Unical, 17 milioni per STAR X: la “super TAC” calabrese che vuole vedere dentro la materia e aiutare le imprese
Il progetto dell’Università della Calabria ottiene uno dei finanziamenti più importanti del Mezzogiorno. Dalla medicina ai beni culturali, fino all’industria: ecco come funziona la tecnologia che punta a diventare un riferimento nazionale
Non è facile spiegare STAR X senza ricorrere al linguaggio degli scienziati. Ma forse si può partire da una domanda molto semplice: cosa accadrebbe se fosse possibile osservare l'interno di un oggetto senza aprirlo, romperlo o danneggiarlo?
È esattamente quello che fa STAR, una delle infrastrutture scientifiche più avanzate presenti oggi nel Mezzogiorno e ospitata all'interno del campus dell'Università della Calabria.
Il cuore del progetto è una sorta di "super radiografia" di nuova generazione. L'infrastruttura produce raggi X molto più potenti di quelli utilizzati negli ospedali per le normali lastre, grazie all'incontro tra un fascio di elettroni accelerati e un laser ad altissima energia.
Questo permette di osservare l'interno di materiali, oggetti e strutture senza danneggiarli, ottenendo immagini estremamente dettagliate. In pratica, gli scienziati possono "guardare dentro" un reperto archeologico, un componente industriale, una roccia o un materiale innovativo con una precisione straordinaria.
Immaginate una TAC capace di vedere molto più in profondità e con una precisione infinitamente superiore. STAR funziona più o meno così: utilizza raggi X di nuova generazione per osservare l'interno della materia senza aprirla o alterarla. La differenza è che questa tecnologia, normalmente disponibile solo nei grandi laboratori scientifici internazionali, è stata miniaturizzata e resa accessibile all'interno del campus dell'Università della Calabria. Un risultato che permette di studiare materiali, opere d'arte, componenti industriali e persino applicazioni biomedicali con un livello di dettaglio fino a pochi anni fa impensabile.
La particolarità di STAR è che riesce a offrire prestazioni simili in uno spazio molto più contenuto, con costi inferiori e una maggiore facilità di accesso per università, centri di ricerca e imprese. Per questo motivo l'infrastruttura dell'Università della Calabria viene considerata una delle più innovative nel panorama europeo della ricerca applicata.
Adesso quel progetto compie un salto di qualità grazie a un finanziamento di oltre 17,4 milioni di euro ottenuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Nasce così STAR X, un programma che nei prossimi tre anni trasformerà la struttura in uno dei poli più avanzati d'Italia per la ricerca applicata.
In termini semplici, STAR utilizza raggi X di nuova generazione per "guardare dentro" materiali, oggetti e strutture senza modificarli. Una tecnologia che può essere utilizzata per studiare un reperto archeologico senza toccarlo, controllare la qualità di un componente industriale, analizzare nuovi materiali o persino migliorare alcuni strumenti diagnostici in ambito medico.
Con STAR X le possibilità aumenteranno ulteriormente.
Grazie all'integrazione con sistemi di calcolo avanzato e intelligenza artificiale, non sarà più possibile soltanto ottenere immagini dettagliate dell'interno di un oggetto, ma anche osservare come esso cambia nel tempo. Gli scienziati parlano di "Imaging 4D": una sorta di filmato ad altissima precisione che consente di seguire in diretta le trasformazioni della materia.
Ma il progetto non guarda soltanto alla ricerca accademica.
Uno degli obiettivi principali è mettere queste tecnologie al servizio delle imprese. Attraverso il programma STAR4SME, l'Università della Calabria offrirà supporto a piccole e medie aziende che avranno bisogno di test, certificazioni, analisi di materiali e competenze specialistiche.
L'idea è quella di trasformare la ricerca in uno strumento concreto per aumentare l'innovazione e la competitività del tessuto produttivo calabrese e meridionale.
C'è poi un altro elemento che rende il progetto particolarmente interessante: la sostenibilità. STAR X sarà alimentato anche attraverso la rete energetica intelligente del campus universitario e l'utilizzo dell'energia prodotta dagli impianti fotovoltaici dell'ateneo, con una riduzione stimata delle emissioni superiore a 1.300 tonnellate di anidride carbonica all'anno.
Il finanziamento ottenuto dall'Università della Calabria assume un significato che va oltre il valore economico. Tra decine di progetti presentati a livello nazionale, STAR X si è classificato ai primi posti della graduatoria ottenendo un punteggio di 97 su 100.
Per il rettore Gianluigi Greco si tratta della conferma della qualità raggiunta dalla ricerca sviluppata ad Arcavacata. Per il coordinatore scientifico del progetto, il professor Raffaele Giuseppe Agostino, l'obiettivo è trasformare STAR in un punto di riferimento nazionale per la ricerca applicata.
Tradotto fuori dal linguaggio accademico, significa una cosa molto concreta: fare in modo che una tecnologia sviluppata in Calabria possa generare conoscenza, attrarre investimenti, creare competenze e produrre opportunità per il territorio.
In una regione spesso raccontata per le sue difficoltà, STAR X prova a raccontare un'altra storia: quella di una Calabria che investe nella scienza, nell'innovazione e nella capacità di competere sui grandi scenari internazionali.