Giulia Lombezzi al Premio Sila: «Mi sono ispirata al Re Lear e a Berlusconi»
Alla libreria Ubik di Cosenza la scrittrice ha presentato “L’estate che ho ucciso mio nonno”, secondo appuntamento della Decina 2026 del Premio Sila
La libreria Ubik di Cosenza gremita, un pubblico numeroso e un romanzo capace di mescolare ironia, disagio e inquietudine. È stato questo il clima del secondo appuntamento della Decina 2026 del Premio Sila, che ieri sera ha ospitato Giulia Lombezzi per la presentazione di “L’estate che ho ucciso mio nonno”, pubblicato da Bollati Boringhieri. A dialogare con l’autrice sono state la giornalista e docente Giuliana Scura e la direttrice del Premio Gemma Cestari.
Fin dalle prime battute, Lombezzi ha chiarito il tono e le radici del suo romanzo, affidando al pubblico una dichiarazione che ha subito acceso l’attenzione. «Mi sono ispirata al Re Lear di Shakespeare e a Berlusconi. Andrea contiene tantissimi uomini che mi hanno fatto arrabbiare…».
Al centro del libro c’è infatti la figura di Andrea, un nonno che demolisce lo stereotipo rassicurante e affettuoso legato a questa presenza familiare. Nel romanzo è un uomo brutale, arrogante, invadente, capace di occupare la vita della nipote Alice e della figlia Marta con una presenza tossica e totalizzante. Proprio da qui è partita una delle domande di Giuliana Scura, che ha chiesto all’autrice come abbia costruito una figura così distante dall’immaginario tradizionale.
Lombezzi ha spiegato che dietro Andrea ci sono radici letterarie e insieme molto concrete. «Quello che sta passando Andrea è qualcosa di tragico, inevitabile: sta invecchiando, il suo corpo non gli risponde più, sta perdendo tutti gli approdi sicuri della sua vita. È stato un uomo forte fisicamente, carismatico, seducente. Per lui le donne sono sempre state o una serva o una preda. Tutto questo lo sta perdendo molto in fretta». Poi ha aggiunto il doppio riferimento che ha segnato la serata: «Per scriverlo mi sono ispirata a tante figure reali che hanno attraversato la mia vita, e anche a figure classiche come il Re Lear di Shakespeare, che prova una rabbia cocente contro questo corpo che gli si rivolta contro. Un altro personaggio a cui mi sono sicuramente ispirata per tutto ciò che concerne il rapporto maschio-femmina come lo concepisce lui è Berlusconi. Ha proprio questo piglio bestiale, per cui in automatico se c’è una donna attraente nella stanza tutta la sua prossemica cambia. Andrea contiene tantissimi uomini che mi hanno fatto arrabbiare».
Il cuore del romanzo, però, non è soltanto il personaggio maschile, ma anche la reazione delle due figure femminili che gli ruotano attorno. Lombezzi ha spiegato di avere costruito Marta e Alice dentro un meccanismo di azione e reazione, mutuato dalla sua formazione teatrale. «Li ho costruiti in un sistema di azione e reazione, che è la prima cosa che ho imparato studiando teatro. Entrambe le donne vivono in reazione ad Andrea. Marta, che è una donna relativamente emancipata, artista, che gestisce una galleria d’arte, quando piomba in casa suo padre — che è il custode della sua ferita originaria — ripiomba in dinamiche che vanno al di là della sua consapevolezza. Si ritrova completamente ostaggio della sofferenza del proprio padre».
L’autrice ha poi descritto con durezza il funzionamento tossico del rapporto padre-figlia che il romanzo mette in scena. «Andrea è capriccioso, non dice mai neanche grazie, non si chiede mai se le due donne possano subire questa sua presenza fatta di televisione sempre accesa, sigarette fumate in ogni stanza, richiami continui. È esigente come un neonato, solo che ha 80 anni. E Marta gli risponde senza la minima lucidità, dando per scontato questo fatto. Andrea dà per scontato che Marta si prenderà cura di lui perché è la figlia e perché è una femmina. Anche Marta dà per scontato che le tocchi questo gravame».
Accanto a Marta emerge Alice, la protagonista sedicenne, con una voce ironica, tagliente e allergica a ogni forma di retorica. Lombezzi l’ha definita una sorta di alter ego spinto più in là di sé stessa. «Walter Siti dice che i personaggi sono i suoi stuntman, figure che si spingono più in là di lui. Alice è una mia piccola stuntgirl. Ha già capito che non serve sempre dare il 100 per cento, si gode le scuole superiori con la media del 6. Desidera una quiete generale. Le appartengono valori di decrescita e di cura dei rapporti umani. Io ero molto più ansiosa da prestazione, molto più performativa».
E ancora, sul carattere del personaggio: «Alice è un po’ il riscatto di un’adolescenza molto stressata. La cosa in cui siamo sorelle è una grande allergia alla retorica. Le dà fastidio qualsiasi tipo di retorica, sia quella conservatrice e maschilista che le arriva tramite il nonno, ma anche certe retoriche neo-femministe nelle quali non riesce a trovare uno spazio, che le sembrano obbligarla a non pensare con la sua testa».
Nel corso dell’incontro, Gemma Cestari ha sottolineato un altro tratto forte del libro: il rapporto tra madre e figlia. In un panorama letterario che spesso mette sotto accusa le madri, il romanzo di Lombezzi sceglie invece una traiettoria diversa, raccontando una profonda storia d’amore per la madre e, insieme, una riflessione sul posto delle donne, sulle loro conquiste e su quelle ancora incompiute.
Il romanzo segue infatti anche il viaggio di Alice nel passato di Marta, nel paese in cui è cresciuta, in un percorso che porta alla luce ciò che le era sempre stato nascosto e che trasforma la figura del nonno nel simbolo di un patriarcato esercitato per tutta la vita. È questo il punto in cui la rabbia della protagonista si fa più cupa e radicale, fino a farle maturare il pensiero che Andrea debba sparire.
Alla fine della serata, Lombezzi ha riassunto in poche parole il doppio obiettivo narrativo del suo libro. «Mi interessavano due cose: far ridere e fare un po’ paura». E dalla partecipazione del pubblico della Ubik, l’impressione è che entrambi i bersagli siano stati centrati.
La stagione della Decina 2026 del Premio Sila proseguirà già nei prossimi giorni: venerdì 10 aprile con Nicola H. Cosentino e il suo “C’è molta speranza (ma nessuna per noi)” alla libreria Feltrinelli, e lunedì 13 aprile con Anna Mallamo, che presenterà “Col buio me la vedo io”, romanzo d’esordio pubblicato da Einaudi.