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09/01/2026 ore 11.28
Economia e Lavoro

Rende, 142 lavoratori difendono il Gruppo Konecta: «Basta delegittimazione»

In un dettagliato documento vengono respinte le accuse di una lavoratrice che aveva parlato di una perdita generalizzata di tutele e lamentato gravi condizioni strutturali nella sede di Rende

di Emilia Canonaco

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la lettera-denuncia di una lavoratrice ex Abramo Customer Care oggi alle dipendenze del gruppo Konecta, nella quale si parlava della violazione di alcuni diritti fondamentali e delle gravi carenze strutturali presenti nella struttura di Rende. Una posizione, evidentemente, isolata, visto che oggi in redazione è arrivato un documento sottoscritto da 142 lavoratori, in cui si smontano tutte le accuse lanciate dalla loro collega. Di seguito il testo integrale della replica e i nomi dei sottoscriventi:

«Scriviamo questa lettera in modo spontaneo e collettivo, come rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del sito di Rende dell’azienda Konecta R. A differenza di altre missive anonime o prive di riscontri, questa è firmata con nome e cognome da una parte significativa dei dipendenti (la quasi totalità), che non hanno più intenzione di tacere. Con la massima trasparenza e senso di responsabilità, ma con una rabbia ormai incontenibile, diciamo oggi BASTA. Basta alla delegittimazione dei lavoratori, basta alla distorsione della realtà dei fatti, basta a un clima che mortifica la dignità di chi ogni giorno tiene in piedi una commessa "pubblica" con professionalità e sacrificio.

Come rappresentanza dei lavoratori del sito di Rende respingiamo una ricostruzione parziale e strumentale della vicenda Abramo–Konecta. Il percorso che ha portato all’assegnazione della commessa IPZS e al passaggio occupazionale è avvenuto all’interno di un quadro istituzionale definito e vigilato, non attraverso “farse” o operazioni di facciata prive di trasparenza. È inoltre fuorviante sostenere che vi sia stata una perdita generalizzata delle tutele. Il transito dei lavoratori è avvenuto nel rispetto della normativa vigente e della clausola sociale applicabile. Il richiamo all’articolo 18, ormai superato dall’attuale quadro legislativo nazionale, viene usato in modo ideologico e non descrive correttamente la realtà contrattuale.

Alimentare allarmismi significa colpire gli stessi lavoratori che si dice di voler difendere. Ancora più allarmante è la rappresentazione della sede di Rende come un luogo “insostenibile e pericoloso”, descritta con toni sensazionalistici che evocano scenari di emergenza sanitaria permanente. Come rappresentanza dei lavoratori riteniamo irresponsabile diffondere accuse di “rischio biologico estremo” senza distinguere tra criticità reali – che vanno affrontate e risolte, se presenti – e descrizioni esasperate che generano paura, allarme sociale e sfiducia.

La sede di Rende la viviamo tutti i giorni, noi e tanti altri colleghi, e non può essere ridotta a un’immagine caricaturale utile solo a sostenere una tesi precostituita. Il lavoro di dematerializzazione di documentazione sanitaria è per sua natura regolato da procedure precise e da obblighi normativi stringenti cui tutti noi rispettiamo diligentemente. Qualsiasi criticità, dove e se presente, deve essere affrontata nei luoghi deputati, con segnalazioni circostanziate e verificabili, non attraverso racconti iperbolici che mescolano materiali, condizioni e responsabilità senza alcun rigore.

Parlare indistintamente di muffe, sangue, tamponi e materiali contaminati, senza indicare alcun dettaglio, ma limitandosi ad una descrizione generalistica, non rafforza la tutela di noi lavoratori, ma al contrario, rischia di screditare un intero sito produttivo e chi vi opera quotidianamente con serietà. Non entriamo nel merito tecnico-normativo evocato nella lettera, ma respingiamo con decisione l’idea che l’azienda operi nell’ignoranza o nel disprezzo delle norme in materia di salute e sicurezza. Siamo convinti che Konecta e, quindi noi, applichiamo e rispettiamo il quadro normativo vigente e che eventuali adeguamenti o integrazioni documentali rientrino in un percorso fisiologico di gestione di una commessa complessa.

L’utilizzo di narrazioni emotive e personali, seppur in minima parte comprensibili sul piano umano, non può sostituire valutazioni oggettive e riscontri formali. Le accuse di una presunta “manipolazione sistematica delle procedure”, fino ad arrivare a ipotizzare distruzione di documenti pubblici e controlli “truccati”, sono di una gravità inaudita e vengono respinte con forza; se un’azienda lavora in maniera inadeguata, ne consegue che anche i lavoratori operino alla stessa stregua: NOI DISCONOSCIAMO FORTEMENTE TUTTO QUESTO. Le lavorazioni che eseguiamo giornalmente sono ben strutturate ed effettuate con la massima diligenza, nonostante le difficoltà operative iniziali e, fisiologiche, quotidiane riscontrate.

Attribuire comportamenti potenzialmente e volutamente errati, senza alcuna prova, significa superare il confine della critica e avvicinarsi a dichiarazioni lesive e infondate, dal punto di vista professionale e, ancor peggio, dal punto di vista umano e personale: si mina alla nostra dignità di donne, uomini, madri e padri quali siamo. Dalle informazioni in nostro possesso, nonché da quanto vissuto quotidianamente, l’azienda rispetta le condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza previste, garantendo ambienti idonei, postazioni a norma, climatizzazione adeguata e il rispetto delle condizioni contrattuali per tutti i lavoratori.

Anche in questo caso: chi di noi avrebbe accettato di lavorare in condizioni inidonee o pericolose per la nostra salute? DISCONOSCIAMO le richieste avanzate nella lettera appaiono quindi costruite su una rappresentazione ESTREMAMENTE distorta della realtà operativa del sito di Rende, che tra l'altro è operativo da diversi anni. Ci interroghiamo sul perché di accuse tanto infanganti, peraltro anonime e prive di fondamenti verificabili, che rischiano di danneggiare non solo l’azienda, ma soprattutto i lavoratori stessi; lavoratori che troppo hanno patito quanto vissuto gli anni passati nella precedente esperienza.

Siamo consapevoli che vi sia sempre margine di miglioramento, ma ribadiamo che c’è sempre stata la piena disponibilità a un dialogo aperto e responsabile tra azienda e lavoratori, anche per il tramite dei ns rappresentanti sindacali, nell’interesse comune di garantire continuità occupazionale e stabilità a un territorio già profondamente martoriato come la Calabria. Riteniamo doveroso, infine, chiarire che questa lettera firmata verrà inviata a tutte le testate che riterranno di pubblicare denunce anonime e prive di fondamento. Comprendiamo il bisogno di qualche minuto di gloria da parte di chi denuncia il “nulla”, ma la dignità del lavoro e, soprattutto, dei lavoratori, ha un valore infinitamente più alto».

1. Giuseppe Aiello

2. Rosetta Gagliardi

3. Marianna Pizzini

4. Marco Albino

5. Salvatore Gagliardi

6. Lavinio Porto

7. Gianpaolo Alioto

8. Giuseppe Galizia

9. Catia Raimondo

10. Domenico Avolio

11. Luigi Gallo

12. Cinzia Ranieri

13. Francesca Baleno

14. Maria Pia Gallo

15. Annamaria Reda

16. Donovan Barcello

17. Monica Gentile

18. Elvira Rende

19. Alessandra Barone

20. Patrizia Gentile

21. Monica Rizzuti

22. Mariateresa Barrese

23. Concetta Greco

24. Isabella Ruana

25. Carmela Benincasa

26. Francesca Greco

27. Assuntina Ruffolo

28. Daniela Russo

29. Giovanni Borgia

30. Gemma Guarascio

31. Pina A. M. Sacco

32. Valentina Brandi

33. Paola Guida

34. Eugenia Sangineto

35. Cherola Bria

36. Valentina Gullone

37. Laura Scalambrieni

38. Tiziana Cairo

39. Paola Francesca Guzzo

40. Concettina Scalercio

41. Debora Candelieri

42. Valentina Iannuzzo

43. Maria Scarcelli

44. Veronica Cascetta

45. Mariella Ippolito

46. Tiziana Scarfo

47. Giuseppe Caserta

48. Mario La Banca

49. Beniamino Selvidio

50. Rosa Cesareo

51. Fabio La Ganga Vasta

52. Ida Sena

53. Andrea Chiappetta

54. Katja La Russa

55. Ylenia Serrao

56. Rosy Lucia Chiarello

57. Giovanna Leone

58. Maria Francesca Settino

59. Luciana Chiodo

60. Maria Leto

61. Daniela Sganga

62. Veronica Chiodo

63. Maria Longo

64. Carolina Sturino

65. Fabrizio Ciardullo

66. Carmela Magarò

67. Filomena Tafuto

68. Francesco Ciardullo

69. Antonino Malara

70. Anna Rita Tallarico

71. Francesco Clausi

72. Robertino Malizia

73. Maria Tarasio

74. Valentina Colace

75. Lidia Mancuso

76. Annalisa Tenuta

77. Serena Colosimo

78. Rosaria Mancuso

79. Stefania Testa

80. Stefania Coscarelli

81. Enrico Mandarino

82. Elvira Trani

83. Daniele Cozzolino

84. Angelica Manes

85. Tommaso Tricoli

86. Massimo Crivaro

87. Filippo Maone

88. Antonio Tripicchio

89. Antonella Crivella

90. Giovanni Marano

91. Luigi Urso

92. Tiziana De Ferrariis

93. Angela Marino

94. Marilena Vaccaro

95. Simona De Luca

96. Claudia Mazzei

97. Luca Vadino

98. Filomena De Marco

99. Antonella Melicchio

100. Erminia Valente

101. Francesco De Pasquale

102. Andrea Molinaro

103. Walter Ventura

104. Antonio Silvio De Rose

105. Teresa Monaco

106. Dino Vetere

107. Giovanni Di Palma

108. Concetta Monte

109. Barbara Vuono

110. Cristina Dinolfo

111. Liana Naccarato

112. Monica Donato

113. Cinzia Napoli

114. Piera Fabiano

115. Antonio Nerone

116. Francesco Fasuolo

117. Roberta Nudo

118. Valentina Fava

119. Danilo Pansini

120. Luciana Favorito

121. Francesca Passarelli

122. Francesca Ferrari

123. Alessandra Paura

124. Valentina Fiorentino

125. Luigi Pepe

126. Francesca Frascella

127. Antonella Perretti

128. Francesca Frontera

129. Concettina Pezzulli

130. Carmela Gagliardi

131. Franca Pignataro

132. Enrico Acciardi

133. Elvira Petrassi

134. Ida Massimilla

135. Angelo Arditi

136. Erminia Muto

137. Cinzia Iorio

138. Chiara Pisanelli

139. Agata Falcone

140. Sonia Mungari

141. Enrico Acciardi

142. Michele Pallone