Sezioni
22/07/2026 ore 12.28
Economia e Lavoro

Mongrassano, Rifondazione denuncia: «A ventidue anni non si può morire sul lavoro»

Il partito esprime vicinanza alla famiglia del giovane operaio morto nel parco eolico e chiede più controlli, ispettori e prevenzione

di Redazione

«Non si può morire a ventidue anni. Non si può morire di lavoro». La Federazione provinciale di Rifondazione Comunista di Cosenza interviene dopo l’incidente mortale avvenuto nel parco eolico di Mongrassano, dove un giovane operaio ha perso la vita durante un intervento di manutenzione.

Il partito esprime «profondo cordoglio» e vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi della vittima, affidando alla magistratura il compito di ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.

Morte sul lavoro nel Cosentino: stritolato dagli ingranaggi dei motori dell’impianto eolico, c’è l’inchiesta

La nota amplia però la riflessione al tema generale della sicurezza nei luoghi di lavoro, definendo le morti e gli infortuni professionali un’emergenza che richiede interventi strutturali e non soltanto dichiarazioni successive alle tragedie.

«Una frequenza inaccettabile»

Secondo Rifondazione Comunista, episodi come quello di Mongrassano non possono essere considerati esclusivamente conseguenze di fatalità o tragiche coincidenze.

«Nel nostro Paese continua ad accadere con una frequenza inaccettabile», afferma la Federazione provinciale, sostenendo che le morti sul lavoro siano il risultato di un sistema nel quale sicurezza e diritti rischiano di essere subordinati alla riduzione dei costi e all’aumento della produttività.

Si tratta della posizione politica espressa dal partito. Le cause dell’incidente nel parco eolico, le condizioni nelle quali il giovane stava operando e l’eventuale rispetto delle procedure di sicurezza dovranno essere verificati dagli investigatori e dagli organismi competenti.

Gli accertamenti affidati alla magistratura

Rifondazione sottolinea che spetterà alla magistratura individuare le responsabilità specifiche legate alla morte dell’operaio.

Gli accertamenti dovranno ricostruire le mansioni svolte dal giovane, le modalità dell’intervento di manutenzione, le misure di protezione adottate e il rispetto delle norme previste per le attività effettuate all’interno dell’impianto.

La nota distingue però le eventuali responsabilità individuali, ancora da accertare, da quella che viene definita una responsabilità politica più generale.

Per il partito, da troppo tempo il dibattito pubblico privilegerebbe competitività e produttività, senza destinare sufficiente attenzione alla prevenzione, alla stabilità del lavoro e al potenziamento degli enti incaricati delle verifiche.

La richiesta di più controlli e ispettori

La Federazione provinciale chiede un aumento dei controlli nei luoghi di lavoro e un rafforzamento degli organici degli enti ispettivi.

Tra le misure indicate figurano investimenti reali nella prevenzione, formazione continua per i lavoratori e un numero maggiore di ispettori in grado di verificare il rispetto delle disposizioni di sicurezza.

Rifondazione critica inoltre il ricorso esteso agli appalti e ai subappalti e il modello del massimo ribasso, ritenuto incompatibile con una tutela effettiva della salute e della dignità dei dipendenti.

Secondo il partito, la sicurezza non dovrebbe essere considerata una voce sulla quale risparmiare, ma un diritto inviolabile da garantire in ogni fase dell’attività lavorativa.

«Ogni lavoratore deve poter tornare a casa»

Il comunicato richiama il principio più semplice alla base della tutela nei luoghi di lavoro: ogni persona deve poter rientrare a casa al termine della propria giornata.

«È inaccettabile che una famiglia debba ricevere la notizia della morte di un figlio partito semplicemente per svolgere il proprio lavoro», si legge nella nota.

La morte del giovane operaio di Mongrassano viene quindi indicata come una tragedia che impone di andare oltre il cordoglio e le manifestazioni pubbliche di vicinanza.

Per Rifondazione, i minuti di silenzio e le dichiarazioni istituzionali non sono sufficienti senza un cambiamento concreto delle politiche del lavoro e degli strumenti di controllo.

Il tema della precarietà e della formazione

Il partito collega la sicurezza anche alla qualità dei rapporti di lavoro e alla preparazione delle persone chiamate a svolgere mansioni potenzialmente pericolose.

La precarietà, i frequenti cambi di appalto e la frammentazione delle responsabilità possono, secondo la lettura proposta nel comunicato, rendere più difficile la formazione continua e il controllo delle procedure.

La richiesta è quella di riportare la vita e la salute delle persone al centro dell’organizzazione produttiva, evitando che esigenze economiche o tempi di esecuzione prevalgano sulle necessarie precauzioni.

Resta ora affidato agli accertamenti il compito di stabilire se queste criticità abbiano avuto un ruolo nell’incidente di Mongrassano.

«Il lavoro deve garantire un futuro, non spezzarlo»

Rifondazione Comunista conclude annunciando che continuerà a battersi affinché il lavoro torni a essere uno strumento di emancipazione e non una causa di morte.

«Lo dobbiamo a questo ragazzo di ventidue anni, alla sua famiglia e a tutte le vittime di una strage che non può più essere definita inevitabile», afferma la Federazione cosentina.

Il messaggio finale è rivolto alle istituzioni, alle imprese e all’intero sistema produttivo: «Basta morti sul lavoro. Il lavoro deve garantire un futuro, non spezzarlo».