Cosenza shock: l’indice di morti sul lavoro esplode. È una delle province più pericolose d’Italia
Nel 2025 incidenza a 41,2: oltre il 23% in più della media nazionale. Mentre l’Italia rallenta, Cosenza accelera. Settori killer, età avanzata e controlli insufficienti
Nella provincia di Cosenza il lavoro continua a uccidere. Cantieri, capannoni, campi, la sicurezza e le norme non bastano. I numeri parlano chiaro (e non mentono mai).
Secondo un’analisi dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering sui dati INAIL, nel 2025 la provincia di Cosenza ha registrato 8 morti sul lavoro. Sembra una piccola cifra, ma va inscritta in un dato proporzionale. 41,2 decessi ogni milione di occupati, è un indice superiore del 23% alla media nazionale. E questo significa solo una cosa: Cosenza è una delle aree più pericolose d’Italia per chi lavora.
Il trend che nessuno vuole guardare
La Calabria nel 2025 sale a un indice di 38,8, già tra i più alti del Paese. Ma Cosenza supera persino l’incidenza regionale, segno che qui la curva non solo non si appiattisce, ma punta verso l’alto. Il confronto con il 2024 è impietoso. Mentre l’Italia registra una lieve flessione dei morti sul lavoro (-0,9%), Cosenza accelera. Il territorio si muove in direzione opposta rispetto al resto del Paese.
Terreni, capannoni, cantieri: dove si muore davvero
I numeri nazionali del report Inail indicano chiaramente quali settori colpiscono di più: costruzioni, trasporti e magazzinaggio; agricoltura. Qui la provincia di Cosenza è più esposta, più fragile, più sola.
Basta girare tra l’area industriale di Montalto, le campagne della Valle del Crati o i cantieri sparsi dall’area urbana fino alla costa tirrenica: ogni luogo è una potenziale zona rossa, dove spesso la sicurezza è lasciata più alla fortuna che alle procedure.
La variabile che pesa più di tutte: l’età
Un dato nazionale che emerge dal dossier Inail passa quasi inosservato, ma in territori come Cosenza dovrebbe essere considerato esplosivo: gli over 65 hanno un indice di 108,7 morti per milione. La fascia 55–64 ne ha 56,3.
La provincia è piena di braccianti, muratori, autisti, operai che lavorano oltre i 60 anni. Non per scelta, ma per necessità. E la necessità, nei cantieri o nei campi, è un nemico implacabile.
Cosenza e la matematica dei rischi
41,2. Basta questa cifra per capire perché la provincia si posiziona peggio di territori industriali come Brescia o Vicenza. Qui non c’è la densità produttiva del Nord, non ci sono migliaia di fabbriche, non c’è l’iper-industrializzazione. E allora perché si muore tanto?
Perché spesso si lavora in solitudine, in nero, senza formazione, senza DPI, senza controlli. E perché un ispettorato sottodimensionato non può fronteggiare una provincia così vasta.