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19/02/2026 ore 20.47
Cultura

Laino Borgo espone “’A Corajisima”: la Quaresima diventa rito di comunità

La bambola di pezza vestita a lutto sarà appesa in ognuna delle sette contrade: fuso e patata “spennata” scandiscono le settimane fino a Pasqua

di Redazione

C’è un modo tutto lainese di dire che il Carnevale è finito e che il tempo cambia passo. A Laino Borgo, nella Valle del Mercure, è “’A Corajisima” a prendere posto sui balconi e a scandire, settimana dopo settimana, il cammino verso la Pasqua. Non un simbolo da cartolina, ma un rito popolare che resiste e che prova a restare vivo dentro la quotidianità del paese, tra memoria e partecipazione.

La bambola a lutto nelle sette contrade

Dal mercoledì delle ceneri, la Quaresima assume le sembianze di una bambola di pezza vestita a lutto, dall’aspetto volutamente poco grazioso, che viene appesa su un balcone di ognuna delle sette contrade del palio. Un gesto semplice, visibile, che diventa chiamata collettiva. «L’intenzione – confessa il sindaco Mariangelina Russo – è quella di far partecipare tutti i cittadini a questa antica tradizione popolare che in tempi lontani era vita quotidiana di tutte le famiglie del Paese».

La “moglie” di Re Carnevale e il tempo delle privazioni

La tradizione racconta che ’A Corajisima sia la moglie di Re Carnevale: alla morte del marito, il martedì grasso, “entra” nel paese per ricordare che si apre un periodo di privazioni e raccoglimento. Ma non è solo un simbolo religioso. È anche il segno di un calendario rurale: un modo pratico e rituale, insieme, per tenere il conto del tempo che dal Carnevale porta alla Pasqua.

Fuso, patata e penne: il conto alla rovescia fino a Pasqua

I dettagli della bambola raccontano il senso del rito. Nella mano destra tiene un fuso, a significare il tempo che scorre. Nella sinistra una patata con sette penne di gallina: sei nere e una bianca. Ogni domenica, dopo la messa, ne viene tirata una, finché si arriva alla domenica di Pasqua, rappresentata dalla penna di colore diverso. Un calendario “a vista”, che si consuma e accompagna la comunità verso la fine della Quaresima.

Sette Corajisime per coinvolgere tutti

Dopo aver “spennato” la patata arriva il tempo della rinascita, che coincide anche con la primavera. Ed è qui che Laino Borgo prova a trasformare la tradizione in un gesto condiviso e contemporaneo. «La quaresima per Laino Borgo diventa momento collettivo per tramandare questa tradizione – aggiunge il sindaco – e trasferirlo alle nuove generazioni nella speranza che ne restino affascinati, ne facciano memoria e lo sentano come spazio e segno di identità».

Per questo, invece di esporre una sola Corajisima – custodita e tenuta in vita grazie alla famiglia Micca-Calvosa – il Comune ha scelto di realizzarne altre sette, una per contrada. Le bambole sono opera di Violeta Maftei in collaborazione con Loredana Barletta, Pinella Calvosa, Tanina Cava, Giusy Longo, Ewa Nadolska, Katarzryna Kwilosz e alcuni bambini dell’oratorio. Un passaggio che mette insieme artigianato, memoria e partecipazione, rendendo il rito meno “museo” e più comunità.