconosciuti di interesse culturale. La raccolta costituisce oggi una delle testimonianze più significative della tradizione intellettuale cosentina tra Otto e Novecento.

Anagrafe delle Biblioteche Italiane

Una presenza costante nella vita artistica della città Accanto all'impegno politico e accademico, gli Alimena hanno sempre mantenuto un forte legame con le espressioni artistiche della città. La tradizione familiare li ricorda infatti tra i sostenitori più assidui degli ambienti culturali cosentini. Per generazioni il loro nome è stato associato alle iniziative artistiche cittadine, alle attività delle associazioni culturali e alla promozione della musica e del teatro. Particolarmente significativa è la loro storica presenza nelle stagioni liriche del Teatro Alfonso Rendano, il teatro di tradizione della città. Nella memoria culturale cosentina gli Alimena figurano tra quelle famiglie che hanno accompagnato la vita musicale del Rendano partecipando alle prime rappresentazioni liriche e sostenendo, con la loro presenza e il loro prestigio sociale, una delle istituzioni culturali più importanti della Calabria. In una città che ha spesso trovato nella cultura il proprio elemento identitario, il ruolo di famiglie come gli Alimena è stato fondamentale per creare continuità tra istituzioni, artisti e pubblico.

Un'eredità ancora viva

La storia degli Alimena coincide, in larga misura, con la storia della migliore tradizione civile cosentina. Francesco rappresentò il volto del professionista impegnato nella costruzione dell'Italia unita; Bernardino quello dello studioso capace di portare il nome di Cosenza nelle università europee. Ma al di là delle singole biografie, ciò che colpisce è la continuità di un impegno culturale che ha attraversato le generazioni. La loro biblioteca, il ricordo delle loro attività pubbliche, il legame con il teatro, con la musica e con la vita intellettuale cittadina testimoniano ancora oggi la presenza di una famiglia che ha contribuito a definire il profilo culturale della Cosenza moderna. Se i Telesio rappresentano il grande umanesimo rinascimentale della città, gli Alimena incarnano invece la stagione del liberalismo colto, delle professioni, dell'università e delle istituzioni culturali. Due famiglie diverse, ma accomunate da una stessa vocazione: fare della cultura il vero patrimonio della comunità cosentina.

Gli Alimena oggi: una presenza ancora viva nella città

La storia della famiglia Alimena non appartiene soltanto al passato. Ancora oggi il nome del casato continua a essere legato alla vita civile e culturale di Cosenza. Parte della famiglia risiede infatti nello storico Palazzo Alimena del quartiere Santa Lucia, uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina e testimonianza tangibile di una presenza che attraversa i secoli. Il palazzo, che conserva il legame con una delle più antiche famiglie della nobiltà cosentina, continua a rappresentare un punto di riferimento identitario per quanti riconoscono nella storia della città un patrimonio da custodire e tramandare. Tra gli esponenti contemporanei della famiglia si distingue, certamente, Francesco Alimena, appartenente a una nuova generazione impegnata nella vita pubblica cittadina. È stato capogruppo del Partito Democratico e delegato al Centro Storico del comune di Cosenza, al Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) e ai progetti di rigenerazione urbana. Cresciuto tra i vicoli della città antica, ha più volte rivendicato il proprio legame con Santa Lucia e con Cosenza Vecchia, facendosi promotore di iniziative rivolte alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e sociale del centro storico. Dall'attività di associazionismo e impegno civico fino all'esperienza amministrativa, il suo percorso testimonia la persistenza di una tradizione familiare che vede nella partecipazione alla vita della comunità un dovere prima ancora che un privilegio. In questo senso, il passaggio dagli Alimena dell'Ottocento agli Alimena del XXI secolo appare meno distante di quanto si possa pensare: cambiano i contesti storici, ma resta immutata l'attenzione per la città, per la sua memoria e per il suo futuro. È forse proprio questa continuità, fatta di impegno civile, sensibilità culturale e radicamento nel territorio, l'eredità più autentica lasciata da una delle famiglie che maggiormente hanno contribuito a definire l'identità storica di Cosenza.

In definitiva, la storia degli Alimena si intreccia profondamente con quella di Cosenza. Dalle antiche origini nobiliari fino ai protagonisti della vita pubblica contemporanea, la famiglia ha saputo distinguersi per il costante impegno nelle istituzioni, negli studi giuridici, nella politica e nella promozione della cultura. Attraverso figure come Francesco e Bernardino Alimena, ma anche grazie a una tradizione familiare di attenzione verso le arti, la musica e la conservazione della memoria cittadina, il casato ha contribuito a costruire quell'identità culturale che ancora oggi rappresenta uno dei tratti distintivi della città. Gli Alimena appartengono a quelle famiglie che hanno lasciato un segno non soltanto nella storia, ma anche nella coscienza collettiva di Cosenza, diventando parte integrante del suo patrimonio civile e culturale.