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18/02/2026 ore 16.27
Cultura

“La Zattera” arriva a San Fili: un viaggio che brucia pelle e coscienza

Domenica 22 febbraio al Teatro Gambaro l’inedito della Compagnia della Pigna, scritto da Raffaele Galiero e diretto da Francesca Manna: in scena corpi, mare e umanità

di Redazione

Non è solo uno spettacolo: è un attraversamento. Domenica 22 febbraio il Teatro Gambaro di San Fili si trasforma in un luogo dove il mare non è scenografia, ma metafora viva di paura e coraggio, di solitudine e condivisione, di fame di vita e dolore. “La Zattera” arriva in scena con la Compagnia della Pigna e chiede allo spettatore una cosa precisa: restare dentro la fragilità, senza voltarsi.

“La Zattera” al Teatro Gambaro: data, autori e cast

L’appuntamento è domenica 22 febbraio alle 18.30. “La Zattera” è un’opera inedita scritta da Raffaele Galiero e diretta da Francesca Manna, con Caroli Filice, Diego Carbotti, Domenico Sorrenti, Erica Perrotta, Gianluigi Leone, Giusy Monterosso e Manolo Capozza. In scena, spiegano gli autori, ogni elemento diventa carne e respiro: la quotidianità che pesa, l’incertezza che incombe, la speranza che continua a spingere in avanti.

Una storia di corpi e mare: tre uomini, tre fughe

Al centro ci sono tre uomini, Luca, Marco, Matteo. Tre percorsi diversi, tre fughe, tre vite sospese “come la zattera sul mare”. La scena si fa corpo vivo: luce e ombra scolpiscono i gesti, i silenzi diventano urla trattenute, la precarietà diventa un equilibrio che oscilla e vacilla.

La zattera è instabile e proprio per questo è simbolo: disperazione e fiducia, fuga e incontro, timore e forza convivono nello stesso metro quadrato. Il mare, qui, non divide: unisce. E mentre lo spettacolo parla di oppressione, guerra, razzismo e migrazione, il centro rimane sempre l’umanità, quella che resiste e chiede ascolto.

Le parole che “lacerano”: il monologo della partenza

Il testo sceglie anche la via dell’urto emotivo, senza scorciatoie. Una voce racconta la partenza come un gesto che non ha garanzie e non promette ritorni: «Io so cosa significa partire senza sapere né come né dove. Sola, con la voglia di vivere aggrappata ai capelli, che ti entra nelle viscere da sola, assieme a tanti altri… con l’ansia che ti blocca e l’impulso a vivere che ti spinge». È un filo che lega chi fugge, chi cammina sull’orlo dell’ignoto, chi prova a costruire un futuro più grande della paura.

Da un laboratorio estivo all’opera inedita

“La Zattera” nasce da un’improvvisazione durante un laboratorio estivo della compagnia e trova poi forma nella scrittura di Galiero. L’autore ricostruisce quell’innesco creativo e lo allarga a una definizione che non riguarda solo chi attraversa i confini: «Due migranti su una spiaggia: barconi, ansie, attese. Non più di cinque minuti, ma bastarono per far nascere l’idea. Poi ho pensato che, in fondo, siamo tutti migranti: partiamo da un posto dove non possiamo o non vogliamo più stare, cercando altrove una vita migliore. In bilico su due pezzi di legno, in balia del mare, siamo spesso destinati a naufragare».

La regista Francesca Manna descrive invece un percorso di lavoro fisico, quasi necessario per “reggere” ciò che si porta in scena: «Questo spettacolo è arrivato nelle mie mani con forza. Da un’improvvisazione estiva a un racconto travolgente. Dopo circa un mese di fermentazione mentale ho creato una struttura che ho consegnato a Raffaele Galiero con alcune indicazioni. Lunghi giorni di lavoro per preparare corpo e pancia a un viaggio indicibile. Era difficile dare un testo alle storie senza tradirle, ma Raffaele è riuscito a creare parole dolci e violente allo stesso tempo, costruendo un racconto carico di pathos che ci ha travolto e commosso».

Musiche e tensione: il mare come battito costante

Le musiche, con brani anche inediti a cura di Kwadian, accompagnano la tensione che non si allenta: fatica, sogni infranti, fame e sete che stringono lo stomaco. Ogni scena diventa un palpito del mare, ogni sguardo una richiesta di contatto umano, di conforto, di riconoscimento.

Alla fine, l’idea è semplice e potente: quella sera il Teatro Gambaro diventerà davvero una zattera. Si sale insieme, si trema insieme, e ci si ritrova a misurare cosa significa, oggi, sentire profondamente.