Al Rendano torna Ecuba: Cosenza diventa una “Siracusa Bruzia”
Il 23 aprile le Officine Teatrali Telesiane portano in scena “Ecuba – Le Troiane”: un viaggio nel dolore della guerra tra classici, giovani talenti e grande teatro
C’è un appuntamento che, a Cosenza, è ormai diventato molto più di una semplice rappresentazione teatrale. Il prossimo 23 aprile, alle 20:30, il sipario del Teatro di Tradizione Alfonso Rendano si alzerà su “Ecuba – Le Troiane”, il nuovo spettacolo delle Officine Teatrali Telesiane, atteso come uno dei momenti culturali più intensi della primavera cittadina.
L’idea che accompagna questa nuova produzione è forte e ambiziosa: trasformare Cosenza in una sorta di “Siracusa Bruzia”, facendo dialogare il grande teatro classico con il presente e con le inquietudini del nostro tempo. Al centro della scena ci sarà infatti il dolore delle donne di Troia, madri, spose e figlie travolte dalla distruzione della guerra, in una rilettura dei testi di Euripide che punta a restituire tutta la forza tragica e universale di quelle voci.
A guidare questo percorso è la regia di Antonello Lombardo, che porta sul palco un cast composto da venti interpreti, sostenuto da una macchina produttiva ricca e articolata. Lo spettacolo si avvarrà di scenografie virtuali progettate e realizzate da Mediastage Lab di Gianpaolo Palumbo, di una costruzione scenica firmata da Giuseppe Stillitano e Antonio Falcone, con la supervisione della scenografa e costumista Tiziana Bellini.
L’obiettivo non è soltanto rileggere un classico, ma farne uno specchio del presente. «Non è solo teatro. In un momento storico segnato da tensioni globali, tornare ai classici significa interrogarsi e guardare in faccia l’immutabile fragilità dell’animo umano», spiega il regista, affiancato in questa rilettura dalla scrittura di Flavio Nimpo.
Ed è proprio qui che il progetto delle Officine Teatrali Telesiane mostra la sua identità più profonda. Non si tratta solo di un laboratorio scolastico, ma di una vera fucina artistica e formativa che coinvolge gli studenti del Liceo Classico “Bernardino Telesio” in un cammino che va ben oltre la recitazione. Il teatro diventa occasione di crescita personale, di superamento delle paure, di scoperta di sé. Diventa, per molti, una palestra emotiva prima ancora che scenica.
Negli anni, questo percorso ha anche rivelato talenti approdati su palcoscenici di rilievo nazionale, compresi quelli di Siracusa, confermando la qualità di un’esperienza che si rinnova stagione dopo stagione e che continua ad allargare il proprio pubblico. Dietro ogni spettacolo ci sono mesi di studio, prove, confronto, riscrittura e lavoro condiviso.
Il valore di questa produzione sta anche nella sua capacità di tenere insieme arte, scuola e comunità. Sul palco, infatti, il progetto supera le tradizionali gerarchie scolastiche e costruisce un collettivo in cui studenti e docenti si mettono in gioco insieme. È un’esperienza che rompe gli schemi e trasforma il palcoscenico in uno spazio comune, dove la cattedra lascia il posto alla vulnerabilità e alla verità della scena.
Molto forte è anche la dimensione tecnica ed estetica dello spettacolo. Il disegno sonoro e l’architettura luminosa sono affidati a Paolo Carbone, chiamato a costruire atmosfere capaci di muoversi tra il tragico e il contemporaneo. Il lavoro sartoriale di Alessandra De Sando punta invece a valorizzare la fisicità di ogni interprete, trasformando i personaggi in figure vive e potenti, anche grazie al trucco di scena curato da Lavinia Aiello.
A completare il quadro c’è il movimento coreutico, affidato alla coreografa Nadia Mele, titolare della Space 16 Academy e da anni collaboratrice delle Officine. In questa produzione la danza non sarà un semplice elemento decorativo, ma un’estensione del racconto, un modo ulteriore per dare corpo al dolore, alla speranza e alla resistenza delle donne troiane.
Dietro tutto questo c’è anche una scelta culturale precisa da parte del dirigente scolastico del Liceo Telesio, Domenico De Luca, che continua a credere nel valore delle Officine come esperienza pedagogica e civile. «Il teatro è il luogo dove la didattica si fa vita», ha dichiarato. «Portare sul palco del Rendano una produzione di questo livello è una sfida che accettiamo con orgoglio, convinti che la bellezza e la cultura classica siano bussole fondamentali per orientare i nostri giovani nel loro futuro».