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22/07/2026 ore 06.30
Cultura

Quando comunisti e democristiani imparavano a leggere sullo stesso banco. Lo straordinario reportage Unesco che raccontò la Calabria del riscatto

David "Chim" Seymour, cofondatore della Magnum Photos, attraversò Roggiano Gravina, Cimino, Morano e San Marco Argentano per documentare la lotta all'analfabetismo. Quelle immagini, accompagnate da un testo di Carlo Levi, sono oggi considerate uno dei più importanti reportage sul Mezzogiorno del dopoguerra

di Alessia Principe

«Comunisti e democristiani siedono fianco a fianco sui banchi di scuola e si impegnano insieme per imparare. La povertà accomuna tutti e, quando l'ondata delle occupazioni delle terre investì il Mezzogiorno, Roggiano Gravina offrì uno spettacolo straordinario: comunisti con le bandiere rosse e democristiani con quelle bianche sfilarono insieme per occupare i terreni incolti del barone Campagna, proprietario di oltre 5.000 ettari». 

Era il 1950 quando un fotografo, David “Chim” Seymour, partì per la Calabria. Doveva documentare gli effetti della prima ondata di alfabetizzazione tra le popolazioni rurali per conto dell’Unesco, ma quello che immortalò con la sua Leica lo colse di sorpresa. Come Colombo, si trovò ad approdare in un mondo nuovo, indigeno. Nei controluce del suo bianco e nero, emerge un'umanità diversa da quella che correva verso il progresso nei grandi centri, abituata invece a nascondersi nell’entroterra, a vivere della natura, a lavorare sui frutti, a prepararsi alle tempeste, alla siccità, a raccogliere quand’era il momento e, adesso, a studiare per apprendere e comprendere il mondo. I contadini lasciavano la vanga all'ingresso di casa, le donne deponevano i cesti portati sul capo e, dopo una giornata nei campi, seguivano con il dito il rigo di un quaderno per imparare a leggere. 

Erano contadini, gente abituata alla fatica, a curvare la schiena, che parlava il dialetto e a cui nessuno aveva mai voluto dare importanza prima di quella campagna di alfabetizzazione che cercò di strappare all’ignoranza bambini, adulti e anziani. Adesso erano tutti lì, disciplinati e attenti, tra banchi che erano assi squinternate.

Cofondatore della Magnum Photos insieme a Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e William Vandivert, Seymour scattò foto che furono poi accompagnate da un testo di Carlo Levi, lo scrittore che pochi anni prima aveva raccontato il Mezzogiorno in Cristo si è fermato a Eboli.

Come ricostruisce lo storico Juri Meda dell'Università di Macerata, il reportage seguì un itinerario che da Morano scese verso le scuole di Roggiano Gravina, Cimino (frazione di San Marco Argentano, dove documentò la scuola ricavata in una stalla, la maestra Olga Natale, il giovane pastore costretto a lavorare e le difficili condizioni dell'istruzione rurale) per poi andare sempre più a Sud a San Nicola da Crissa, nel Vibonese, a Capistrano e a Saucci (a Bagaladi, nella scuola di montagna dove insegnava il maestro Antonio Janni e che i bambini raggiungevano percorrendo chilometri a piedi sui sentieri).

Gli scatti dell’album hanno la potenza carsica di un coro tra le montagne. Non vi primeggia la miseria; non sono cartoline di commiserazione che ritraggono persone confinate entro un recinto di bisogno e arretratezza, ma rappresentano ritratti vividi di audacia e di un coraggio che irradia il calore del cambiamento o dei suoi prodromi. Seymour racconta così uomini e donne che, dopo una dura giornata nei campi, con la pelle cotta dal sole, si siedono fra i banchi delle scuole popolari.

Il reportage colpisce per la tenerezza con cui cattura in primo piano i volti concentrati di anziani e bambini, le mani callose segnate dal lavoro, ora educate a impugnare una matita, i quaderni consumati e dignitosi, gli sguardi che ammirano le prime lettere dell'alfabeto appena asciugate sul foglio, i bambini scalzi con il capo reclinato e gli occhi sul pennino.

L'obiettivo si posa anche sulle strade sterrate, sui vicoli di pietra, sulle campagne assolate e sui volti dei contadini, componendo un racconto-mosaico fatto di immagini che restituiscono un Mezzogiorno povero, ma attraversato da un forte desiderio di emancipazione. Pubblicate nel 1952 sul Corriere dell'UNESCO quelle immagini restano una testimonianza impagabile della voglia di rinascita del Mezzogiorno.

Tra i luoghi simbolo emerge soprattutto Roggiano Gravina, sede di uno dei Centri di Cultura Popolare promossi dall'Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo (UNLA).

Cinque anni dopo il reportage di Chim una nuova missione dell'UNESCO viene affidata allo storico Joseph Rosenthal Rovan, che ripercorre la strada battuta da Seymour e ritorna negli stessi luoghi per misurare i cambiamenti.

Nel suo rapporto racconta una trasformazione sorprendente: gli adulti che nel 1950 avevano imparato a leggere e scrivere frequentavano ormai un corso di formazione per futuri bibliotecari. Rovan elogiò inoltre il lavoro di Giuseppe Zanfini, direttore del Centro di Cultura Popolare di Roggiano Gravina, definendolo un organizzatore e un educatore di straordinaria efficacia.

Due anni dopo, siamo nel 1952, un altro grande fotografo italiano, Federico Patellani, dedica un'inchiesta alle cosiddette scuole impossibili, documentando le condizioni delle scuole rurali di Jotta e Ghiandaro, altre due frazioni del comune di San Marco Argentano. Le aule sono ricavate in vecchie stalle, i banchi sono piccoli e malconci, di certo inadatti ai bambini costretti a studiare in strutture fatiscenti che diventano emblema di un’istruzione che al Sud non trova vita facile, ma non vuole morire. 

«Bisogna venire da queste parti per intendere la gravità del problema scolastico in certe zone del Sud – scrive nel suo reportage - un problema tenuto nel dimenticatoio, per decenni, da tanti e tanti retori. In certi paesi i bambini devono percorrere, a piedi, oltre dieci chilometri per raggiungere la scuola. Questa, quasi sempre, è situata in un corridoio senza finestre, o in una antica stalla, o in un locale destinato agli attrezzi agricoli, senz’altra apertura che la porta. Le fotografie che qui pubblichiamo commentano meglio di qualsiasi parola quegli incredibili scenari. (...) In un paesino della Calabria m’è accaduto addirittura di vedere un’aula attraverso la quale doveva passare, per andare al pascolo, la mucca col vitellino. Infatti l’aula era divisa dalla stalla solo per mezzo di un assito. Quando non era al pascolo, il vitellino si dimostrava particolarmente inquieto, e faceva un gran fracasso tirando cornate e musate contro la paratia. Con questo metodo era riuscito a spostare due tavole per infilarci il muso. Così, in quell’aula, non c’erano soltanto gli scolari e il maestro: ma gli scolari, il maestro e un vitellino. D’inverno, dalla bocca della bestia uscivano ondate di vapore e non si può dire che l’aria ne godesse. Ma né l’uno né gli altri sembravano disturbati dalla reciproca presenza».

A Jotta, raccontava, «i banchi erano talmente grandi che i bambini, anche arrampicandosi sulle sedie prive d'impagliatura, riuscivano a malapena ad appoggiarvi il mento». A Ghiandaro, invece, «i banchi della seconda elementare erano così piccoli che i bambini facevano fatica perfino a entrarci», perché provenivano da una scuola materna del Nord Italia che li aveva donati.

«Per i bambini che frequentano la scuola in alcune zone del Mezzogiorno si è fatto ben poco. Viene quasi un senso di rimorso pensando ai tanti edifici pubblici monumentali delle grandi città – stazioni ferroviarie con colonnati assiro-babilonesi, città di marmo e uffici postali simili a mausolei – quando si vedono le aule di Jotta, Ghiandaro, Matera e di innumerevoli altri paesi della Calabria, della Basilicata e della Puglia. Paesi nei quali i bambini crescono seduti a banchi impossibili, ripetono le classi fino al momento in cui sono abbastanza grandi per andare a lavorare e conservano della scuola soltanto un ricordo fatto di paglia e di calcinacci che cadono dal soffitto. Questo viaggio nella regione delle scuole impossibili mi ha portato a una conclusione: in certe zone c'è ancora tutto da fare. Senza esagerare, si può dire che in molti paesi del Sud sono andati perduti interi decenni

L'album originale di Chim rimase dimenticato negli archivi dell'UNESCO per decenni, fino alla sua riscoperta durante un progetto di catalogazione e digitalizzazione. Da quel ritrovamento è nato il volume They Did Not Stop at Eboli (Loro non si fermarono a Eboli), che raccoglie integralmente il reportage, le planche a contatto originali, le lettere tra Seymour e Carlo Levi e numerosi saggi che ne ricostruiscono il contesto storico e fotografico.