L’eredità di Francesca Marchese, la donna che ad Aprigliano ha lasciato il coraggio delle idee
Dai laboratori teatrali pensati per i più piccoli, alle commedie che hanno regalato ai cittadini tanti sorrisi, fino ai corsi di dizione e ai festival dedicati alla poesia dialettale, l’attrice e regista apriglianese, scomparsa prematuramente dopo una malattia, continua a vivere nel ricordo di amici e allievi
Non è mai semplice scrivere della morte di qualcuno, il rischio di imbattersi in inutili clichè è dietro l’angolo.
Sarebbe più opportuno e semplice restare in silenzio. Ma oggi è doveroso scrivere e raccontare, perché Francesca Marchese, donna dal multiforme ingegno, scomparsa troppo presto dopo una malattia, porta via con sé l’incredibile cultura che aveva costruito instancabilmente e che era in grado di trasmettere a bambini, giovani e adulti tramite l’arte del teatro e del cinema, con una energia interiore traboccante e contagiosa.
Difficile trovare ad Aprigliano, il paese in cui abitava, un cittadino o una cittadina che non l’abbiano incontrata durante la loro vita; altrettanto difficile è che a Cosenza e in Calabria non fosse conosciuta.
Tra laboratori teatrali, eventi di valorizzazione della cultura e del talento locali, corsi di dizione, ma soprattutto spettacoli e film, viveva tra le persone, con le persone, per le persone.
Chi era Francesca Marchese
La sua storia da professionista è iniziata a partire dall’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria e dalle Belle Arti di Catanzaro e Roma, dove si è formata. Da lì, l’avvio della carriera da attrice, regista, produttrice, docente di dizione e recitazione, ricercatrice di talenti, ma anche progettista di ricordi ed emozioni.
“Il vuoto”, “Conversazioni con altre donne”, “Una femmina”, film per il quale aveva fatto da Casting Director, sono solo alcune delle sue ultime collaborazioni.
La sua storia di Donna, invece, è iniziata ad Aprigliano, nel 1970, un’epoca non troppo lontana che probabilmente custodiva già il suo destino da attrice.
Circondata dall’amore dei suoi genitori, dei suoi fratelli e delle sue sorelle, ha maturato una grande consapevolezza di sé e delle proprie radici, mai dimenticate, anzi, rivendicate con orgoglio ed elogiate, anche quando poteva sembrare più difficile.
Grazie alla sua creatività e al suo impegno verso l’edificazione della società attraverso l’arte, la cultura e lo spettacolo, le mura del suo paese parlano di lei, a partire dal murale che aveva fatto realizzare dinanzi al Comune in frazione Guarno, insieme alla sua associazione “Le sei sorelle” in occasione del festival “Duonnu Pantu dell’amore”, di cui lei è stata Direttrice Artistica.
Amava l’amore, Francesca. E lo spargeva dappertutto, in ogni forma possibile. Lo testimonia la condivisione esplosiva di pensieri d’affetto e ricordi preziosi insieme a lei.
Il cordoglio del Sindaco di Aprigliano e di quanti le volevano bene
«Non solo una grande professionista, ma soprattutto una donna straordinaria. Ogni volta che poteva, sceglieva Aprigliano. Qui ha creduto nei giovani, ha seminato talento». Così il Sindaco di Aprigliano, Alessandro Porco, sui suoi canali social, esprimendo le condoglianze alla famiglia anche a nome di tutta l’amministrazione comunale.
Indecifrabile, invece, la quantità di post, condivisioni e messaggi di dispiacere da parte di allievi, amici fraterni e conoscenti, oggi più che mai uniti nel ricordo delle esperienze condivise insieme a lei, vissute grazie a lei, e stretti in un dolore che forse non cesserà mai.