Alluvione tra Nepal e Tibet, due italiani tra i dispersi
Il bilancio della devastante alluvione al confine tra Nepal e Tibet continua ad aggravarsi. Non si ha notizia di alcune centinaia di turisti
È una corsa contro il tempo quella dei soccorritori impegnati nelle aree devastate dalle alluvioni e dalle frane che hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet. Oltre 1.300 persone risultano disperse complessivamente tra Nepal e Cina, mentre il numero delle vittime continua a crescere. Le operazioni di ricerca proseguono in condizioni estremamente difficili, tra strade distrutte, ponti spazzati via e vaste aree ricoperte da fango e detriti.
Il dato va però interpretato con cautela: nelle prime ore dell'emergenza le liste dei dispersi possono contenere persone che non sono ancora state raggiunte o la cui posizione deve essere verificata. Proprio per questo l'Unità di Crisi sta effettuando accertamenti per stabilire con certezza la situazione dei due connazionali.
La Farnesina aveva indicato circa 90 italiani registrati tra Nepal e Tibet nell'area interessata. In precedenza, due turisti italiani con la propria guida erano stati segnalati come bloccati a monte di una frana, ma in buone condizioni e in contatto con il ministero.
Il numero degli stranieri coinvolti è particolarmente elevato. In Nepal, le autorità hanno riferito di centinaia di turisti stranieri tra le persone disperse; complessivamente, tra il territorio nepalese e quello tibetano, risultano oltre 700 stranieri ancora irreperibili secondo gli ultimi aggiornamenti.
Tra i dispersi figurano cittadini di numerosi Paesi, tra cui India, Stati Uniti, Australia, Regno Unito e Canada. Molti si trovavano nella regione per motivi turistici o per pellegrinaggi verso il monte Kailash e il lago Manasarovar, importanti luoghi di culto dell'Himalaya.
La tragedia sarebbe stata innescata dal collasso improvviso di una massa di ghiaccio e roccia, seguito da una gigantesca colata detritica che ha investito il corso dei fiumi della zona. L'US Geological Survey ha precisato che l'attività sismica inizialmente interpretata come un terremoto era in realtà legata all'improvviso crollo della massa glaciale e al successivo movimento di detriti.
La massa d'acqua, fango e rocce ha travolto villaggi e infrastrutture lungo il fiume Bhote Koshi, causando distruzioni estese per decine di chilometri. Anche il valico di Gyirong, sul versante tibetano, è stato pesantemente colpito.
Elicotteri e squadre di soccorso sono impegnati nella ricerca dei dispersi e nell'evacuazione dei superstiti. Le operazioni sono però rallentate dalla conformazione montuosa della regione e dalla distruzione di strade, ponti e linee di comunicazione. Le autorità cinesi hanno inoltre lanciato l'allarme per il possibile cedimento di un lago formatosi a monte, che potrebbe provocare nuove ondate di piena.
Il bilancio è quindi ancora provvisorio e potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, man mano che i soccorritori riescono a raggiungere le zone più isolate e a recuperare altre vittime. Per l'Italia, resta ora alta l'attenzione sulla sorte dei due connazionali indicati tra i dispersi. La Farnesina continua a lavorare per verificarne la presenza nell'area e accertare le loro condizioni