Garlasco, il consulente dei Poggi rilancia: «L’arma fu presa dalla cucina»
A Mattino Cinque Dario Redaelli contesta il peso dell’impronta 33, torna sul dispenser del sapone e propone una nuova lettura degli spostamenti nella villetta
Il delitto di Garlasco torna al centro del dibattito televisivo e giudiziario con una nuova presa di posizione di Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, che a Mattino Cinque ha rilanciato una sua lettura della scena del crimine soffermandosi su alcuni dei nodi più discussi del caso: l’impronta 33, la scala verso la cantina, il dispenser del sapone e soprattutto la possibile provenienza dell’arma usata per uccidere Chiara Poggi. Le dichiarazioni sono state effettivamente rese nella puntata del 10 aprile 2026 del programma Mediaset.
Sul punto più controverso, quello dell’impronta 33, Redaelli ha spiegato perché, nella sua ricostruzione, quella traccia non rappresenterebbe un elemento decisivo dell’azione omicidiaria. Secondo il consulente, l’impronta non sarebbe attribuibile in modo certo e si troverebbe in una posizione compatibile con un normale punto di appoggio di chi percorre la scala che porta alla cantina. È una linea che si inserisce nel confronto in corso tra letture diverse della stessa traccia.
Redaelli ha anche contestato il collegamento diretto tra l’impronta 33 e le tracce presenti sul cosiddetto gradino zero. In trasmissione ha sostenuto che quel collegamento non sarebbe affatto scontato e che si tratterebbe, piuttosto, di una ricostruzione sostenuta dalla difesa. Nello stesso passaggio ha messo in discussione anche la consistenza dattiloscopica della traccia, affermando che le minuzie rilevabili sarebbero molte meno rispetto a quelle indicate dalla procura.
Altro tema tornato sotto i riflettori è quello del dispenser del sapone, elemento da anni al centro delle discussioni sul caso. Secondo Redaelli, non si dovrebbe dire che il dispenser fu lavato accuratamente per cancellare le impronte: la sua lettura è che sarebbe stato ripulito dal sangue, non necessariamente dalle tracce papillari. Anche questo è uno dei punti su cui, nelle ultime settimane, si è riacceso il confronto mediatico tra consulenti e commentatori del caso.
Ma il passaggio più forte delle dichiarazioni riguarda la possibile arma del delitto, mai ritrovata. Qui Redaelli è stato netto: «Con ogni probabilità l’arma è stata presa dalla cucina». Poi ha aggiunto un ulteriore dettaglio sul martello, spiegando che dal garage, per qualche motivo, sarebbe finito in cucina. È una chiave di lettura che riporta l’attenzione sugli spostamenti degli oggetti all’interno della villetta nei minuti dell’omicidio e che, sebbene non costituisca una prova nuova, rilancia un tema rimasto da sempre cruciale nel caso Garlasco.