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25/04/2026 ore 10.28
Economia e Lavoro

Konecta Rende, i Cobas dopo l’incontro in Prefettura: «Nessuna risposta certa sul futuro»

A Crotone presidio e tavolo istituzionale sulla vertenza dei lavoratori a termine in scadenza il 18 maggio. I sindacati attaccano l’assenza dell’azienda

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La vertenza Konecta resta senza una soluzione concreta e, dopo l’incontro tenuto in Prefettura a Crotone, i Cobas del Lavoro Privato parlano apertamente di risposte insufficienti e di un futuro ancora avvolto dall’incertezza per centinaia di lavoratori calabresi. Al centro della mobilitazione ci sono in particolare i dipendenti Konecta con contratto a tempo determinato, ex LAP Abramo, in scadenza il 18 maggio 2026, ai quali, secondo quanto denunciano i sindacati, l’azienda starebbe negando continuità lavorativa e prospettive occupazionali stabili.

La giornata di protesta e confronto istituzionale, promossa dal sindaco di Crotone Vincenzo Voce insieme al sindacato Confial e ai lavoratori crotonesi, ha visto la partecipazione anche dei Cobas Konecta di Rende, che rivendicano un percorso comune di lotta a difesa dei posti di lavoro nei siti di Crotone, Rende e Settingiano.

Il presidio in Prefettura e il fronte comune dei lavoratori

Nel documento diffuso dai Cobas si sottolinea anzitutto il valore della partecipazione condivisa alla mobilitazione. Il sindacato ringrazia i lavoratori crotonesi e i promotori dell’iniziativa, leggendo il presidio come un primo momento di lotta comune in difesa di chi rischia di perdere il posto nel giro di poche settimane.

Il nodo, per i sindacati, è tanto più grave perché arriva dopo l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche e dentro un progetto che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione importante di sviluppo per la Calabria. Da qui la richiesta, formulata in termini netti, di una stabilizzazione dei colleghi a termine e di una prospettiva di lavoro sicura.

«Pretendiamo che i nostri colleghi siano stabilizzati, che anche per loro ci sia una prospettiva di lavoro sicuro. Vogliamo certezze e non sciacallaggio sulla vita di chi chiede solo di poter continuare a lavorare», affermano i Cobas.

L’assenza di Konecta al tavolo

Uno dei punti più duri della nota riguarda la mancata partecipazione dell’azienda all’incontro in Prefettura. Al tavolo erano presenti gli organi prefettizi, le istituzioni crotonesi, Confial con il segretario Tomaino, i Cobas del Lavoro Privato con Antonio Musca dell’esecutivo provinciale di Cosenza, il dirigente regionale Zito, responsabile per le crisi d’impresa, e da remoto l’assessore regionale al lavoro Calabrese.

Assente, invece, Konecta, che ha inviato soltanto una comunicazione scritta per giustificare la propria mancata presenza, sostenendo l’inesistenza di una vertenza Konecta in Calabria e affermando che i sindacati presenti non costituirebbero gli interlocutori preferiti dell’azienda.

Una posizione che i Cobas respingono con durezza.

«Noi invece riteniamo importante che oggi fossero presenti i sindacati che rappresentano i lavoratori», scrivono nella nota.

Il sindacato definisce questo atteggiamento vergognoso, contestando all’azienda non solo l’assenza dal confronto, ma anche il modo in cui sarebbe stato gestito il progetto legato alla dematerializzazione delle cartelle cliniche sanitarie, considerato di forte impatto sociale per la Calabria.

I 30 milioni pubblici e il fallimento del progetto

Nel documento dei Cobas torna con forza il riferimento ai 30 milioni di euro di fondi pubblici utilizzati nell’ambito del progetto. Secondo il sindacato, quelle risorse sarebbero state impiegate in un’operazione che, in meno di un anno, non avrebbe prodotto lo sviluppo promesso né garantito una stabilità occupazionale ai lavoratori coinvolti.

I Cobas parlano apertamente di uno sfruttamento di risorse pubbliche e di un fallimento del progetto di digitalizzazione, denunciando l’assenza di una vera ricaduta strutturale sul territorio regionale.

L’assessore Calabrese, nel corso del tavolo, ha confermato che i fondi stanziati ammontano effettivamente a 30 milioni di euro, di cui 10 milioni utilizzati per l’assunzione del personale ex Abramo. Lo stesso assessore, riferiscono i Cobas, avrebbe espresso il proprio disappunto per la gestione di Konecta, inizialmente considerata un partner affidabile per la costruzione di un hub della digitalizzazione italiana in Calabria.

Le risposte della Regione non tranquillizzano i lavoratori

Secondo quanto riportato nella nota, alla richiesta diretta di sapere cosa si stia facendo per garantire concretamente i posti di lavoro, l’assessore Calabrese avrebbe risposto che la Regione sta lavorando e che troverà una soluzione. Una formula che però, per i Cobas, non basta a rassicurare chi si trova già in cassa integrazione e chi, entro meno di un mese, rischia di essere espulso dal lavoro.

Il sindacato evidenzia anche le responsabilità della stessa Regione, accusandola di non aver esercitato un monitoraggio sufficientemente efficace sul progetto e sull’utilizzo delle risorse stanziate.

La sfiducia, spiegano i Cobas, è ormai diffusa sia tra i lavoratori sia tra le istituzioni, proprio per il modo in cui Konecta ha gestito la commessa e per l’assenza di un piano industriale chiaro e verificabile.

Bandi ancora attivi, fondi bloccati e nessun piano di rilancio

Nel corso dell’incontro, il dirigente regionale Zito avrebbe evidenziato che risultano ancora attivi bandi ai quali l’azienda potrebbe ricorrere per consolidare i lavoratori con contratto a termine e, successivamente, accompagnarli anche verso la CIGS in attesa di una soluzione definitiva.

Ma il punto che i Cobas mettono in evidenza è proprio questo: nessuno oggi conosce quale sia il vero piano di rilancio industriale. La prospettiva concreta resta indefinita e le ipotesi sul tavolo non si traducono, almeno per ora, in garanzie effettive.

Nella nota si segnala inoltre che la Regione avrebbe bloccato circa 700mila euro da erogare a Konecta per i costi relativi ai bandi per le assunzioni. Un elemento che mostra come il rapporto tra istituzioni e azienda sia ormai attraversato da forti tensioni e da verifiche ancora aperte.

«La mobilitazione continua»

I Cobas chiudono il documento ringraziando il Prefetto di Crotone e tutte le istituzioni presenti al tavolo, ma il giudizio politico e sindacale resta severo: dall’incontro non sarebbero arrivate né risposte certe né garanzie sul futuro dei lavoratori a termine in scadenza, né di quelli che resteranno in Cigs fino al 31 dicembre.

Per questo il sindacato annuncia che la mobilitazione andrà avanti, rilanciando la richiesta di tempi certi, garanzie vere, valorizzazione delle competenze già formate e rispetto per chi lavora nei tre siti calabresi.

«Come lavoratori e lavoratrici dei siti di Crotone Rende e Settingiano non crediamo di chiedere molto: solo di continuare a lavorare», scrivono i Cobas.

La vertenza Konecta, dunque, resta pienamente aperta. E mentre il conto alla rovescia verso il 18 maggio 2026 corre veloce, i lavoratori chiedono che dalle promesse si passi finalmente a decisioni concrete.