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28/05/2026 ore 19.00
Cultura

Mario Pirovano: «Vi racconto il mio teatro dell’essenziale» | VIDEO

L’erede artistico di Dario Fo protagonista dell’opera teatrale “Lu santo jullare Francesco” andata in scena al Museo dei Brettii e degli Enotri

di Emilia Canonaco

Esistono attori che recitano un personaggio ed esistono attori che riescono a incarnare un’intera idea di teatro. Mario Pirovano è uno di questi. La sua ospitata in Calabria, all’interno del Reading – Festival della Lettura di Cosenza, ha riportato al centro una forma di scena essenziale e potentissima, fatta di parola viva, corpo, ironia e partecipazione collettiva. Storico collaboratore ed erede artistico di Dario Fo, Pirovano porta avanti da anni un teatro che rifiuta l’artificio e torna all’essenza della narrazione: il corpo, la voce, il ritmo, il rapporto diretto con il pubblico. Nei suoi spettacoli non esiste distanza tra attore e spettatore.

Tutto si muove dentro una dimensione profondamente viva, popolare, quasi antica, dove la parola diventa gesto e il gesto diventa racconto. Ed è forse proprio questa la forza della sua arte: la capacità di rendere contemporaneo un teatro che nasce dalla tradizione dei giullari, dalla satira, dalla narrazione orale, dalla necessità di dire qualcosa che resti.

Pirovano non imita Dario Fo, non ne riproduce semplicemente la voce o i movimenti; ne raccoglie piuttosto lo spirito più autentico, quello di un teatro capace di stare dalla parte degli ultimi, di smascherare il potere e di usare persino il riso come forma di verità. Durante il Festival, il pubblico calabrese ha avuto modo di entrare in contatto con questa dimensione attraverso “Lu santo jullare Francesco”, uno dei testi più intensi legati all’universo di Fo.

Un’opera che racconta un San Francesco lontano dalle immagini convenzionali: non il santo immobile delle rappresentazioni ufficiali, ma un uomo inquieto, libero, radicale, profondamente umano. Un “giullare di Dio” che parla agli emarginati e sceglie la povertà come gesto rivoluzionario. La presenza di Mario Pirovano in Calabria ha avuto così il valore raro degli incontri autentici.

Non soltanto uno spettacolo, ma una testimonianza culturale e umana. In un tempo spesso dominato dalla velocità e dall’omologazione, il suo teatro continua a ricordare che la scena può ancora essere luogo di pensiero, di resistenza e di immaginazione. E forse è proprio questa la lezione più forte lasciata dal suo passaggio: il teatro vive davvero soltanto quando riesce ancora a parlare agli uomini, alle loro fragilità, alle loro coscienze.