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12/01/2026 ore 06.30
Cultura

Salvatore Cascio a Rende trova il suo nuovo Cinema Paradiso

Dall’infanzia sotto i riflettori alla malattia, fino a una nuova consapevolezza. A Rende l’attore di Nuovo Cinema Paradiso presenta il suo libro-memoir La gloria e la prova

di Alessia Principe

Il sorriso è sempre quello di quando di anni ne aveva solo nove e Giuseppe Tornatore lo scelse per vestire i panni di Totò, il bambino di “Nuovo cinema Paradiso”. Salvatore Cascio visse da enfant prodige la gloria dei riflettori prima che il buio calasse su una carriera cominciata in tv nel salotto di Maurizio Costanzo e finita precocemente. 

Alla fine degli anni Novanta una malattia, la retinite pigmentosa, stravolge la sua vita. Salvatore “Totò” non accetta quello che gli sta accadendo, la vista che si offusca ogni giorno di più, è arrabbiato, arrabbiato con tutti, con la vita, con Dio. Proprio nel momento in cui poteva avere tutto, sembrava che il destino gli stesse togliendo tutto.

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Gli anni sono trascorsi e adesso Totò è tornato. Un uomo nuovo, in pace, pronto a ricominciare. A Rende, ospite d’onore di una serata speciale, cominciata nel Museo Civico di Rende e conclusa nello storico Cinema Santa Chiara (a cui Tornatore stesso dedicò una commovente missiva), Cascio ha presentato il suo libro, un memoir intimo e profondo.

Nel suo libro racconta la tua storia personale. Da dove nasce l’esigenza di scriverlo?
«Il mio libro è liberatorio. Il titolo, La gloria e la prova, dice già molto. Avevo bisogno di mettere nero su bianco la mia storia. È un libro scritto a quattro mani con Giorgio De Martino: insieme abbiamo avuto l’idea di ripartire proprio da qui, da un racconto sincero e senza filtri. Mi sta dando tantissime soddisfazioni».

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Quali ricordi personali ha voluto condividere?
«Nel primo capitolo parlo subito della prova più grande: il problema agli occhi, la retinite pigmentosa, che mi ha impedito di ripartire. All’inizio non riuscivo ad accettarla. Poi racconto il regalo che mi fece Giuseppe Tornatore, affidandomi il ruolo del bambino in Nuovo Cinema Paradiso. Da lì il libro si apre a tanti aneddoti, ricordi, ho avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie: da Philippe Noiret ad Adriano Celentano, fino a Marcello Mastroianni».

Proprio Nuovo Cinema Paradiso ha segnato la sua vita. Come è stato scelto per quel film?
«Credo sia stato quasi un disegno divino. Eravamo tantissimi bambini, circa trecento ai casting. In qualche modo sono riuscito a “stregare” Tornatore. Ho vissuto quel periodo sul set con assoluta spontaneità, come un gioco. E alla fine è andata benissimo».

Che rapporto ha oggi con Giuseppe Tornatore?
«Bellissimo. Ha scritto la prefazione del mio libro, mentre Andrea Bocelli ne ha curato la postfazione. Tornatore è una persona che mi ha dato tantissimo. Lo ammiro come regista, ma soprattutto come uomo».

C’è qualcosa che le disse sul set che le è rimasto impresso?
«Più delle parole, mi hanno colpito le sue azioni. Ha difeso Nuovo Cinema Paradiso da tutto e da tutti: all’inizio il film fu stroncato dalla critica e andò malissimo. La sua determinazione, la sua perseveranza mi hanno contagiato. Il suo esempio per me è stato fondamentale. Quel film è una vera dichiarazione d’amore al cinema».

Che rapporto ha oggi con la settima arte?
«In questo periodo ho voglia di leggerezza. Amo Pio e Amedeo, Checco Zalone con cui sogno un giorno di lavorare, Ficarra e Picone: ho bisogno di ridere. Ma naturalmente il grande cinema italiano resta fondamentale: Favino, Mastandrea, Alessandro Gassmann. Tutto ciò che è qualità mi appartiene».

Nel momento di massimo successo, però, è arrivata per lei una prova durissima: la malattia. Come vive oggi questa condizione?
«Oggi la considero il mio valore aggiunto. La vita a volte toglie e poi restituisce. Grazie alla mia storia ho ripreso a recitare, che è la cosa che so fare meglio. Sono tornato al cinema e a breve girerò un lungometraggio. La vita è imprevedibile e non si può controllare tutto. Bisogna accettare ciò che non possiamo cambiare, ma accettare non significa rassegnarsi. Io credo molto nella ricerca. Sono testimone Telethon e oggi posso dire che quella parola che odiavo, “retinite pigmentosa”, è diventata parte della mia forza. Prima arriva la mia retinite, poi arrivo io».

Questa sera ha presentato il libro al Cinema Santa Chiara di Rende,  un piccolo cinema paradiso.
«Sono felicissimo e onorato. Mi hanno detto che è un cinema storico, forse il più importante del Centro-Sud. È un’istituzione per la Calabria e per Rende. Presentare il mio libro lì, è stato qualcosa di davvero magico».