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08/06/2026 ore 16.09
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Caso Boccia, chiuse le indagini a Napoli: «Tesi copiata al 91%», due accuse per l’imprenditrice

La Procura di Napoli contesta a Maria Rosaria Boccia il presunto plagio della tesi di laurea conseguita alla Pegaso e una falsa dichiarazione di originalità dell’elaborato. L’ateneo pronto a costituirsi parte civile

di Redazione

La Procura di Napoli ha chiuso le indagini nei confronti di Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice di Pompei finita per mesi al centro delle cronache nazionali per il suo legame con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Al centro dell’inchiesta c’è la laurea conseguita presso l’Università Telematica Università Telematica Pegaso e, in particolare, la tesi discussa nel gennaio 2023.

L’atto di conclusione delle indagini preliminari è stato depositato presso il Tribunale di Napoli, sezione Sicurezza dei Sistemi Informatici. La Procura contesta a Boccia due ipotesi di reato entrambe legate all’elaborato presentato in occasione dell’esame di laurea del corso di Economia e Management, sostenuto in modalità telematica il 23 gennaio 2023.

Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe presentato come proprio un elaborato dal titolo “Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica”, ma il testo risulterebbe attribuibile in larga parte a una tesi discussa da un’altra studentessa presso la LUISS Guido Carli nell’anno accademico 2017/2018, con lo stesso titolo.

Gli accertamenti tecnici eseguiti attraverso un software antiplagio avrebbero rilevato un tasso di sovrapposizione pari al 91%. Di questa percentuale, almeno il 70%, secondo la Procura, deriverebbe direttamente dall’elaborato dell’altra studentessa.

L’accusa ritiene che proprio grazie a quella tesi Boccia abbia ottenuto il titolo di laurea. A questo si aggiunge una seconda contestazione: una presunta falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione.

Il 19 dicembre 2022, circa un mese prima della discussione della tesi, l’imprenditrice avrebbe infatti sottoscritto una “Dichiarazione di originalità dell’elaborato” indirizzata all’ateneo telematico. In quel documento avrebbe attestato che il lavoro era autentico, originale e frutto esclusivo della propria attività, escludendo copiature o trascrizioni da altre fonti, salvo eventuali parti esplicitamente citate.

Per la Procura, però, quella dichiarazione sarebbe risultata falsa alla luce delle verifiche svolte dalla Guardia di Finanza di Napoli e dalla stessa Università Pegaso, considerate convergenti sul dato principale: il presunto plagio dell’elaborato.

È stata proprio l’università telematica a far emergere il caso attraverso un esposto-denuncia. L’ateneo si considera parte lesa nella vicenda e, secondo quanto trapela, sarebbe pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo per tutelare il proprio nome e la propria reputazione.

La chiusura delle indagini rappresenta ora un passaggio decisivo dell’inchiesta. La difesa dell’imprenditrice potrà depositare memorie, produrre documenti, chiedere interrogatori o tentare di smontare le accuse formulate dalla Procura prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Il caso giudiziario si inserisce in una vicenda già altamente mediatizzata. Boccia era diventata una figura centrale del dibattito politico nazionale dopo il caso che aveva coinvolto l’allora ministro della Cultura Sangiuliano, travolto dalle polemiche per il rapporto con l’imprenditrice campana e per le conseguenze politiche e istituzionali che ne erano derivate.