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24/10/2026 ore 06.30
Cultura

Dal tendone di Giangurgolo al Cine-Teatro Italia: i cinquant’anni dell’Acquario | VIDEO

Il cartellone celebrativo si apre domani sera con lo spettacolo “Le Note di Giufà e il Mare”, commedia scritta nel 1994 da Antonello Antonante. Il fratello Carlo: «Sono sicuro che lui ci guarderà da lassù»

di Emilia Canonaco

All’inizio fu corso Telesio. Antonello Antonante e gli altri (Nello e Massimo Costabile, Dora Ricca, Antonella Carbone, Francesco Tarsia, Roberto Scornaienchi, Albino Bifano) avevano da poco costituito la cooperativa Centro R.A.T. – Teatro dell’Acquario e quella fu la prima sede che riuscirono a trovare. Carlo Antonante (fratello di Antonello), all’epoca era poco più di un bambino: «In quel magazzino lungo e stretto, confluivano diverse anime del centro storico. Lì si organizzavano spettacoli, proiezioni cinematografiche, laboratori per i bambini del quartiere. Venticinque metri quadri appena di superficie, che però furono sufficienti per dare visibilità a quanti volevano provare a fare teatro».

Antonello, però, amava follemente anche il circo, e il suo sogno era sempre stato quello di comprare un grande tendone, da trasformare in una sorta di “teatro itinerante”. «Un giorno stava passeggiando sul lungomare di San Lucido, e in lontananza vide le luci di un circo. Conobbe il proprietario, un certo signor Marius e scoprì che poteva vendergliene uno. Bisognava soltanto andare a prenderlo a Roma. Quella tenda venne montata in diversi quartieri di Cosenza, dallo stadio a via Caloprese, fino a via Panebianco, dove una forte tempesta la sradicò, portandosela via. Rimase soltanto il ricordo degli spettacoli che avevano come protagonista Giangurgolo, maschera calabrese della commedia dell’arte, molto amata da Antonello. Quello fu uno dei primi spettacoli ad essere commercializzato, e rappresentato anche all’estero».

Ma la storia del Teatro dell’Acquario è legata a doppio filo con la storica sede di via Galluppi, a Cosenza: «Un giorno, Antonello passò per caso davanti ad un vecchio capannone e riuscì a risalire al nome del proprietario, don Mario Pingitore, che accettò di cederglielo in affitto, pur sapendo che la cooperativa non sarebbe riuscita a pagare regolarmente il canone di locazione».

All’ingresso, fu sistemata l’insegna del Teatro dell’Acquario, che sarebbe rimasta lì per quasi mezzo secolo. Ma qual è l’origine del nome? «Uno spaccato dell’oceano, ma quelli erano anche i tempi della Beat Generation. Mi viene in mente la canzone "Aquarius", il brano simbolo del celebre film musicale Hair del 1979, diretto da Miloš Forman. Insomma, le interpretazioni possono essere dverse».

Sin dalla sua nascita, il Centro R.A.T. – Teatro dell’Acquario fu costretto a fare i conti con le ristrettezze economiche: «Antonello e i suoi erano animati da grande entusiasmo, ma la ristrutturazione del vecchio capannone di via Galluppi rappresentò un grande esborso di soldi. Durante i primi anni, ci si arrangiò alla bell’e meglio. Per il pubblico che assisteva agli spettacoli, c’erano soltanto trecento sedie “apri e chiudi”, e una pedana tirata sù con “tubi Innocenti”. Nel 1986, venne finalmente ristrutturato, e fu realizzata una scalinata, che rispettava tutte le norme di sicurezza. I fondi regionali destinati ai teatri arrivavano sempre con notevole ritardo, mentre la burocrazia faceva il resto».

Il Teatro dell’Acquario, tuttavia, è sempre sopravvissuto alle tempeste: anche quando, nel 2017, il ministero della Cultura decide di tagliarlo fuori dai finanziamenti statali per lo spettacolo: «Quello fu sicuramente il colpo di grazia, al quale si aggiunse il Covid. Nel 2019, ricevemmo il primo avviso di sfratto per i canoni di locazione arretrati – ricorda Carlo Antonante – la proprietà del capannone di via Galluppi, nel frattempo, era passata al figlio di don Mario Pingitore, meno disposto a concederci tempo per i pagamenti che si erano accumulati. Nel 2022, siamo stati costretti ad andare via. Per uno scherzo del destino, i fondi che aspettavamo dalla Regione arrivarono due settimane dopo».

Il Centro R.A.T. – Teatro dell’Acquario trova ospitalità, per qualche tempo, all’interno del Complesso monumentale di San Domenico. Ma l’antica struttura è destinata a chiudere, per consentire lavori di ristrutturazione, e la cooperativa si ritrova un’altra volta “senza casa”. Dopo aver organizzato tre stagioni teatrali presso il PalaCultura di Rende, però, quest’anno si appresta ad inaugurare la nuova stagione al Cine-Teatro Italia di Cosenza. Domenica 25 andrà in scena lo spettacolo che apre ufficialmente il cartellone: «Debuttiamo con “Le Note di Giufà e il Mare”, una commedia scritta e diretta da Antonello nel 1994. Sul palco ci sarà Moni Ovadia, storico amico dell’Acquario, che torna a Cosenza per celebrare questo anniversario così importante. Sono sicuro che mio fratello ci guarderà da lassù».