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04/11/2026 ore 17.15
Economia e Lavoro

Morti sul lavoro, Calabria in zona rossa: 20 vittime nei primi nove mesi

Il dato calabrese riguarda i decessi durante l’attività lavorativa. In Italia le vittime sono 823, comprese le 228 lungo il tragitto casa-lavoro

di Redazione

Venti persone hanno perso la vita in Calabria mentre lavoravano tra gennaio e settembre 2026. Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, la Calabria è una delle quattro regioni in zona rossa, insieme a Sicilia, Basilicata e Campania. In tutte e quattro l’incidenza dei decessi in occasione di lavoro supera di oltre il 25% la media italiana, pari a 24,7 vittime per milione di occupati. Il dato calabrese non comprende gli incidenti lungo il tragitto casa-lavoro.

In Italia, contando anche questi ultimi, le vittime sono state 823: 39 in più rispetto agli stessi nove mesi del 2025, con un aumento del 5%. I decessi in occasione di lavoro sono stati 595, venti in più (+3,5%). Quelli in itinere sono stati 228, con un incremento di 19 vittime (+9,1%).

Perché la Calabria è in zona rossa e la Lombardia in zona bianca

La mappa dell’Osservatorio tiene conto del numero di occupati di ogni regione. È per questo che la Lombardia, pur registrando il maggior numero di morti in occasione di lavoro (84), rientra nella zona bianca, mentre la Calabria, con 20 decessi, è in quella rossa. Dopo la Lombardia, i numeri assoluti più alti riguardano Campania (60), Veneto (58), Sicilia (55) e Piemonte (53).

Nella classificazione di Vega, Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige sono in zona arancione. Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio rientrano nella fascia gialla. Con la Lombardia, in zona bianca figurano Valle d’Aosta, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.

Lavoratrici, 76 vittime. Tra gli stranieri i decessi passano da 171 a 221

Nei primi nove mesi del 2026 sono morte 76 lavoratrici, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (+11,8%). L’aumento riguarda i decessi durante il lavoro, saliti da 33 a 43 (+30,3%). Sono invece diminuiti da 35 a 33 quelli lungo il tragitto casa-lavoro.

Tra i lavoratori stranieri le vittime sono passate da 171 a 221 (+29,2%): 159 sono morte in occasione di lavoro e 62 in itinere. Per i soli decessi durante l’attività lavorativa, l’Osservatorio calcola un’incidenza di 61,5 morti per milione di occupati stranieri, oltre tre volte il valore rilevato tra gli italiani (20,3).

«Questi dati dimostrano come il fenomeno degli infortuni mortali non colpisca tutti i lavoratori allo stesso modo», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega.

Incidenza più alta tra gli over 65, più decessi nelle costruzioni

Tra gli ultrasessantacinquenni si registrano 85,4 decessi in occasione di lavoro per milione di occupati. Seguono la fascia tra i 55 e i 64 anni (37,1) e quella tra i 15 e i 24 anni (34,3). In termini assoluti, il numero più elevato di vittime si concentra tra i 55 e i 64 anni: 208 su 595.

Le costruzioni sono il settore con più morti durante il lavoro, 101, seguite da trasporto e magazzinaggio (80) e attività manifatturiere (73). Nella distribuzione per giorno della settimana, la quota più alta degli infortuni mortali si registra il giovedì (22,2%), seguito dal lunedì (20,7%) e dal martedì (16%).

Le denunce di infortunio sfiorano quota 458 mila

Le denunce complessive di infortunio sono state 457.879, il 5% in più rispetto ai primi nove mesi del 2025. Di queste, 380.337 riguardano infortuni in occasione di lavoro. È il manifatturiero a contarne di più (52.839), seguito da sanità (29.082), costruzioni (28.430), commercio (25.688), trasporto e magazzinaggio (25.524).

Le denunce delle lavoratrici sono state 164.924, di cui 128.535 in occasione di lavoro. Quelle degli uomini sono state 292.955, di cui 251.802 durante l’attività lavorativa. Ai lavoratori stranieri si riferiscono 101.998 denunce, il 22,3% del totale, e 85.047 denunce in occasione di lavoro, pari al 22,4% di questa categoria.