Primo Maggio, il decreto Lavoro cambia le regole: incentivi, salario “giusto” e rider
Via libera del Governo: cosa prevede davvero il provvedimento tra bonus, contratti e nuove tutele
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto Lavoro alla vigilia del Primo Maggio. Un intervento da 19 articoli e circa un miliardo di euro che punta a rafforzare strumenti già esistenti più che a introdurre una riforma complessiva del sistema.
Il “salario giusto”: cosa significa davvero
Il punto più rilevante riguarda l’introduzione del cosiddetto “salario giusto”. Non è un salario minimo per legge, ma una condizione per accedere agli incentivi pubblici: le aziende dovranno applicare correttamente i contratti collettivi nazionali.
Non solo sullo stipendio base. Il controllo si estende all’intero trattamento economico, quindi anche a indennità, premi e welfare. L’obiettivo è contrastare i contratti al ribasso, anche se il decreto non elimina del tutto i cosiddetti contratti pirata.
Incentivi per i giovani: premiata la stabilizzazione
Il decreto interviene con decisione sul tema dell’occupazione giovanile. Le aziende che trasformano un contratto a termine in uno stabile per lavoratori under 35, mai assunti prima a tempo indeterminato, potranno ottenere uno sgravio contributivo totale per due anni.
Il beneficio arriva fino a 500 euro al mese per ogni lavoratore stabilizzato, con l’obiettivo di ridurre la precarietà e favorire contratti più solidi.
Più vantaggi nel Sud: il ruolo della Zes unica
Gli incentivi diventano più forti nelle regioni del Mezzogiorno. Nella Zes unica — che comprende anche la Calabria — i bonus aumentano per favorire l’occupazione nelle aree economicamente più fragili. Una misura che punta a riequilibrare il divario territoriale e ad attrarre nuove assunzioni.
Lavoro femminile: bonus per chi assume
Il decreto conferma anche gli incentivi per l’occupazione femminile. Le aziende fino a 10 dipendenti potranno beneficiare di uno sgravio contributivo fino a 650 euro al mese per due anni.
Nelle regioni del Sud, l’importo sale fino a 800 euro. Una misura che punta a sostenere l’ingresso o il rientro delle donne nel mercato del lavoro.
Contratti in ritardo: scatta l’aumento automatico
Per contrastare i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi, il decreto introduce un meccanismo automatico: se il contratto scade e non viene rinnovato, scatterà un adeguamento delle retribuzioni legato all’inflazione.
Un intervento che mira a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e a spingere le parti a negoziare più rapidamente.
Pensioni: prorogata l’isopensione
Viene prorogata per tre anni l’isopensione, lo strumento che consente alle aziende con esuberi di accompagnare i lavoratori alla pensione fino a sette anni prima, sostenendone i costi.
Rider e piattaforme: cambia l’onere della prova
Sul fronte della gig economy, il decreto introduce una novità importante: i rider vengono considerati lavoratori subordinati, salvo prova contraria da parte dell’azienda.
Si tratta di un cambio significativo, perché sposta l’onere della prova a favore del lavoratore. Non sono però previste nuove sanzioni economiche dirette per le piattaforme.