Calabria, lavoro a rischio per oltre 3.000 famiglie: l’appello di De Cicco alla Regione
Sanità, servizi Enel ed ex tirocinanti: tre emergenze occupazionali in Calabria. De Cicco chiede un intervento immediato della Regione
In Calabria oltre 3.000 famiglie rischiano di perdere il lavoro non per assenza di competenze o di necessità, ma a causa di ritardi amministrativi, scelte mancate e decisioni che, secondo molti, possono e devono essere corrette. Una situazione che viene definita ormai grave e non più rinviabile e che coinvolge settori strategici come la sanità, i servizi essenziali e la pubblica amministrazione.
Sono tre le principali vertenze aperte, diverse per ambito ma unite da un obiettivo comune: la tutela dell’occupazione e della dignità del lavoro in Calabria.
La prima riguarda il comparto sanitario e, in particolare, la Centrale Unica di Risposta (C.U.R.). Con la delibera n. 2198 del 17 ottobre 2023 è stata approvata la graduatoria del personale di supporto destinato alla C.U.R., ma circa 200 lavoratori non sono mai stati impiegati. Questo nonostante la proroga della validità della graduatoria e la persistente carenza di organico nel sistema sanitario regionale. Una contraddizione che, secondo i promotori della vertenza, penalizza sia lavoratori già selezionati sia servizi essenziali per i cittadini.
La seconda questione investe i servizi Enel e il possibile superamento della clausola sociale negli appalti. In Calabria sarebbero a rischio circa 1.000 posti di lavoro, che diventano oltre 7.000 a livello nazionale, qualora le aziende appaltatrici decidessero di eliminare la clausola introdotta dalla legge n. 11 del 2016, che garantisce continuità occupazionale e territoriale. La sua cancellazione, denunciano i rappresentanti dei lavoratori, equivarrebbe a un licenziamento mascherato, con conseguenze sociali pesantissime.
La terza vertenza riguarda gli ex tirocinanti impiegati in Tribunali, CUP, Ministero della Giustizia, MIUR e Beni culturali, con contratti in scadenza tra poche settimane o pochi mesi. Si tratta di circa 1.000 lavoratori che da anni attendono un percorso di stabilizzazione e che continuano invece a vivere una condizione di precarietà considerata non più accettabile.
Sulla questione è intervenuto Francesco De Cicco, che ha lanciato un appello diretto alle istituzioni regionali e nazionali.
«Non possiamo permettere che migliaia di lavoratori calabresi vengano lasciati soli. Qui non parliamo di numeri, ma di persone, di famiglie, di futuro. La Regione Calabria deve scendere in campo subito, con un’azione concreta e coordinata, e deve farlo anche sui tavoli nazionali quando le decisioni si prendono a Roma. Il lavoro va tutelato sempre: nella sanità, nella pubblica amministrazione e negli appalti di servizi essenziali».
De Cicco ha annunciato il proprio impegno istituzionale a sostegno di tutte le categorie coinvolte, chiedendo alla Regione di attivarsi senza ulteriori rinvii e al Governo nazionale di assumersi le proprie responsabilità per garantire continuità occupazionale, stabilizzazioni e rispetto delle norme vigenti.
«Il lavoro non è una concessione, è un diritto», conclude De Cicco. «E la Calabria non può più permettersi di perderlo».