«Crolli, abbandono e fondi spariti: il centro storico di Cosenza rischia di scomparire»
L’erede del filosofo e il nipote del mecenate commentano l’ennesimo crollo del 27 marzo. Si riaccende il dibattito sul futuro della città antica. Tra degrado, spopolamento e progetti mai realizzati, l’allarme sul patrimonio storico e culturale
di Irene Telesio e Roberto Bilotti
Cosenza, il 27 marzo scorso un nuovo crollo di un antico palazzo segue ad altri nel centro storico di Cosenza. Episodi che riaccendono ad intermittenza l’attenzione sul tema della sicurezza del tessuto urbano storico della nostra città e della necessità di interventi strutturali per non perderlo.
Il Centro storico di Cosenza negli ultimi anni è divenuto un vero ghetto nell'indifferenza dei cittadini e delle istituzioni. Gli edifici occupati senza alcun controllo del territorio da immigrati irregolari e spacciatori che nei vicoli spacciano tranquillamente al dettaglio. Un quartiere diventato invivibile dove i costi di recupero sono sproporzionati anche per l'inaccessibilità di vicoli e scalinate condannandolo allo spopolamento e all'abbandono.
I numeri non girano, il valore finale degli immobili recuperati rimane inferiore ai costi di restauro con un mercato locativo inesistente. Altre città, con i centri storici in sofferenza, consapevoli delle criticità ma motivati al recupero, hanno attivato fondi speciali europei. Palermo ad oggi ha indetto 7 bandi comunali con contributi al 50/ a fondo perduto per sostenere il recupero degli edifici storici.
Cosenza perde il suo patrimonio edilizio ma anche quello storico e identitario. Gli storici palazzi giacciono senza vita, spettrali, senza cartelli identificativi delle caratteristiche specifiche storiche e architettoniche un centro storico che perde i propri confini culturali e etnici.
Il progetto Casa delle culture esponeva i fondi Telesio, era nato con la finalità di conservare, comunicare e trasmettere le memorie e i valori sociali di Cosenza antica e presentare ai turisti il percorso di visita. Fondi Telesio donate con contratto modale con clausola risolutiva nel caso di mancata esposizione da Irene Telesio e Roberto Bilotti al Comune, con l'obiettivo di diffondere il valore del nostro passato e l’identità divisa per sezioni tematiche.
Tutto è stato rimosso senza avviso e sparito nel nulla. Repertori fotografici di metà '800, immagini scattate da Filippo Telesio documentavano gli interni dei palazzi, ci consentivano di visitarli com'erano per conoscerli, come erano arredati e chi li abitava e come erano vestiti. Gli stessi preziosi abiti erano esposti come testimonianze tangibili. Una sezione era dedicata alla seta la cui produzione è stata centrale nell'economia locale per secoli costituendone una eccellenza dal Rinascimento. I bozzetti acquarellati di Salfi con i dettagli architettonici del teatro Rendano non realizzati o persi. Gli abiti tradizionali i valori antropologici e i dialetti, le botteghe oggi chiuse la cui perdita ha cancellato fasce di categorie professionali e di maestranze, la memoria di processi cognitivi, funzionali, creativi che avrebbero potuto essere stimolo nel rilancio delle antiche tecniche dell’artigianato, cultura cosentina che viene spazzata via.
Il Ministero della cultura ha finanziato con 360 milioni di euro, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione – FSC 2014-2020 (ex Delibera CIPE n.10/2018), la realizzazione di progetti integrati per la rigenerazione culturale, sociale e urbana dei centri storici di 4 città del sud Italia: Cosenza, Napoli, Palermo, Taranto.
Il Piano Sviluppo e Coesione “Cultura e Turismo” prevedeva l’attuazione dei progetti integrati tramite il Contratto Istituzionale di Sviluppo - CIS, per la realizzazione di progetti strategici per valorizzare il nostro centro storico ma anche questi fondi spariti nel nulla come le collezioni Telesio. Il Centro storico di Cosenza sembra avvolto da un infausto destino.