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17/05/2026 ore 14.54
Cultura

Francesco Minuti al Museo Diocesano, l’arte dialoga con il respiro del tempo

Inaugurata a Cosenza la mostra “Oltre il velo, il Sacro nel respiro del tempo”, visitabile fino ai primi di settembre

di Redazione

Un percorso tra arte, spiritualità e memoria, dentro uno spazio capace di custodire il passato e interrogare il presente. Venerdì 15 maggio, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Cosenza, è stata inaugurata la mostra personale dell’artista Francesco Minuti, ospitata nelle sale del Museo Diocesano di Cosenza.

L’esposizione, dal titolo “Oltre il velo, il Sacro nel respiro del tempo”, è sostenuta dal direttore del Museo Diocesano, don Salvatore Fuscaldo, e promossa dall’Associazione culturale Coriolano Martirano, presieduta da Francesco Paolo Dodaro.

Francesco Minuti in mostra al Museo Diocesano

La mostra nasce dentro un rapporto profondo tra l’Associazione Coriolano Martirano e il mondo dell’arte. Un legame che richiama la sensibilità culturale di Coriolano Martirano, intellettuale cosentino al quale il sodalizio è dedicato, da sempre vicino agli ambienti artistici e alla valorizzazione dei linguaggi della creatività.

Francesco Minuti è artista di respiro internazionale. Nel corso della sua attività ha esposto le proprie opere a New York, in Spagna, a Singapore, in Bahrein e ha ideato il museo subacqueo Atlantide. A Cosenza porta un progetto che mette insieme pittura, scultura, calchi in gesso e libri d’artista, costruendo un dialogo tra la propria ricerca e le collezioni permanenti del Museo Diocesano.

La mostra anticipa gli eventi del Festival “Frontiere”, promosso dall’Ufficio Migrantes Diocesano in collaborazione con la Caritas dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano. L’edizione 2026 sarà dedicata a quattro temi di forte attualità: ospitalità, disarmo, ripopolamento e futuro.

“Oltre il velo”, il sacro tra materia e contemporaneità

Le opere di Francesco Minuti declinano questi temi attraverso forme diverse, mantenendo al centro una riflessione sul sacro e sul rapporto tra tempo, uomo e spiritualità. Dipinti, calchi, sculture e libri d’artista diventano strumenti per attraversare il confine tra visibile e invisibile, tra materia e significato.

I libri d’artista, elemento caratteristico della produzione di Minuti, rappresentano una delle componenti più originali del percorso espositivo. Si tratta di opere sospese tra libro e creazione artistica, oggetti capaci di custodire memoria, immagine e pensiero in una forma non convenzionale.

Le opere sono state collocate nei diversi ambienti del Museo Diocesano in modo da costruire un confronto con le collezioni permanenti. Ne nasce un dialogo tra antico e contemporaneo, tra forme della tradizione e linguaggi nuovi, a conferma della capacità dell’arte di trasmettere messaggi profondi attraverso codici sempre diversi.

L’inaugurazione nel Salone degli Stemmi

Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato anche monsignor Giovanni Checchinato, che ha espresso apprezzamento per la mostra. Sono intervenuti Francesco Paolo Dodaro, presidente dell’Associazione culturale Coriolano Martirano, don Salvatore Fuscaldo, direttore del Museo Diocesano di Cosenza, suor Claudia Biondi dell’Ufficio Migrantes Diocesano, Mariacristina Parise, presidente del Comitato cosentino della Società Dante Alighieri, e il professor Flavio Nimpo.

Proprio Nimpo ha offerto una relazione sull’arte di Francesco Minuti, soffermandosi sulle opere in mostra e sul loro significato. Il suo intervento ha accompagnato il pubblico nella lettura del percorso espositivo, evidenziando la forza simbolica e spirituale della ricerca dell’artista.

Una visita partecipata tra opere e collezioni

Dopo la cerimonia, il pubblico ha preso parte a una visita alla mostra, guidata dallo stesso Francesco Minuti e dal presidente Francesco Paolo Dodaro. Un momento che ha permesso ai presenti di entrare nel cuore dell’esposizione e di coglierne il rapporto con gli spazi del Museo Diocesano.

Il percorso propone un’arte che non si limita alla contemplazione, ma chiede ascolto. Le opere si inseriscono nelle sale museali come presenze vive, capaci di aprire interrogativi sul tempo, sulla fragilità, sull’accoglienza e sul futuro.

In questa prospettiva, “Oltre il velo, il Sacro nel respiro del tempo” diventa un itinerario che supera la dimensione estetica e si fa esperienza interiore. Il sacro non è presentato come elemento distante, ma come respiro che attraversa le opere, gli spazi e le domande del presente.