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12/06/2026 ore 09.16
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Al Garden di Rende uno spettacolo di danza dedicato ad Ornella Vanoni e Adriano Celentano

La direttrice del progetto Nadia Mele: «Le loro canzoni sono diventate il punto di partenza per costruire un viaggio fatto di ricordi, emozioni e storie capaci di parlare a ogni età»

di Emilia Canonaco

La danza incontra la grande musica italiana in una serata speciale dedicata a due autentiche icone dello spettacolo nazionale. Domenica 6 luglio, alle ore 20.00, il Teatro Garden ospiterà uno spettacolo che rende omaggio a Ornella Vanoni e Adriano Celentano, artisti che con le loro canzoni hanno attraversato generazioni, emozionando milioni di persone.

Attraverso il linguaggio universale della danza, gli allievi porteranno in scena melodie, atmosfere e suggestioni ispirate al repertorio di due protagonisti assoluti della cultura italiana. Un viaggio tra musica, eleganza, passione e ricordi, nato dal desiderio di celebrare il patrimonio artistico lasciato da Vanoni e Celentano e di trasmetterlo alle nuove generazioni.

A guidare questo progetto è la direttrice Nadia Mele, che ancora una volta sceglie di coniugare arte, emozione e formazione in uno spettacolo destinato a coinvolgere il pubblico di tutte le età.

Come nasce l’idea di dedicare uno spettacolo di danza a due giganti della musica italiana come Ornella Vanoni e Adriano Celentano?

«L’idea nasce dalla volontà di raccontare il tempo e le sue trasformazioni attraverso le canzoni di due artisti che hanno saputo attraversare generazioni intere lasciando un segno profondo nella storia della musica italiana. Ornella Vanoni e Adriano Celentano appartengono a mondi artistici diversi, ma entrambi hanno raccontato con grande autenticità emozioni, cambiamenti, amori e fragilità che appartengono a tutti noi. Le loro canzoni sono diventate il punto di partenza per costruire un viaggio fatto di ricordi, emozioni e storie capaci di parlare a ogni età»

Quali aspetti della loro produzione artistica l’hanno maggiormente ispirata nella costruzione dello spettacolo?

«Mi ha colpito la loro straordinaria capacità di raccontare l'essere umano. Nelle canzoni di Celentano troviamo spesso uno sguardo attento sulla società, sul cambiamento e sulla necessità di rimanere fedeli a se stessi, come accade ne "Il ragazzo della via Gluck", "Svalutation" o "Mondo in Mi 7ª". Ornella Vanoni, invece, riesce a raccontare con una delicatezza unica l'amore, l'attesa e le sfumature più intime dell'animo umano. Ho cercato di unire questi due universi in un unico racconto dove la riflessione sociale e la poesia convivono e si completano»

In che modo la danza riesce a raccontare le emozioni e le storie contenute nelle loro canzoni?

«La danza possiede una forza straordinaria: riesce a dare forma a ciò che spesso le parole non riescono a esprimere completamente. Attraverso il movimento possiamo raccontare un ricordo, un'assenza, una speranza o un cambiamento. In questo spettacolo ogni coreografia nasce dall'ascolto profondo del significato dei brani e prova a trasformare le emozioni in immagini. Il pubblico non ascolterà soltanto una canzone, ma vedrà quelle emozioni prendere vita sul palcoscenico»

Quale lavoro hanno svolto gli allievi per prepararsi a interpretare artisti così amati e conosciuti dal pubblico?

«Il lavoro è stato prima di tutto interpretativo ed emotivo. Ho chiesto agli allievi di andare oltre la tecnica e di comprendere il significato delle storie raccontate dalle canzoni. Molti di loro appartengono a una generazione lontana da questi brani, ma hanno saputo scoprirne la modernità e l'universalità. Abbiamo lavorato molto sull'ascolto, sull'espressività e sulla capacità di immedesimarsi nei personaggi e nelle situazioni raccontate dalla musica. È stato un percorso di crescita artistica ma anche umana. Ed è stato bellissimo vedere ragazzi molto giovani legarsi e ritrovarsi in testi così importanti»

C’è una coreografia o un momento dello spettacolo che considera particolarmente significativo o emozionante?

«Se dovessi sceglierne una, direi sicuramente "L’’Arcobaleno".

È una coreografia che nasce da un'esperienza personale molto importante della mia adolescenza. Un caro amico perse la vita improvvisamente e per molto tempo noi ragazzi della comitiva non riuscimmo nemmeno a sederci sulla panchina dove avevamo trascorso insieme tanti pomeriggi e sere d’estate . Quella panchina, che era stata il simbolo della nostra amicizia, era diventata il simbolo di un'assenza difficile da accettare. Con il passare degli anni ho compreso che alcune persone non smettono mai davvero di accompagnarci. Così quella panchina è diventata il cuore di questa coreografia. "L’’Arcobaleno" non parla della perdita, ma della presenza che continua a vivere nei ricordi, negli affetti e nelle tracce che lasciamo nella vita degli altri. È probabilmente il momento più intimo e personale dell'intero spettacolo»

Quale messaggio desidera lasciare agli spettatori attraverso questa serata dedicata a due protagonisti indimenticabili della musica italiana?

«Vorrei che il pubblico uscisse dal teatro portando con sé una riflessione semplice ma profonda: il tempo non porta via nulla, trasforma tutto. Le persone che incontriamo, gli amori, le amicizie, le esperienze e perfino le assenze continuano a vivere dentro di noi e contribuiscono a renderci ciò che siamo. Attraverso la musica di Ornella Vanoni e Adriano Celentano e attraverso la danza abbiamo cercato di raccontare proprio questo: la bellezza del cambiamento e la forza dei legami che resistono al tempo».