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08/05/2026 ore 09.51
Economia e Lavoro

Centrale Enel di Rossano verso la fine: 50 lavoratori appesi a un filo da settembre

Demolizioni in corso, nessuna certezza sul piano industriale: cresce la paura tra le famiglie dell’indotto

di Matteo Lauria

A Corigliano Rossano cresce l’ansia tra i lavoratori dell’indotto della centrale Enel. I cantieri di demolizione sono in corso e stanno entrando nella fase finale e, insieme alle strutture che vengono abbattute, rischiano di crollare anche le speranze occupazionali di circa quaranta o cinquanta famiglie del territorio. Operai specializzati, quasi tutti oltre i quarant’anni, con figli, mutui e responsabilità, guardano con preoccupazione ai prossimi mesi. I contratti a tempo determinato legati alle attività di demolizione stanno infatti per terminare e, ad oggi, non esistono garanzie concrete sul futuro del sito industriale.

Le maestranze sono distribuite tra tre aziende impegnate nei lavori della centrale. Una parte delle attività riguarda la demolizione generale dell’impianto, mentre un altro fronte operativo è concentrato sulle ciminiere, dove negli ultimi giorni i lavori sono ripresi dopo mesi complicati. Sul sito si continua a lavorare con il sistema “top down”, la tecnica utilizzata per demolire gradualmente le torri dall’alto verso il basso. Un percorso che, però, ha subito rallentamenti importanti. A incidere sono stati diversi problemi tecnici, compresa la presenza di quantità di amianto molto più consistenti rispetto a quanto inizialmente previsto. Proprio per questo, prima di procedere con la demolizione vera e propria, si sta intervenendo all’interno delle strutture per le operazioni di bonifica e scoibentazione.

Secondo quanto trapela dal cantiere, nei prossimi mesi dovrebbe partire la demolizione della prima torre nord. Ma il clima resta carico di incertezza. Tra i lavoratori c’è chi teme che i rallentamenti abbiano anche un’altra motivazione: mantenere aperto il cantiere più a lungo possibile in assenza di un progetto alternativo già definito. «Da settembre inizieranno i problemi veri se nessuno si muove», raccontano gli operai dell’indotto. Una frase che sintetizza la preoccupazione di chi vede avvicinarsi la scadenza del proprio contratto senza alcuna prospettiva occupazionale. Il nodo principale resta infatti il futuro della centrale Enel di Rossano. A distanza di mesi dagli ultimi incontri istituzionali, il territorio attende ancora risposte sul piano industriale annunciato dall’azienda.

Circa quindici giorni fa è stata inviata una richiesta ufficiale di incontro unitario dai segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil. A firmarla sono stati Andrea Ferrone per la Cgil, Michele Sapia per la Cisl e Paolo Cretella per la Uil della provincia di Cosenza. L’obiettivo è ottenere un confronto urgente con Enel e con il sindaco di Corigliano Rossano per fare il punto sulla situazione della centrale e sulle prospettive occupazionali.

L’ultimo tavolo istituzionale risale infatti al periodo precedente al Natale scorso. In quell’occasione, secondo quanto emerso durante la riunione, Enel avrebbe parlato dell’arrivo di novità legate al piano industriale entro il mese di marzo. Novità che, però, non sono mai arrivate pubblicamente. Nel frattempo sarebbero in corso interlocuzioni tra amministrazione comunale ed Enel sia a livello regionale che nazionale. Ma al momento non esistono dettagli ufficiali sul progetto destinato all’area industriale di Rossano.

Il rischio è che si continui a navigare nell’incertezza mentre il tempo scorre e i contratti si avvicinano alla scadenza. Durante gli incontri precedenti si era discusso di un protocollo che prevedeva diversi interventi: la dismissione della centrale, le bonifiche ambientali, il recupero dell’area e perfino un progetto collegato al lungomare. Ma restano ancora troppe domande senza risposta.

Che cosa nascerà realmente nell’area? Quando partiranno gli eventuali nuovi investimenti? Quanti lavoratori saranno coinvolti? E soprattutto: chi assorbirà gli operai che oggi stanno lavorando nei cantieri di demolizione? Ad oggi nessuno è in grado di dare risposte precise. Anche sul fronte politico e istituzionale emergono posizioni differenti. Il sindaco starebbe insistendo sulla necessità di avere una visione complessiva dell’intero sito prima di autorizzare ulteriori demolizioni, in particolare per quanto riguarda la sala macchine. L’obiettivo sarebbe evitare che venga cancellata definitivamente una parte strategica dell’area senza conoscere prima il progetto industriale futuro.

Enel, invece, continuerebbe a distinguere tra le opere pubbliche esterne, come il possibile sviluppo del lungomare, e le aree interne della centrale considerate di competenza aziendale. Una situazione che, di fatto, mantiene il territorio fermo in una lunga fase di stallo. Intanto i lavoratori aspettano. E temono che alla fine dei cantieri possa aprirsi un’emergenza sociale pesante per l’intera area di Corigliano Rossano. Molti degli operai impegnati nell’indotto arrivano da anni di precarietà e vedono nella conclusione dei lavori il rischio concreto di ritrovarsi improvvisamente senza reddito. «Abbiamo famiglie, figli e responsabilità. Dove andiamo adesso?», è la domanda che circola ogni giorno tra chi entra ed esce dalla centrale. Una domanda che, per ora, continua a restare senza risposta.