Cassiera licenziata per due articoli non battuti, il giudice conferma tutto
A Modena respinto il ricorso di una dipendente di supermercato: decisivo il comportamento ritenuto volontario, non il valore della merce
Una cassiera licenziata a Modena per non aver battuto alla cassa uno scolapasta e una padella vede respinto anche il ricorso davanti al giudice del lavoro. La vicenda riguarda una dipendente con vent’anni di servizio in un supermercato all’interno di un centro commerciale modenese, allontanata in tronco dopo che le telecamere interne avrebbero documentato per due volte lo stesso comportamento: gli articoli non sarebbero stati fatti passare correttamente davanti ai lettori ottici, pur venendo poi riposti come se fossero stati regolarmente registrati.
Il valore complessivo della merce non pagata ammontava a poco più di 30 euro. Ma il punto decisivo, secondo il tribunale, non è stato economico. A pesare è stata soprattutto la valutazione della condotta, ritenuta volontaria e idonea a compromettere il rapporto fiduciario tra lavoratrice e datore di lavoro.
Lo scanner evitato e i due articoli non registrati
Secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, in un’occasione la donna non avrebbe battuto uno scolapasta, in un’altra una padella wok. In entrambi i casi, il gesto contestato sarebbe stato identico: invece di trascinare gli oggetti sul nastro in modo da consentire ai lettori ottici di acquisire il codice a barre, la cassiera li avrebbe portati vicino al corpo, aggirando di fatto gli scanner, per poi riporli poco più avanti.
La scena sarebbe stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza del punto vendita. Proprio quei filmati hanno costituito uno degli elementi centrali del procedimento disciplinare avviato dai vertici del supermercato, che nel 2024 hanno poi deciso per il licenziamento.
Il procedimento disciplinare interno nel supermercato
Per il datore di lavoro, il comportamento della dipendente non poteva essere qualificato come una semplice svista. Secondo l’azienda, infatti, l’azione sarebbe stata compiuta «consapevolmente e con dolo», anche perché la cassiera avrebbe continuato a registrare gli altri prodotti pur non avendo sentito alcun segnale acustico e pur non vedendo comparire sul monitor l’inserimento dei due articoli nell’elenco degli acquisti.
A rendere ancora più rilevante la contestazione, secondo la ricostruzione aziendale, è stato il fatto che per ottenere la corretta registrazione dei beni si sarebbe reso necessario l’intervento di un addetto alla sicurezza, il quale avrebbe verificato che i due articoli mancavano effettivamente dallo scontrino.
Il giudice del lavoro conferma il licenziamento
Dopo il licenziamento, la lavoratrice ha scelto di impugnare il provvedimento davanti al tribunale. Ma nei giorni scorsi il giudice del lavoro ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento e condannando la donna anche al pagamento di 1.500 euro di spese legali.
La decisione si fonda soprattutto sulla valutazione della condotta ripresa nei filmati. Secondo il giudice, infatti, dalle immagini emerge che «non si sia trattata di una disattenzione momentanea». Il modo in cui gli oggetti sarebbero stati tenuti vicino al corpo e sottratti al passaggio corretto davanti agli scanner è stato ritenuto privo di una spiegazione plausibile.
Il nodo del comportamento volontario
Nella motivazione, il gesto di portare gli articoli vicino al corpo viene definito «immotivato», anche alla luce del fatto che tutti gli altri prodotti sarebbero stati fatti scorrere regolarmente sul nastro senza problemi. È proprio questo elemento a rafforzare la tesi della volontarietà della condotta, escludendo la mera disattenzione o l’errore operativo.
Il valore della merce non è stato decisivo
Uno degli aspetti più significativi della vicenda riguarda il valore economico molto contenuto dei beni: poco più di 30 euro in tutto. Ma il tribunale ha chiarito che il punto non era tanto l’entità del danno patrimoniale quanto la gravità del comportamento tenuto dalla dipendente.