Sempio, la consulente: «È preoccupato ma sereno, ribadisce la sua innocenza»
Nuovi passaggi tecnici sull’inchiesta: il consulente della Procura esclude lo scambio tra campioni dei pedali e del cucchiaino
Due giorni di incontri, colloqui e valutazioni tecniche. Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuovi passaggi legati alla posizione di Andrea Sempio, indagato nell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, e con ulteriori chiarimenti sugli accertamenti genetici richiamati nel procedimento.
A parlare, all’ingresso nella sede della Genomica Srl di Roma, è stata la genetista Marina Baldi, consulente della difesa di Sempio. Il laboratorio è lo stesso nel quale l’indagato si è recato per una perizia personologica. «Abbiamo fatto due giorni di riunione operativa nella quale abbiamo valutato tutto quello che c’era nel fascicolo distribuendo i compiti, decidendo che relazioni fare e come muoverci», ha spiegato Baldi.
La perizia su Andrea Sempio e la linea della difesa
La consulente ha chiarito che Andrea Sempio si è sottoposto a colloqui proseguiti per due giorni, necessari per completare gli approfondimenti previsti. «Andrea si è sottoposto a colloqui che sono andati avanti per due giorni perché tutto ciò che è psicodiagnostica è molto lungo e quindi adesso si farà una relazione», ha aggiunto.
Baldi ha poi riferito lo stato d’animo di Sempio rispetto alla nuova fase dell’inchiesta. «Lui chiaramente è preoccupato, però è sempre sereno e ha ribadito la sua innocenza», ha dichiarato la genetista.
Il passaggio conferma la linea difensiva dell’indagato, che continua a respingere ogni coinvolgimento nel delitto di Chiara Poggi. La relazione che sarà redatta all’esito degli accertamenti entrerà nel quadro delle valutazioni tecniche della difesa, in una vicenda che continua a intrecciare elementi investigativi, genetici e processuali.
Il consulente della Procura sui campioni: «Nessuno scambio»
Un altro punto rilevante riguarda i dubbi emersi sui campioni analizzati, in particolare quelli relativi ai pedali della bicicletta e al cucchiaino repertato nella casa dei Poggi. Il sospetto di uno scambio tra i campioni è stato smentito dal consulente della Procura di Pavia Carlo Previderè, chiamato a chiarire la singolare quasi coincidenza dei quantitativi espressi in centesimi di nanogrammi per microlitri.
Secondo l’esperto, non ci sarebbe stato alcuno scambio tra i reperti. Previderè ha infatti spiegato che si tratta di «solo una apparente coincidenza numerica tra le quantificazioni dei due campioni». Una lettura più attenta dei documenti e delle specifiche tecniche delle metodiche utilizzate porterebbe, secondo il consulente, a escludere l’equivoco.
Sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora fidanzata, sarebbero presenti tracce compatibili con il profilo genetico di Chiara Poggi. Per gli esperti si tratterebbe di sangue della vittima.
La differenza tra pedali e cucchiaino
Il chiarimento tecnico riguarda anche il metodo utilizzato negli accertamenti. Sul campione dei pedali si sarebbe proceduto con una metodica molecolare, che avrebbe rilevato «esattamente 2,78 ng/ul di Dna umano femminile». Sul cucchiaino con il manico bianco repertato nella villetta di via Pascoli, invece, l’analisi sarebbe stata effettuata «a mezzo di fluorescenza», evidenziando «circa 2,78 ng/ul di Dna, non necessariamente tutto umano».
La distinzione, per Previderè, elimina il dubbio dello scambio. La coincidenza numerica sarebbe quindi soltanto apparente, perché riferita a campioni analizzati con tecniche diverse e con significati differenti.
La presenza di una bici nera davanti alla villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007 e la traccia genetica individuata sui pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi restano due elementi indicati dalla Cassazione nella condanna definitiva.
Nordio: «Legge sbagliata se si può condannare dopo due assoluzioni»
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo a una domanda durante un convegno a Roma. Nordio ha premesso di non potersi pronunciare su un procedimento in corso, ma ha sviluppato una riflessione generale sul sistema processuale.
«Il ministro della Giustizia non può pronunciarsi su un procedimento in corso, posso solo in via astratta dire da cosa nasce questa situazione paradossale: nasce da una legislazione, che secondo me dovrebbe essere cambiata ma sarà molto difficile cambiarla, per la quale una persona assolta in primo e in secondo grado, può poi senza nuove prove, essere condannata», ha affermato.
Il riferimento è al primo processo a carico di Alberto Stasi, assolto in primo e secondo grado e poi condannato. Nordio ha precisato di non avere «la più pallida idea della dinamica del delitto e del suo autore», ma di avere «un’idea chiara sulla dinamica della nostra legislazione, che è sbagliata».
Il nodo del ragionevole dubbio
Il ministro ha poi posto una questione di principio: «Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannare una persona che è stata assolta due volte, da una Corte di Assise e da una Corte di Assise di Appello?».
Secondo Nordio, nel sistema anglosassone una simile dinamica sarebbe «assolutamente inconcepibile». Da qui la definizione di una situazione «anomala», aggravata dal fatto che oggi si indaga su un altro soggetto sulla base di elementi che, secondo l’accusa, potrebbero orientare verso un autore diverso del delitto.