Covid-19, si può utilizzare il jackpot del superenalotto?
Si può requisire il jackpot dei giochi d’azzardo? La domanda, puntuale, si presenta ogni volta che una calamità naturale colpisce il nostro Paese. Ora che l’Italia si trova nella morsa del più grosso disastro sanitario dal Dopoguerra, che ha messo in ginocchio il nostro sistema economico e sanitario, il quesito è tornato in voga.
Stop a lotterie e slot online
È notizia recente che l’Agenzia Dogane e Monopoli (LEGGI QUI), abbia disposto lo stop di alcuni giochi, tra cui Superenalotto, Superstar, Sivincetutto e Lotto tradizionale, di fatto congelandone i montepremi. Se la chiusura si limiterà al 3 aprile (ma quasi certamente subirà una proroga), lo Stato perderà 550 milioni di introiti. Ma in un momento in cui si fermano molte fabbriche e restano vivi e attivi solo i servizi essenziali, continuare con le estrazioni sarebbe suonato piuttosto grottesco.
L’ultima volta che si parlò di destinare il jackpot per una causa di solidarietà, fu dopo il terremoto in Abruzzo. Ma il “non si può” arrivò in modo perentorio e inappellabile attingendo dalle norme di Diritto Privato: la schedina che lega il giocatore (che ha pagato, non importa quanto) al montepremi in palio, è assimilabile a un contratto tra due parti, non rescindibile unilateralmente. Dunque partita chiusa.
Perché per un terremoto no e per una pandemia sì?
Vero è, però, che in alcuni casi, lo Stato può requisire beni privati, qualora ricorrano determinate condizioni, dietro pagamento di un indennizzo. E proprio il numero dei destinatari di questo ipotetico indennizzo, in una situazione come quella in corso, potrebbe essere la chiave giusta per far girare una serratura molto robusta, almeno finora.
Come fare a girare questa chiave, ce lo spiega Michele Dionigi, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Bari. «Se proprio volessimo provarci, considerando la drammatica situazione della pandemia, una giustificazione legale per la requisizione del jackpot del Supernalotto ci sarebbe, ma solo capovolgendo i termini della questione: lo Stato andrebbe a requisire al privato una somma a cui, in caso di vittoria, avrebbe diritto, in cambio però di un congruo indennizzo, rappresentato, nella fattispecie, da un miglioramento del trattamento sanitario in un momento di pericolo che coinvolge chiunque. In sostanza: non perderebbe nessuno, vincerebbero tutti».
Dunque, da un punto di vista del Diritto, questi 36 milioni di euro, che attualmente formano il jackpot del Superenalotto, potrebbero essere presi dallo Stato e investiti per rafforzare reparti ospedalieri, o comprare macchinari, mascherine, respiratori e camici.
Cosa cambia rispetto a una requisizione successiva, ad esempio, a un terremoto? Sicuramente il bacino di utenza. Un sisma colpisce un settore della popolazione, non tutto, una pandemia al contrario interessa dal primo all’ultimo abitante.
Un danno maggiore del vantaggio (finora)
Lo Stato, rispondendo sempre “no” alle richieste di attingere da vari jackpot per motivi sociali, ha tentato anche di arginare soprattutto perdite future. Intanto chiariamo un aspetto fondamentale. Una persona gioca una schedina, da 1 euro. Lo Stato trattiene per sé il 40%, di quell’euro, quindi 0,40 cent, lasciando nel piatto solo il 0,60% (fermo restando che dall’1 marzo, in caso di vittoria superiore ai 500 euro, trattiene dalla vincita anche un bel 20%, cosiddetta “tassa della fortuna”).
Nel 2017, solo dal Supernalotto, lo Stato ha incassato 434 milioni di euro e nel 2018, da tutti i giochi d’azzardo, 105 miliardi di euro. Quindi per lo Stato i proventi dai giochi sono moneta liquida, utilissima da investire in diversi settori. Se requisisse il jackpot, di fatto azzerandolo o riducendolo moltissimo, i giocatori si dimezzerebbero alla prima estrazione utile, creando quindi più un danno che un beneficio per le casse italiane che, a fronte di una requisizione di 36 milioni di euro (facciamo l’esempio del montepremi attuale), andrebbero a perderne in futuro molti di più.
Col fermo che blocca, sine die, i giochi come Lotto, Superenalotto e slot online, questo problema potrebbe dirsi superato. La ripresa è indicata nel lungo periodo e date le circostanze che porteranno a cambiamenti, più o meno radicali, delle abitudini collettive, la riduzione dei player sarebbe il più piccolo dei problemi per la casse statali.