A Rende il caffè letterario porta Teseo in Piazza Italia
La docente Barbara Gagliardi sceglie l’agorà del Quartiere Europa per una lezione pubblica su sapere e solidarietà
Pubblichiamo il racconto dell’ultimo Caffè Letterario a Rende, organizzato dalla professoressa Barbara Gagliardi.
ALZIAMO IL LIVELLO! Negli ultimi anni, si è messa in discussione la validità della lezione frontale: pare che gli alunni non sviluppino spontaneamente la capacità di provare interesse o, addirittura, piacere per la trasmissione della cultura nei tradizionali processi di insegnamento-apprendimento e i professori arranchino di fronte a classi demotivate e, di conseguenza, ingestibili. Come docente, non riesco ad accettare l'assenza di entusiasmo di fronte alla "bellezza" del sapere.
L'insegnante, nelle aule, è un "libero" professionista e deve avere il tempo e, appunto, la libertà di esercitare, nel "suo modo", ciò che ha imparato e impara ogni giorno; l'insegnante deve essere un ricercatore che mette i suoi studi a disposizione dei propri alunni. Io non ho mai pensato di abbandonare la lezione frontale, anzi, come un' artigiana, taglio, ogni lezione, per quella determinata classe, vado ben oltre la paginetta del manuale e, già dalla prima media, faccio in modo che i miei alunni imparino a prendere gli appunti per integrarli al libro e far proprio quell'argomento. E NON MI BASTA: porto fuori dalle mura scolastiche - tra biblioteche, musei e piazze - la mia lezione, che diventa parte dell'evento in laboratori teatrali che io chiamo "caffè letterari" durante i quali gli alunni recitano i versi che hanno studiato e interpretano, in costumi di scena, poeti e personaggi, sia storici che mitologici, attraverso testi in prosa che io stessa elaboro per quell'occasione. La condivisione diventa il risultato di chi vuole partecipare ed esercitare così la propria libertà.
Per l'ultimo caffè letterario della stagione 25-26, ho scelto l'agorà, la piazza come luogo di aggregazione e condivisione del sapere. Agorà era il termine per definire il luogo principale dell'antica polis greca, il cuore pulsante della vita cittadina; era il luogo deputato alla vita di comunità e allo scambio di idee, dove i filosofi, come Socrate, discutevano pubblicamente; era il simbolo dell'unione della città, lo spazio in cui l'individuo si fondeva con la collettività. Il concetto di agorà si è evoluto nel tempo. Se, nell'antica Roma, il suo corrispettivo era il foro, oggi il termine "agorà" viene utilizzato metaforicamente per indicare piazze virtuali o spazi fisici progettati per favorire la socialità e il dibattito democratico.
Per questa ragione, ho fortemente voluto che la cornice del mio evento fosse "Piazza Italia", nel Quartiere Europa, il luogo perfetto per trattare il tema della solidarietà attraverso un intreccio di miti sui lati oscuri di Teseo. L’eroe, decimo re di Atene, sconfigge il minotauro grazie alla strategia del filo di Arianna, ma poi abbandona la donna a Naxos, un’isola a nord del mar Egeo e si fregia, senza mai citarla, di aver fatto a pezzi, da solo, l’incarnazione della violenza rappresentata dal mostruoso ibrido taurino che Dante colloca a guardia del settimo cerchio dell’Inferno dove patiscono i martiri, tra i bollori del fiume Flegetonte, i violenti contro il prossimo, mentre Picasso ne fa il simbolo stilizzato della violenza degli uomini sulle donne.
Ad Atene, Teseo giunge con le vele ancora nere: la storiografia antica ipotizza che, di proposito, il principe ateniese non cambia le vele da nere in bianche; l’intento era quello di suscitare la disperazione del padre Egeo e di indurlo al suicidio per garantirsi la successione immediata al trono. Mentre Arianna trova l’amore vero dall’incontro, sull’isola in cui era stata abbandonata, con Bacco, unione celebrata, durante l’Umanesimo, dalla canzone carnascialesca “Il trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo il Magnifico, Fedra, la sorella di Arianna, è al fianco di Teseo: è diventata sua moglie. Teseo, però, è sempre assente; è spesso lontano per compiere imprese, ma quali imprese? Un giorno sbarca, dopo un lungo viaggio, con una concubina d’eccezione: Ippolita, regina delle Amazzoni.
Teseo l’ha rapita dopo averla drogata e smette di drogarla quando si accorge che aspetta un figlio. Ippolita non rimaneva incinta da dieci anni e il suo primo figlio era un maschio; spera, questa volta, di partorire una femmina per tornare nella sua terra, a Temiscira, nel Ponto, ma nasce un altro maschio, Ippolito. Il figlio della regina delle Amazzoni diventa presto bello e forte. Fedra se ne innamora, ma quando si dichiara a lui, il giovane dice di praticare la castità in quanto sacerdote di Artemide e confessa di vederla solo come una madre. Fedra umiliata si suicida diventando uno dei personaggi più indagati della tragedia greca.
Intanto le Amazzoni, guidate dalla sorella di Ippolita, Pantesilea, divenuta la nuova regina, organizzano una spedizione ad Atene. Pantasilea arriva di fronte a Teseo; gli tende contro l’arco, ma, quando scaglia la freccia, Ippolita si frappone fra i due e muore sul colpo. Le Amazzoni sconfitte e decimate si ritirano. “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” è la frase del drammaturgo e scrittore tedesco Brecht in “Vita di Galileo” per indicare che la salvezza di una terra non va mai riposta nell’azione di uno solo: l’agire di Teseo ha prodotto solo morti e distruzioni. La salvezza di una terra è nel valore del singolo all’interno della comunità, nella solidarietà fra gli uomini. (Barbara Gagliardi)