Duonnu Pantu, Aprigliano si fa attraversare dall’arte nella prima giornata dedicata al poeta ribelle
Partecipata la prima giornata del Festival: il momento più intenso alla Biblioteca comunale con Frida Castelli e lo svelamento dell’opera realizzata per Francesca Marchese
C’è stato un momento, nel corso della prima giornata del Festival Duonnu Pantu e i Poeti Ribelli del ’600 Calabrese, patrocinato dal comune di Aprigliano, in cui l’emozione ha trovato voce nel fruscio di un lenzuolo che il vento ha spostato disvelando la tela che Frida Castelli ha realizzato appositamente per Francesca Marchese, direttrice artistica della manifestazione scomparsa lo scorso 19 marzo.
È stato il passaggio più intenso di una giornata molto partecipata, costruita seguendo proprio quella direzione artistica che Marchese aveva immaginato per la seconda edizione del Festival. Non una commemorazione, ma un progetto rimasto vivo nella sua forma originaria: arte, corpi, eros, cinema, parole e luoghi di Aprigliano trasformati per una sera in una geografia culturale diffusa.
A dare voce a ciò che quell'opera portava con sé è stata Maria Noemi Gervasi, che ha letto la lettera scritta da Frida Castelli per Francesca Marchese. Un momento raccoltosfociato in un lungo e caldo applauso che è echeggiato in tutta Aprigliano.
Per accogliere il mondo intimo e riconoscibile di Castelli, la Biblioteca comunale è stata trasformata attraverso l'allestimento curato da Francesca Florio, che ha costruito l'intero percorso delle mostre del Festival intorno a una parola: «cura».
Le opere hanno attraversato le sale fino a raggiungere la terrazza, portando il pubblico da uno spazio all'altro e facendo della Biblioteca qualcosa di diverso da un semplice contenitore espositivo.
Ed è proprio sulla terrazza che l'arte ha incontrato un'altra delle anime di Duonnu Pantu, quella legata al gusto e alla contaminazione tra linguaggi. Il bartender Giuseppe Salvatore Grosso Cirponte ha servito il cocktail creato in edizione limitata per il Festival, mentre Monica Florio ha proposto i suoi “PantuStorti”, costruendo anche attraverso il cibo e la miscelazione una declinazione contemporanea dell'universo irriverente della manifestazione.
“Carne Viva” dentro un'ex macelleria
A pochi passi di distanza un altro spazio ha catalizzato la curiosità del pubblico. In via Calvelli, una vecchia macelleria è diventata per due giorni una galleria d'arte contemporanea.
Qui ha preso forma “Carne Viva”, la collettiva di Emanuela Muzzupappa, Giacomo Napoletani e Giulia Rossi, tre giovani artisti chiamati a confrontarsi con uno spazio che conserva già nella propria storia una relazione fisica e quasi brutale con il corpo.
L'allestimento, anche in questo caso curato da Francesca Florio, ha sfruttato proprio l'identità del luogo anziché cancellarla. Il risultato ha attirato per tutta la serata una folla di visitatori, incuriositi dal cortocircuito tra le opere contemporanee e l'antica destinazione della bottega.
È probabilmente questa una delle caratteristiche più riuscite della seconda edizione: non portare semplicemente un Festival ad Aprigliano, ma utilizzare Aprigliano come parte del Festival. La Biblioteca, l'ex macelleria, Largo Santa Domenica e gli altri spazi diventano così elementi della narrazione, tappe di un percorso che costringe il pubblico a muoversi nel paese. È la stessa idea di “geografia culturale diffusa” sulla quale è stata costruita l'edizione 2026.
Eros, disabilità e “Lovers Giver”
Con il calare della sera il centro della manifestazione si è spostata nuovamente in largo Santa Domenica. Qui sono tornati i Dialoghi Irriverenti, uno degli elementi identitari di Duonnu Pantu: conversazioni nate per sottrarsi alla formula del convegno e affrontare l'eros senza le cautele e le convenzioni che spesso accompagnano il tema.
Luciana De Rose ha condotto il confronto con Maria Rosa Vuono e Robertino Giacomantonio, portando la conversazione su un terreno ancora poco frequentato nel dibattito pubblico: eros e disabilità, fino alla figura dei “Lovers Giver” e alla questione del diritto alla sessualità e all'affettività delle persone con disabilità.
Un tema perfettamente dentro la grammatica del Festival: usare l'eros non come provocazione fine a se stessa, ma come strumento per mettere in discussione convenzioni, tabù e territori che la società tende ancora a lasciare ai margini.
Poi il cinema.
A chiudere la prima giornata è stato l'incontro tra il regista Luigi Simone Veneziano e il docente Giulio Le Pera, che ha introdotto la proiezione de “Il sogno di Jacob”, il documentario dedicato a Nik Spatari e al suo universo artistico, costruito intorno all'esperienza del MuSaBa di Mammola.
Una proiezione che arriva a pochi giorni da un altro passaggio importante per il film: mercoledì 26 agosto “Il sogno di Jacob” sarà trasmesso su Rai5.
E in qualche modo la traiettoria che conduce dal poeta ribelle del Seicento a Spatari non appare così distante. Due esperienze diversissime, naturalmente, ma accomunate dall'idea dell'arte come possibilità di costruire un proprio linguaggio e un proprio spazio fuori dalle convenzioni.
Oggi il gran finale con Tina Colao e Francesco Costabile
Il Festival riparte oggi, 22 agosto, dalle 18.30, con la seconda e ultima giornata.
Tra le protagoniste ci sarà Tina Colao, che torna ad Aprigliano dopo l'esperienza immersiva della prima edizione con una nuova personale e un'installazione emotiva e sensoriale pensata non soltanto per essere osservata, ma attraversata dal pubblico.
Torneranno poi i Dialoghi Irriverenti, con Francesca De Rose impegnata in una conversazione sull'eros nell'arte.
Il cinema avrà infine l'ultima parola. Ospite della serata conclusiva sarà il regista Francesco Costabile, che incontrerà il pubblico prima della proiezione di “Una femmina”, il suo film d'esordio.
Sarà l'ultimo atto di due giorni costruiti intorno alla libertà artistica e all'irriverenza. Ma la prima giornata ha già indicato quale sia il filo più profondo di questa seconda edizione. Quello lasciato da Francesca Marchese.
Non attraverso una celebrazione rituale, ma nel modo forse più coerente con un Festival che aveva contribuito a immaginare: facendo continuare le cose.
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.