Anna Settino incanta la Sala degli Specchi con “Per le stanze del mondo”
La presentazione dell’opera ha trasformato l’incontro in un percorso tra memoria, radici, identità e geografie interiori
Non una semplice presentazione editoriale, ma un attraversamento emotivo tra memoria, identità e radici. Nella suggestiva Sala degli Specchi del palazzo di governo, il viaggio letterario di Anna Settino ha conquistato pubblico e critica con la presentazione della sua ultima opera, “Per le stanze del mondo”.
L’incontro si è trasformato in un’esperienza immersiva, capace di accompagnare i presenti dentro i sentieri dell’anima e della memoria. Il libro propone infatti un percorso narrativo intenso, nel quale le “stanze” richiamate dal titolo diventano metafora dei luoghi interiori che ciascuno abita, custodisce e talvolta riscopre attraverso il viaggio, gli affetti e il confronto con l’altro.
“Per le stanze del mondo”, il viaggio interiore di Anna Settino
Nel suo racconto, Anna Settino scava nelle pieghe dell’esistenza, affrontando temi universali come il senso di appartenenza, la ricerca di sé e il legame profondo con le proprie radici. La sua scrittura, poetica e al tempo stesso lucida, riesce a trasformare l’esperienza personale in una riflessione più ampia sulla condizione umana.
Le pagine dell’opera compongono una vera geografia dell’interiorità, nella quale i luoghi visitati diventano spazi dell’anima e ogni incontro assume il valore di una rivelazione. Il viaggio, nella visione dell’autrice, non è soltanto spostamento fisico, ma possibilità di conoscenza, apertura e trasformazione.
A guidare il confronto sono state figure del mondo culturale e istituzionale. Con l’autrice hanno dialogato Rosita Paradiso, dirigente del Polo scolastico “Fermi-Brutium” e presidente dell’UCIM, e Sabrina Borchetta, docente di Lettere classiche del Liceo Telesio. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Barbara Marchio, che ha condotto l’incontro con ritmo e sensibilità.
Radici, affetti e rapporto con il creato
Durante la serata è emerso con forza il valore degli affetti e del legame tra l’essere umano e il creato, indicato dall’autrice come uno degli antidoti più autentici per il benessere dell’anima. La scrittura della Settino, come è stato sottolineato dagli interventi, riesce ad “abitare” il mondo con uno sguardo empatico, attento alla complessità delle relazioni e al valore del tempo.
Nel libro trovano spazio anche gli anni Ottanta, richiamati attraverso il racconto della giovinezza dell’autrice e dei viaggi vissuti con la famiglia. In questo percorso emerge con particolare intensità la figura della madre, custode delle tradizioni, delle radici e di una memoria familiare che diventa patrimonio affettivo.
Il racconto si muove dai luoghi dell’appartenenza fino a grandi mete internazionali, tra cui il Giappone, descritto come un mosaico di profumi, colori e suggestioni, ma soprattutto come terra segnata da un ancestrale rispetto per la natura.
Il viaggio come incontro con l’altro
Per Anna Settino il viaggio è un intreccio di sguardi che si incontrano. Condividere anche solo un tratto di strada con uno sconosciuto può cambiare non soltanto la direzione del percorso, ma l’intera visione del mondo.
A restituire visivamente questo concetto è stato il quadro d’apertura messo in scena da quattro studentesse del Liceo Telesio: Chiara, Benedetta, Caterina e Claudia. Le ragazze hanno interpretato curiose viaggiatrici, viandanti proiettate verso la ricerca della verità attraverso l’incontro con l’altro.
Un momento scenico delicato e significativo, che ha introdotto il pubblico dentro l’atmosfera del libro e nella sua vocazione più profonda: fare del viaggio uno spazio di conoscenza, relazione e scoperta.
L’abbraccio tra madre e figlia
Il momento più emozionante della serata è arrivato con l’abbraccio tra madre e figlia, dopo la lettura della dedica del libro. L’Anna figlia ha descritto l’opera come un regalo inestimabile, un tesoro di memorie e sensazioni destinato a custodire per sempre la storia delle proprie radici.
In quel gesto si è concentrato uno dei nuclei più forti dell’opera: la trasmissione della memoria, il valore degli affetti familiari e la capacità della scrittura di salvare ciò che il tempo rischia di disperdere.
Il pubblico ha accolto con grande partecipazione anche la lettura di alcuni brani, interpretati da Michele Andronico, che ha restituito la forza della prosa dell’autrice, elegante, evocativa e attraversata da una rara profondità introspettiva.