Sezioni
10/08/2026 ore 13.35
Italia Mondo

Attentato a Ranucci, arrestato Valter Lavitola: per la Procura sarebbe il mandante

L’ex editore è stato portato in carcere su ordinanza del gip di Roma. Gli inquirenti gli contestano il coinvolgimento con il metodo mafioso

di Redazione

Valter Lavitola è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre del 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione televisiva Report.

I Carabinieri del Nucleo investigativo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Roma. Secondo l’ipotesi della Procura, ancora sottoposta alle verifiche del procedimento, l’ex editore e imprenditore sarebbe il mandante dell’azione.

La perquisizione e il confronto con i magistrati

Lavitola era stato perquisito il 4 luglio scorso su disposizione dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. In quella circostanza erano stati acquisiti il telefono cellulare e il computer dell’indagato.

Il successivo 8 luglio l’ex editore era stato convocato negli uffici della Procura di Roma. Si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo però alcune dichiarazioni spontanee.

Il coinvolgimento di Lavitola quale presunto mandante era già emerso nel decreto di perquisizione.

Con l’ordinanza eseguita oggi, il gip ha ritenuto sussistenti i presupposti cautelari per la detenzione in carcere. Le motivazioni del provvedimento e gli elementi valorizzati dal giudice potranno essere esaminati e contestati dalla difesa nelle sedi previste.

L’inchiesta della Dda di Roma

Le indagini sono coordinate dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Il fascicolo era stato inizialmente seguito dal pubblico ministero Carlo Villani, successivamente nominato procuratore di Velletri, ed è ora affidato al pm della Dda Edoardo De Santis.

L’inchiesta riguarda l’esplosione di un ordigno davanti alla casa di Ranucci. Il movente e l’intera catena organizzativa dell’attentato rappresentano alcuni dei punti sui quali si concentrano gli approfondimenti degli investigatori.

La ricostruzione accusatoria distingue il ruolo attribuito al presunto mandante da quello contestato alle persone indicate come esecutori materiali.

Le quattro misure eseguite a fine giugno

Alla fine di giugno l’inchiesta aveva già portato all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna. Secondo la Procura, avrebbero partecipato materialmente alla preparazione e all’esecuzione dell’attentato.

Agli indagati sono contestate, a vario titolo, la detenzione, il porto in luogo pubblico e l’impiego dell’ordigno esplosivo, oltre alle ipotesi di minaccia e danneggiamento. Le accuse sono aggravate dall’azione compiuta da più di cinque persone e dalle modalità ritenute di tipo mafioso.

Il Tribunale del Riesame aveva successivamente confermato le misure cautelari nei confronti dei quattro presunti esecutori e la contestazione del metodo mafioso