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18/05/2026 ore 16.13
Cultura

“Otello” al Piccolo Teatro Unical, Max Mazzotta rilegge Shakespeare con Libero Teatro

Il 28 e 29 maggio in scena gli allievi del laboratorio teatrale in uno studio contemporaneo su gelosia, manipolazione e femminicidio

di Redazione

Il dramma di Otello torna in scena al Piccolo Teatro Unical attraverso lo sguardo contemporaneo di Max Mazzotta, che firma la regia del nuovo lavoro della compagnia Libero Teatro. Lo spettacolo debutterà il 28 e 29 maggio, alle 21, portando sul palco gli allievi del laboratorio di ricerca teatrale condotto dall’attore e regista cosentino in questi mesi al Ptu, in collaborazione con l’Università della Calabria.

Non una semplice riproposizione del testo shakespeariano, ma uno studio scenico che attraversa il cuore oscuro dell’umano: gelosia, invidia, razzismo, pregiudizio, amore idealizzato, possesso distruttivo e violenza. La tragedia del Moro di Venezia diventa così una lente attraverso cui interrogare il presente e le sue ferite più profonde.

“Otello”, la riscrittura contemporanea di Max Mazzotta

Il nuovo lavoro diretto da Max Mazzotta parte da una delle opere più celebri di William Shakespeare, spogliandola dei riferimenti storici per avvicinarla al pubblico di oggi e alle esperienze degli allievi in scena.

Sul palco, nei panni dei personaggi del testo shakespeariano, ci saranno Beatrice Berardelli, Giorgia Bruno, Vincenzo Caparelli, Natalina Corina, Maria Del Giudice, Mariateresa Di Cianni, Pietro Di Francesco, Elisa Febbraro, Samuele Gentile, Giada Imbrogno, Chiara Maltese, Pasquale Mammoliti, Alice Orrico, Federica Pescatore e Santina Talco.

Lo spettacolo racconta il dramma di Otello, ma anche e soprattutto quello di Desdemona, restituendo la potenza di una storia che continua a parlare al presente. La manipolazione di Iago, la fragilità dei personaggi e il progressivo crollo della coscienza diventano materia viva per riflettere sulla misoginia, sul possesso e sulla violenza fino al femminicidio.

Il labirinto della coscienza

La storia viene raccontata attraverso il labirinto interiore dei personaggi. Manipolati da Iago, ognuno di loro è costretto a fare i conti con le proprie azioni, con ciò che sceglie di vedere e con ciò che preferisce rimuovere.

Il cuore dello spettacolo sta proprio in questo confronto con la coscienza. Ogni personaggio porta con sé un debito, uno specchio nel quale riconoscere le zone d’ombra del proprio agire. Shakespeare diventa così uno strumento per guardare dentro l’esistenza quotidiana, dentro le relazioni e dentro quelle dinamiche che possono trasformare l’amore in dominio.

La tragedia non viene trattata come un fatto distante, ma come una domanda ancora aperta: come si arriva a un gesto estremo? Quali parole, silenzi, manipolazioni e fragilità costruiscono il terreno della violenza?

Mazzotta: «Raccontare il femminicidio senza spettacolarizzarlo»

Max Mazzotta spiega il senso del lavoro svolto con i giovani allievi, partendo dalla necessità di rendere Shakespeare più vicino alle loro esperienze e alla sensibilità del pubblico contemporaneo.

«Lavorare con giovani allievi mi ha dato la possibilità di raccontare la storia di un gruppo di ragazzi, interpretando il testo shakespeariano, spogliato di tutti i riferimenti storici, “cinematograficamente” in modo da avvicinarlo di più a noi, al pubblico e a loro, alle loro esperienze», afferma il regista.

Il tema centrale resta quello della violenza contro le donne, affrontato senza compiacimento e senza cadere nella spettacolarizzazione.

«È difficile entrare nella psicologia di un atto così brutale come il femminicidio e raccontarlo al pubblico, così abbiamo cercato di farlo come suggerisce Shakespeare, con un po’ di leggerezza ma anche con la profondità di qualcosa che ci tocca da vicino, altrimenti rischia di diventare il solito fatto di cronaca che leggiamo scrollando il cellulare da spettatori».

Shakespeare come specchio del presente

Il percorso laboratoriale ha permesso agli allievi di confrontarsi non solo con il testo, ma anche con le domande morali e sociali che l’opera continua a porre.

«Studiando l’opera abbiamo toccato le nostre coscienze e cercato di capire perché e come si arriva a un gesto di questo tipo, per porre l’attenzione e far svegliare la coscienza del pubblico tramite la metafora della parola e delle azioni che Shakespeare ci dà e non cadere nella spettacolarizzazione dei tanti fatti di cronaca che purtroppo accadono ormai ogni giorno», conclude Mazzotta.