Amaco, Perugini: «Basta proclami, la politica scelga da che parte stare»
L’appello alle istituzioni per i 108 lavoratori a rischio: «La vicenda non può concludersi con i licenziamenti. Comune e Regione trovino una soluzione, salvare i posti di lavoro deve essere l’unico obiettivo»
«Basta proclami, la politica scelga da che parte stare». È l’appello di Pierfrancesco Perugini sulla vertenza Amaco e sul futuro dei 108 lavoratori che, secondo quanto riferisce, rischiano di ricevere nelle prossime settimane le lettere di licenziamento.
Una situazione che Perugini descrive innanzitutto nella sua dimensione sociale. «Centootto padri e madri di famiglia vivono ogni giorno su un filo sottile di incertezza, con la paura di perdere da un giorno all’altro il proprio lavoro», afferma, chiedendo alle istituzioni di assumersi la responsabilità di una scelta che non può più essere rinviata.
Il riferimento è a una vertenza che si trascina ormai da tempo, tra incontri, ipotesi e tentativi di individuare una soluzione per il futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti. Per Perugini, però, lo spazio per ulteriori attese si sarebbe ormai esaurito.
Nel suo intervento Perugini prova a sottrarre la vicenda allo scontro tra gli schieramenti. «Non voglio parlare di chi ha agito bene e di chi ha agito male, perché su questa vicenda non si può più parlare di destra o di sinistra, di maggioranza o di opposizione».
La priorità, sostiene, deve essere rappresentata dalla salvaguardia occupazionale, soprattutto in una fase caratterizzata dall’aumento del costo della vita e dalle difficoltà economiche delle famiglie. «C’è bisogno solo di amministratori che ricomincino a fare politica, nel senso vero: mettersi al servizio del cittadino prima delle bandiere».
Da qui la critica ai tempi con cui la crisi Amaco è stata affrontata. «La vicenda si trascina da anni tra rinvii, promesse e tavoli mai davvero conclusi. Il tempo, oggi, non lascia più spazio a percorsi burocratici. Ogni giorno che passa senza una decisione chiara è un giorno tolto a chi aspetta di sapere se domani avrà ancora un lavoro».
Perugini chiama direttamente in causa il Consiglio comunale di Cosenza e la Regione Calabria, chiedendo un confronto istituzionale che porti a una soluzione prima che la situazione occupazionale diventi irreversibile.
«La vicenda Amaco non può concludersi con il licenziamento di centootto dipendenti. Le istituzioni hanno il compito di confrontarsi con serietà per arrivare a una soluzione di questa drammatica vicenda».
La conclusione assume i toni di un appello alla responsabilità politica: «L’unico obiettivo deve essere salvare i posti di lavoro oggi messi in discussione. Se la politica non riesce a proteggere chi rischia di restare senza lavoro, allora ha fallito nel suo compito più elementare».