Xylella in Calabria, è allarme anche per il cosentino?
La provincia bruzia è quella con la maggior estensione olivicola, ma ha già avuto una flessione nel mercato rispetto alle raccolte precedenti: ecco quanto vale l’intero indotto
C’è un nuovo nemico per l’economia calabrese ed è un nemico quasi impossibile da sconfiggere. Arginarlo sì, si può. Batterlo, però, è molto complesso. Si tratta della Xylella, che ieri ha fatto l’esordio in Calabria in un uliveto di Taurianova. Il batterio che nel 2013 ha rischiato di mettere in ginocchio l’economia della Puglia, riproponendosi nel Tacco dello Stivale quest’estate, adesso è arrivato fino alla punta.
Xylella, primo focolaio in Calabria e scatta l’allerta per gli ulivi del Reggino: «Seguire i protocolli o sarà un disastro»Come abbia potuto farlo aggirando la provincia di Cosenza è ancora da scoprire. Sta di fatto, però, che se la Piana di Gioia Tauro è l’area che fa da traino nel mercato olivicolo calabrese, quella di Sibari è immediatamente dietro. Un indotto che in tutta la regione frutta, secondo il report di Crea del 2026 riguardante il 2024, 646 milioni di euro. Un’enormità che però, in provincia di Cosenza, ha già avuto una flessione.
In provincia di Cosenza già un pericoloso calo
La provincia di Cosenza, stando ai vari report di ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e FEAMP è la terza per produzione di olio in regione dietro a Reggio Calabria, prima per distacco, e a Catanzaro. E questo è già un dato curioso, visto che quella bruzia è la provincia calabrese con la maggiore estensione olivicola: ben 51mila ettari sono stati destinati all’olivo da olio, con la Sibaritide (e non potrebbe essere altrimenti) a fare da capofila. Addirittura l’intero territorio vanta un Olio D.O.P., il Bruzio, che è uno dei tre oli di origine protetta insieme all’Alto Crotonese e al Lametia.
Eppure, laddove l’indotto cosentino sembrerebbe, almeno sulla carta, fra i più floridi, secondo i dati di FEAMP la produzione 2024/’25 si è quasi dimezzata rispetto a quella 2023/’24: si parla di 5.250.879 kg di olio raccolti rispetto ai 10.326.396 della raccolta di tre anni fa. Un vero e proprio bagno di sangue che, con i rischi derivanti dal cambiamento climatico, rischia soltanto di peggiorare. A restare invariata è la resa delle olive, pari al 16%, un valore di molto superiore alla media nazionale che si attesta alla pari di diverse province pugliesi.
Xylella in Calabria, a quanto ammonterebbe il danno economico
Ad ogni buon conto, il danno economico derivante da un arrivo della Xylella nel territorio della Sibaritide e nelle altre zone di coltivazioni olivicole, nonostante il calo del 50% circa, rischierebbe comunque di essere devastante. Tenendo come riferimento i prezzi ISMEA 2024, ovverosia 9,25 euro di media al kg, si parla di oltre 48 milioni di euro. Questo è il calcolo stimato delle entrate relative al mercato dell’olio in provincia di Cosenza. Un indotto da quasi 50 milioni di euro, dunque, che ha già perso altrettante entrate nella raccolta 2024/’25.
Per il momento, però, la Xylella resta lontana dalle colture della provincia di Cosenza. La speranza è che questa situazione permanga il più a lungo possibile. Perché il rischio reale è che un indotto a sei zeri, in una provincia come quella bruzia, possa addirittura subire un ulteriore crollo. E questo il territorio cosentino non può davvero permetterselo.