Zalone porta a Sanremo la fata “Fiorenza da Cosenza” e il web impazzisce
Si potrebbe anche saltare tutto il festival con l’avanti-veloce e iniziare e finire il grand tour con Checco Zalone che non è un tipo che va molto in giro a fare ospitate. Si fa desiderare, forte degli incassi dei suoi film che da soli coprirebbero una manovra finanziaria, salvo poi incursioni geniali in piccoli spot in cui riesce a trattare con imbattibile ironia anche la disabilità. Al cinema ha trascinato orde di leghisti beffandoli con un trailer-esca che aveva per protagonista un immigrato bacchettato, per poi dare una lezione di solidarietà a tutti. Insomma Zalone può non piacere ma bisogna riconoscere che il ragazzo ha fegato.
Ieri sera, a Sanremo, a ruota libera ha infranto quell’aria correttissima, sospesa, porcellanata, femminile, di empatia riflessa, di impegno inscatolato in pezzi da dieci, dirompendo come un autoarticolato in un negozio di casalinghi. Non è che proprio ci si è tenuti le pance dal gran ridere, ma a tratti il comico, finalmente, ci ha regalato un po’ di sane scosse goderecce. Lui ha quell’aria da compagno di classe disimpegnato, quello che prende la chitarra e canta tutti i trash del Canzoniere, o fa le imitazioni di quella di Greco mentre ce l’ha alle spalle, che te lo fa sempre amare e invitare a tutte le cene.
Il comico ha devastato gli animi delicati con una versione zaloniana del celebre brano di Mia Martini “Almeno tu nell’Universo”, ribattezzato “Che ipocrisia nell’Universo”, infrangendo l’undicesimo comandamento di non toccare il cantico dei cantici sanremese, per poi mettere la Calabria in leggìo così: “Sono Fiorenza, la fata di Cosenza. Vengo dai cieli, porto carrozze e tolgo peli“. Sprezzante del rischio, ha affrontato il pericolo di essere invitato dal primo sindaco indignato a vedere quanto altro c’è di Calabria, come a dire non siamo solo peli ci sono anche montagne e biodiversità uniche.
Tra il portoghese e il dialetto meridionale s’è lanciato nella favola di un re calabrese, di un viados brasiliano e del principe in cerca di compagnia. Insomma roba che in prima serata su Raiuno non si vede tutti i giorni.
Il web si è scatenato e l’indignazione è viaggiata di pari passo con gli applausi. Qualcuno ha riso, qualcuno ha storto il naso e qualcuno si è proprio arrabbiato. In attesa di capire chi sarà il primo ad affidare a una mail la sua letterina grondante orgoglio calabro “con preghiera di pubblicazione”, dovremmo prenderla come la signora Maria da Cosenza che in un gruppo di mamme indignate, ha così efficacemente sintetizzato: “E dai – scrive tra tanti esclamativi -, è uno scherzo sui prototipi”.