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25/04/2026 ore 11.11
Economia e Lavoro

Tfr ai lavoratori dei Consorzi di Bonifica, Scutellà accusa la Regione: «Solo ritardi e nessuna soluzione»

La capogruppo M5S denuncia l’assenza di un cronoprogramma e di misure straordinarie: «La risposta arrivata dopo tre mesi conferma immobilismo e scarico di responsabilità»

di Redazione

Dopo quasi tre mesi di attesa, la risposta della Regione Calabria sul Tfr dei lavoratori dei Consorzi di Bonifica non chiude il caso, ma anzi riaccende lo scontro politico. A denunciarlo è la consigliera regionale e capogruppo del Movimento 5 Stelle, Elisa Scutellà, che parla apertamente di immobilismo istituzionale, assenza di decisioni politiche e scarico di responsabilità sulle strutture commissariali.

Nel mirino c’è il contenuto della documentazione trasmessa dalla Regione, giudicata insufficiente e priva di qualsiasi soluzione concreta. Nessun cronoprogramma, nessun impegno straordinario, nessuna indicazione operativa per superare lo stallo. Solo, secondo Scutellà, una ricognizione dello stato dell’arte affidata alle note dei Commissari, mentre i lavoratori continuano ad attendere somme che spettano loro di diritto.

Scutellà: «La risposta della Regione arriva tardi e non risolve nulla»

La capogruppo pentastellata parte proprio dai tempi della risposta e dal suo contenuto.

«Dopo quasi tre mesi di silenzio, la risposta della Regione non solo arriva in ritardo, ma non offre alcuna soluzione concreta. Nessun cronoprogramma, nessun impegno politico, nessuna misura straordinaria. Solo un elenco di note dei Commissari e la presa d’atto che tutto è ancora fermo», dichiara Elisa Scutellà.

Il giudizio politico è netto e punta a sottolineare come, a fronte di una vicenda che coinvolge centinaia di ex dipendenti, la Regione non abbia ancora assunto una linea operativa capace di sbloccare i pagamenti.

Debiti ancora pesanti e situazioni molto diverse tra i Consorzi

Dalla documentazione, osserva la consigliera regionale, emergerebbe un quadro fortemente disomogeneo. Alcuni Consorzi avrebbero già liquidato tutto, mentre altri presenterebbero ancora debiti molto consistenti, con saldi che in più casi superano anche il milione di euro.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il fatto che, in diversi casi, il Tfr degli operai forestali non sarebbe mai stato accantonato. Oggi, secondo quanto riferito, i Commissari si limiterebbero a segnalare che le verifiche sono ancora in corso, senza indicare tempi certi per la definizione delle posizioni aperte.

Per Scutellà, questo significa lasciare i lavoratori in una condizione di incertezza insostenibile.

«La Regione si limita a prendere atto, ma i lavoratori aspettano»

La consigliera insiste sul punto politico centrale: la Regione, a suo giudizio, non avrebbe fatto altro che riportare le comunicazioni dei Commissari, senza assumere direttamente alcuna decisione.

«È gravissimo che dopo mesi di attesa la Regione si limiti a riportare ciò che i Commissari hanno scritto, senza assumere alcuna decisione politica. Nel frattempo, centinaia di ex dipendenti restano senza il TFR che spetta loro di diritto, spesso indispensabile per affrontare spese familiari e sanitarie urgenti», prosegue Scutellà.

Il tema, dunque, non viene letto soltanto sul piano contabile o amministrativo, ma anche su quello sociale, perché il mancato pagamento del Tfr incide direttamente sulla vita di persone che attendono risorse fondamentali per esigenze quotidiane e familiari.

Le tre richieste dell’interrogazione e il nodo del fondo regionale

Scutellà ricorda che la sua interrogazione poneva tre domande precise: la situazione aggiornata dei crediti Tfr, le iniziative urgenti della Regione e l’istituzione di un fondo di copertura per superare lo stallo provocato da conti svuotati, pignoramenti e procedure di liquidazione troppo lente.

La proposta indicata dal Movimento 5 Stelle, spiega la capogruppo, era chiara e immediatamente praticabile: creare un fondo regionale dedicato che consentisse di anticipare i pagamenti ai lavoratori, per poi rivalersi successivamente sulle procedure di liquidazione.

«Avevamo indicato una soluzione chiara e immediatamente praticabile: un fondo regionale dedicato per garantire i pagamenti e poi rivalersi sulle procedure di liquidazione. Su questo punto, la risposta è stata il nulla assoluto. Nessuna volontà politica di intervenire davvero», afferma.

La critica al progetto sul Consorzio Unico

Nella presa di posizione di Scutellà emerge anche una contestazione più ampia all’indirizzo politico della Regione sul settore. La consigliera evidenzia infatti una contraddizione che giudica rilevante: da una parte, la mancata soluzione dei debiti esistenti; dall’altra, il proseguimento di una proposta di legge che amplierebbe l’autonomia del Consorzio Unico.

«Si continua a portare avanti una proposta di legge che amplia l’autonomia del Consorzio Unico, senza prima risolvere i debiti esistenti. È una scelta incomprensibile, che rischia di aggravare ulteriormente la situazione e di scaricare nuove responsabilità sui lavoratori», sostiene.

È una critica che collega il caso del Tfr non solo alla gestione dell’emergenza, ma anche alla visione politica complessiva con cui la Regione starebbe affrontando il riassetto dei Consorzi.

Il richiamo alle audizioni in Commissione Agricoltura

Scutellà ricorda anche che le audizioni già svolte in Commissione Agricoltura avevano restituito un quadro fortemente critico, con Commissari che avevano segnalato fondi insufficienti, Tfr non accantonati e contenziosi ancora aperti.

«Oggi, alla luce di questo riscontro, è evidente che si sta scegliendo di non decidere. La Regione prende tempo, ma il tempo lo stanno pagando i lavoratori», afferma la capogruppo del M5S.

Il senso politico della denuncia è tutto qui: la scelta di rinviare o di non intervenire subito non sarebbe neutrale, ma produrrebbe effetti concreti sulle persone che aspettano il riconoscimento di un proprio diritto.

L’appello finale: «Servono risorse e tempi certi»

Nella parte conclusiva del suo intervento, Elisa Scutellà lancia un appello diretto alla Giunta regionale, chiedendo di uscire dalla fase delle giustificazioni e di passare a decisioni operative.

«Non è più il momento delle attese né delle giustificazioni. Servono atti concreti, risorse stanziate e tempi certi. Il diritto al TFR non può essere trattato come una variabile secondaria. Continuerò a incalzare la Giunta finché ogni lavoratore non avrà ricevuto ciò che gli spetta», conclude.