Frecciarossa Sibari-Bolzano: «Perché cancellare l’unico collegamento diretto con il Nord-Est?»
Dal 13 dicembre il collegamento diretto verrà meno durante i lavori sulla rete ferroviaria. Una pendolare dell’Alto Jonio scrive alla redazione e chiede risposte a Trenitalia e alla politica regionale
«Siamo calabresi di serie B?». È la domanda che attraversa la lunga lettera arrivata in redazione da una pendolare dell’Alto Jonio calabrese, che vive e lavora nel Nord-Est e utilizza abitualmente il collegamento ferroviario diretto Sibari-Bolzano.
Al centro della protesta c’è la sospensione del Frecciarossa prevista dal 13 dicembre al 31 gennaio, legata ai lavori sulla rete ferroviaria e alla modifica del capolinea. Una scelta che, secondo la lettrice, rischia di creare pesanti difficoltà proprio nel periodo dell’anno in cui aumentano gli spostamenti verso la Calabria per le festività natalizie.
«I lavori sulla rete ferroviaria sono necessari e nessuno mette in discussione l’importanza di migliorare e rendere più sicure le nostre infrastrutture», scrive. «La prima domanda, però, è un’altra: era proprio necessario programmarli nel periodo delle festività natalizie?».
«Perché non rinviare i lavori di un mese?»
La pendolare non contesta dunque la necessità degli interventi, ma la loro programmazione.
«Dal 13 dicembre al 31 gennaio dovremo affrontare i disagi legati ai cantieri proprio nel periodo in cui tante persone si spostano per tornare a casa, raggiungere i propri familiari e trascorrere il Natale insieme».
Da qui la richiesta: «Perché non valutare la possibilità di rinviare i lavori di un mese? Non chiediamo di cancellarli, ma semplicemente di evitare il periodo in cui migliaia di persone si spostano per ricongiungersi alle proprie famiglie».
«Avete mai preso quel treno?»
La parte più netta della lettera riguarda l’effettivo utilizzo della tratta.
«Avete mai preso quel treno? Avete mai visto quanta gente sale a Sibari? Avete mai visto l’affluenza durante il viaggio verso il Nord-Est?».
Secondo la pendolare, il collegamento non può essere considerato soltanto una voce all’interno dell’orario ferroviario, perché rappresenta un servizio essenziale per studenti, lavoratori, famiglie e soprattutto persone anziane.
«Ci sono genitori di settanta o ottant’anni che viaggiano da soli per raggiungere figli e nipoti. Per loro un viaggio diretto fa una differenza enorme».
Il nodo dei cambi e delle coincidenze
La soppressione del collegamento diretto comporterebbe, per molti viaggiatori, la necessità di affrontare cambi e coincidenze, con particolare riferimento a Bologna e Paola.
«Sapete cosa vuol dire fare un cambio a Bologna, soprattutto per chi ha più difficoltà? Significa scendere con le valigie, attraversare la stazione, raggiungere il binario della coincidenza e sperare che il primo treno non accumuli ritardi».
Una difficoltà che, sottolinea la lettrice, aumenta per anziani, persone con disabilità, viaggiatori con problemi motori o famiglie con bambini piccoli.
A questo si aggiunge il problema di chi, durante i lavori, dovrebbe arrivare a Paola e poi organizzare autonomamente il trasferimento verso i centri dell’Alto Jonio.
«Chi viene a prendere a Paola una persona anziana che viaggia da sola? Non tutti hanno un figlio o un parente disposto a mettersi in macchina e affrontare tre o quattro ore tra andata e ritorno, magari di sera o durante una giornata festiva».
«Se il rinvio non è possibile, spiegate perché»
La richiesta è anche quella di maggiore chiarezza da parte di chi gestisce il servizio.
«Se il rinvio non fosse tecnicamente possibile, sarebbe importante che questa impossibilità venisse spiegata chiaramente ai cittadini e che venisse proposta una soluzione concreta e realmente gestibile per raggiungere e ripartire almeno da Sibari».
Ma la questione non riguarda soltanto il periodo dei lavori.
Il futuro della tratta dopo il 1° febbraio
La pendolare punta infatti l’attenzione anche su ciò che potrebbe accadere dal 1° febbraio, quando al collegamento verso il Nord-Est dovrebbe subentrare un servizio diretto verso Milano e Torino.
«Ben venga un collegamento con Milano e Torino: è utile ed è importante. Ma perché deve necessariamente sostituire quello verso Verona e Bolzano?»
La proposta avanzata nella lettera è quella di un potenziamento vero, che non costringa i viaggiatori a scegliere tra Nord-Est e Nord-Ovest.
«Perché non mantenere il collegamento con il Nord-Est e aggiungere quello verso il Nord-Ovest? Un treno al mattino verso Milano e Torino e uno al pomeriggio verso Verona e Bolzano: questo sarebbe un vero potenziamento».
L’appello alla Regione e a Trenitalia
La lettera si chiude con un appello rivolto alla politica regionale, a Trenitalia e a tutte le istituzioni che possono intervenire.
«Verificate l’effettiva utilizzazione di quel treno, parlate con i passeggeri, prendetelo quel treno. Guardate con i vostri occhi quante persone lo utilizzano».
E ancora: «Non si tratta di chiedere privilegi o corsie preferenziali, ma semplicemente di poter viaggiare con decenza».
La pendolare chiede quindi che le esigenze degli utenti vengano considerate prima di modificare un servizio che per molti residenti dell’Alto Jonio rappresenta uno dei pochi collegamenti diretti con il resto d’Italia.
«Se Milano e Torino sono destinazioni da potenziare, potenziamole, ma non cancelliamo il collegamento con il Nord-Est. In un Paese civile i treni si aggiungono, non si tagliano».
Intanto, per dare voce alla protesta, è stata lanciata anche una petizione online, con l’obiettivo di raccogliere adesioni e portare la questione all’attenzione delle istituzioni.