Delitto di Garlasco, la difesa di Sempio: «Quei video non potevano essere visti su un cellulare nel 2007»
I legali dell’indagato lavorano a una consulenza tecnica sui tre file erotici trovati nei pc di Chiara Poggi e Alberto Stasi: «Formato e dimensioni incompatibili con i telefoni dell’epoca»
Nuovo fronte tecnico nella riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. La difesa di Andrea Sempio starebbe preparando una linea argomentativa fondata sulla presunta incompatibilità tra i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi e i telefoni cellulari disponibili nel 2007. Un elemento che, secondo i legali dell’indagato, potrebbe mettere in discussione alcune dichiarazioni intercettate attribuite a Sempio.
Al centro della strategia difensiva ci sono tre filmati in formato MPEG, rinvenuti anni fa durante le consulenze informatiche disposte nel processo che vide inizialmente assolto Alberto Stasi. I file erano contenuti nella cartella compressa “albert.zip”, nascosta e protetta da password all’interno del computer di Chiara Poggi.
Secondo quanto emerso dalle perizie, uno dei video — denominato “1 Maggio.MPG” — aveva un peso di circa 710 megabyte, mentre l’intero archivio superava 1,8 gigabyte. Numeri che, secondo i consulenti della difesa, sarebbero incompatibili con le capacità hardware dei telefoni cellulari del tempo, caratterizzati da memoria limitata, processori poco potenti e supporto quasi esclusivo a formati video compressi come il 3GP.
L’obiettivo degli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia sarebbe quello di dimostrare che quei filmati non avrebbero potuto essere visualizzati direttamente da un telefono cellulare nel 2007, almeno non senza conversioni tecniche o riduzioni significative dei file originali.
I tre video, descritti nelle relazioni tecniche come “sequenze a contenuto erotico”, risultavano presenti anche nel computer di Alberto Stasi. La nuova attività difensiva si inserisce nel quadro delle indagini riaperte dalla Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.