Attilio Perri, il ritratto di un maestro: filosofo, poeta e educatore che ha fatto della cultura un servizio pubblico a Cosenza
A oltre vent'anno dalla scomparsa, la lezione dell'intellettuale calabrese continua a interrogare il presente. Dal Liceo Fermi alla biblioteca di Tessano, la sua visione del sapere come strumento di emancipazione e riscatto civile
Per la rubrica "La Domenica Culturale", questa settimana il nostro itinerario nella memoria culturale di Cosenza approda alla figura di Attilio Perri, uno degli intellettuali più autorevoli che il territorio bruzio abbia espresso nel secondo Novecento.
Filosofo, poeta, critico letterario, storico, docente e instancabile promotore culturale, Perri ha rappresentato molto più di un raffinato uomo di cultura: è stato un autentico educatore delle coscienze, un interprete rigoroso dell'identità calabrese e un costruttore di comunità attraverso il sapere. La sua vicenda umana e intellettuale continua ancora oggi a interrogare il presente, dimostrando come la cultura, quando è vissuta come responsabilità civile, riesca a sopravvivere al tempo e a trasformarsi in eredità morale. Esistono personalità il cui valore non si esaurisce nel tempo storico in cui hanno vissuto. Figure che continuano ad abitare il presente attraverso le idee, gli insegnamenti, le opere e l'esempio morale che hanno lasciato in eredità. Attilio Perri appartiene pienamente a questa categoria. Questo ce lo insegna, con grande lucidità, Ugo Foscolo nella sua celebre ode "Dei sepolcri".
Vi sono esistenze che continuano a vivere nella memoria collettiva attraverso il valore delle opere, la forza delle idee e l'esempio morale che hanno saputo consegnare al proprio tempo. È la forma più alta dell'immortalità, quella che non appartiene al corpo, ma allo spirito e all'eredità culturale. Ugo Foscolo lo aveva compreso con straordinaria lucidità quando, nei Sepolcri, scriveva: «A egregie cose il forte animo accendono l'urne de' forti», proseguendo poi citando grandi uomini quali Dante, Michelangelo ed altri. La memoria dei grandi uomini non è un semplice omaggio al passato: è una sorgente inesauribile di ispirazione per il presente. Le loro vite continuano ad accendere altri animi, a generare pensiero, a educare nuove coscienze. È così che figure come Attilio Perri riescono a sopravvivere persino al trascorrere del tempo, perché la cultura, il sapere e il bene seminato nella comunità sono destinati a oltrepassare il limite della vita, consegnando il loro nome a quella dimensione dell'eternità che appartiene soltanto ai maestri autentici.
Attilio Perri non fu semplicemente uno studioso di straordinaria levatura, ma uno di quei rari intellettuali che hanno concepito la cultura come servizio pubblico, come strumento di emancipazione e come fondamento irrinunciabile della democrazia. A oltre vent'anni dalla sua scomparsa, il suo nome continua a occupare un posto di assoluto rilievo nella storia culturale di Cosenza e della Calabria. Il suo lascito non è custodito soltanto nelle numerose pubblicazioni, nei riconoscimenti ricevuti o negli archivi delle istituzioni culturali che lo videro protagonista. Vive soprattutto nelle migliaia di studenti che ha formato, negli scrittori che ha incoraggiato, nelle associazioni che ha contribuito a far nascere e nell'idea, ancora sorprendentemente attuale, di una cultura accessibile a tutti, capace di raggiungere ogni classe sociale e ogni territorio.
Nato a Dipignano il 17 aprile 1938, Attilio Perri compì gli studi universitari in Filosofia e Pedagogia presso l'Università di Salerno, dove ebbe il privilegio di confrontarsi con personalità del calibro di Ernesto De Martino e Giuseppe Galasso. Da questi grandi maestri assimilò il rigore della ricerca storica e la sensibilità antropologica verso il patrimonio immateriale delle comunità meridionali, elaborando un metodo di studio fondato sul dialogo costante tra storia, letteratura, filosofia e tradizioni popolari. Terminata la formazione accademica, avrebbe potuto intraprendere una brillante carriera universitaria. Scelse, invece, la scuola.
Per quasi quarant'anni insegnò Italiano e Latino al Liceo Scientifico "Enrico Fermi" di Cosenza, trasformando la cattedra in un laboratorio permanente di educazione civile. Per i suoi studenti non fu soltanto un professore. Fu un maestro nel senso più autentico del termine, capace di trasmettere il valore della conoscenza, il gusto dello studio e la responsabilità del pensiero critico.
L'insegnamento, tuttavia, costituiva soltanto una delle molteplici dimensioni della sua instancabile attività intellettuale. Poeta, critico letterario, storico, saggista, ricercatore, organizzatore culturale, conferenziere e animatore del dibattito pubblico, Attilio Perri interpretò il ruolo dell'intellettuale come una missione civile. Era convinto che il sapere dovesse uscire dalle accademie per raggiungere le piazze, le biblioteche, le scuole, i piccoli centri, i circoli culturali, ogni luogo in cui fosse possibile accendere una coscienza. La sua celebre affermazione — «La cultura deve essere portata in tutte le classi sociali per uno sviluppo delle coscienze» — sintetizza perfettamente una visione che ancora oggi conserva una straordinaria forza etica. Per Perri la cultura non rappresentava un privilegio elitario, bensì un diritto universale, uno strumento di libertà individuale e di progresso collettivo.
Fu proprio questa convinzione a spingerlo a rimanere profondamente legato alla sua terra. Scelse di vivere a Tessano, frazione di Dipignano, trasformando quel piccolo centro in un luogo di elaborazione culturale. Nella sua abitazione costruì una biblioteca privata di oltre quindicimila volumi, frutto di una vita interamente consacrata allo studio. Una biblioteca che non era semplice raccolta bibliografica, ma autentico laboratorio del pensiero, luogo di confronto, di ricerca e di formazione.
La poesia rappresentò una delle prime forme attraverso cui espresse la propria sensibilità. Nel 1965 vinse il Premio Nazionale di Poesia "M. De Marco" con la raccolta Primi Accenti, cui seguirono opere come Sacrificate sacrifici di giustizia e Non v'è pace per noi, nelle quali la tensione morale si fonde con una raffinata ricerca linguistica e con una costante riflessione sul destino dell'uomo e della società. Accanto alla produzione poetica sviluppò una vastissima attività di ricerca storica e demoantropologica.
I suoi studi dedicati a Tessano, Laurignano, ai Casali del Manco, ad Apollonio Merenda, a Tommaso Campanella, alle tradizioni popolari e alla poesia dialettale costituiscono ancora oggi un patrimonio imprescindibile per gli studiosi della storia culturale calabrese. Ogni sua ricerca nasceva dalla convinzione che custodire la memoria significasse difendere l'identità di un popolo. Per Perri la storia non era una disciplina rivolta al passato, ma uno strumento attraverso il quale comprendere il presente e costruire il futuro.
Parallelamente sviluppò un'intensa attività di promozione culturale. Collaborò con numerose riviste letterarie, fondò la rivista Il Fermento, partecipò alla nascita di importanti associazioni culturali e contribuì alla crescita del Premio Letterario Tre Valli, sostenendo instancabilmente giovani scrittori, studiosi e poeti. Scrisse centinaia di saggi, recensioni, prefazioni e contributi critici, sempre animato dalla convinzione che valorizzare un autore emergente significasse investire nel futuro della cultura.
La sua figura incarnava un'idea dell'intellettuale oggi sempre più rara. Rifuggiva ogni forma di protagonismo personale. Preferiva il lavoro silenzioso della ricerca, il dialogo con gli studenti, il confronto con gli studiosi, la costruzione paziente di reti culturali. La sua autorevolezza nasceva dalla competenza, dalla disponibilità e da un'umiltà che rendeva ancora più luminosa la sua statura morale.
Nel 2025, a vent'anni dalla sua scomparsa, Cosenza gli ha dedicato un importante convegno significativamente intitolato "Un'altra idea di cultura". Il titolo non avrebbe potuto essere più appropriato. Perché Attilio Perri concepiva davvero la cultura come qualcosa di diverso: non un esercizio autoreferenziale, non un privilegio per pochi, ma un bene comune capace di generare cittadinanza, senso critico e partecipazione. La sua eredità continua a vivere anche nella sua famiglia.
Attilio Perri è infatti il padre del maestro Francesco Perri, compositore, direttore d'orchestra e attuale direttore del Conservatorio di Musica "Stanislao Giacomantonio" di Cosenza. Due percorsi differenti, quello del padre e quello del figlio, accomunati dalla medesima convinzione che il sapere, l'arte e la formazione rappresentino il più autentico investimento sul futuro delle nuove generazioni. Se Attilio ha consacrato la propria esistenza alla diffusione della cultura umanistica, Francesco prosegue oggi quella stessa missione attraverso la musica, guidando una delle istituzioni accademiche più prestigiose del Mezzogiorno. Sempre vicino e attento a tutti gli aspetti culturali di questa nostra difficile, tuttavia bella, realtà calabrese.
Ricordare Attilio Perri significa restituire centralità a una concezione alta dell'intellettuale. Significa riconoscere il valore di chi ha scelto di vivere la cultura non come esercizio di prestigio personale, ma come servizio alla comunità. Significa comprendere che la crescita civile di un territorio passa inevitabilmente attraverso la scuola, la ricerca, la memoria, il dialogo e la capacità di trasmettere conoscenza.
Oggi, in un'epoca dominata dalla velocità dell'informazione, dall'effimero e dalla semplificazione del pensiero, la lezione di Attilio Perri appare più necessaria che mai. La sua vita continua a ricordarci che il sapere richiede tempo, studio, dedizione e responsabilità. Che la memoria non è nostalgia, ma fondamento dell'identità. Che l'educazione resta il più potente strumento di libertà, insieme alla cultura. Ed è forse questa la sua eredità più preziosa. Non avere semplicemente scritto libri o formato generazioni di studenti, ma avere dimostrato, con l'intera propria esistenza, che la cultura può ancora cambiare la società. Non come privilegio di pochi, ma come patrimonio condiviso, capace di rendere una comunità più consapevole, più libera e profondamente più umana.