Dopo Amendolara la Cgil chiede di abolire la Bossi-Fini e colpire il caporalato
Il sindacato presente in Consiglio regionale: «Servono norme concrete contro sfruttamento, lavoro nero e ricatti»
La tragedia di Amendolara torna al centro del dibattito politico regionale e la Cgil Calabria rilancia la richiesta di interventi strutturali contro sfruttamento, lavoro nero e caporalato. Il sindacato è stato presente alla seduta odierna del Consiglio regionale, nella cui discussione, su richiesta avanzata nei giorni scorsi insieme alla Flai Cgil, è stata inserita la tragica uccisione dei quattro operai e il sistema di sfruttamento che, secondo l’organizzazione sindacale, continua a segnare il lavoro agricolo in Calabria e nel Mezzogiorno.
Per la Cgil non bastano cordoglio e indignazione. Occorrono norme concrete, controlli più incisivi e una revisione delle politiche migratorie, a partire da quelle europee, mettendo al centro accoglienza, solidarietà e dignità umana.
La Cgil in Consiglio regionale dopo la strage di Amendolara
La Cgil Calabria, unica organizzazione sindacale presente alla seduta, ha chiesto che la vicenda di Amendolara non venga ridotta a una questione marginale o derubricata a fatto isolato.
Per il sindacato, la morte dei quattro operai pakistani non può essere raccontata semplicemente come «una lite tra stranieri», né può essere considerata una cattiva pubblicità per la Calabria. Al contrario, denunciare sfruttamento e caporalato significa difendere il territorio, la dignità del lavoro e la legalità.
«È necessario che, a partire da quelle europee, siano riviste le politiche sull'immigrazione mettendo al centro i valori dell'accoglienza, della solidarietà, della dignità umana», sostiene la Cgil Calabria.
Caporalato e lavoro sommerso nei campi
Nel documento sindacale, il fenomeno viene descritto come una piaga diffusa. In Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, caporalato, lavoro sommerso e ricatti legati a trasporto, alloggio e cibo rappresentano un sistema che incide direttamente sulle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone.
Per la Cgil, impegnarsi per costruire politiche e strategie capaci di arginare questi fenomeni non danneggia l’immagine della Calabria, ma contribuisce a liberarla da un modello di sfruttamento che colpisce i lavoratori più fragili e altera l’intera filiera agricola.
Nel settore agricolo calabrese, secondo i dati richiamati dal sindacato, si stimano tra 11mila e 12mila lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, soprattutto durante le campagne di raccolta stagionale. Il lavoro sommerso arriverebbe al 19%, la percentuale più alta del Paese.
Logiacco: «La Bossi-Fini rende i lavoratori più ricattabili»
Per Celeste Logiacco, quanto accaduto ad Amendolara richiama tutti a una responsabilità concreta.
«Quanto accaduto ad Amendolara richiama nuovamente alla responsabilità di tutti rendendo concreta ogni azione volta a scardinare qualsiasi forma di sfruttamento e caporalato», afferma.
La Cgil ribadisce poi una posizione politica netta sulla legge Bossi-Fini, di cui chiede da tempo l’abolizione.
«Ribadiamo con fermezza la nostra posizione rispetto la legge Bossi-Fini, di cui da tempo chiediamo l'abolizione, perché subordina il diritto al soggiorno al contratto di lavoro rendendo i lavoratori ancor più ricattabili e precari», aggiunge Logiacco.
Il nodo, secondo il sindacato, è proprio il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che rischia di trasformare il lavoratore migrante in un soggetto esposto a ricatti, isolamento e sfruttamento.
Le richieste del sindacato contro lo sfruttamento
Alla VI Commissione, la Cgil ha indicato alcune priorità. In primo luogo, la piena applicazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, che ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Il sindacato chiede inoltre il superamento degli insediamenti formali e informali, dalle tendopoli alle baraccopoli, con soluzioni abitative idonee per i lavoratori. Altro punto centrale riguarda il rafforzamento delle ispezioni e dei controlli nel lavoro agricolo e negli altri settori esposti a forme di sfruttamento.
La Cgil sollecita anche il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, dei centri per l’impiego e degli strumenti pubblici di collocamento, così da ridurre il ricorso ai caporali e alle reti illegali di intermediazione.
Trasporti, alloggi e filiere produttive
Per il sindacato, il caporalato non è solo un problema criminale. È anche un problema economico, sociale e organizzativo. Per questo servono interventi su trasporti, alloggi, filiere produttive e fondi disponibili, compresi quelli del Pnrr ancora non spesi.
La richiesta è di costruire un sistema capace di garantire tutele reali ai lavoratori