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31/01/2026 ore 09.02
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Garlasco, nuova consulenza sulle tracce conferma la dinamica: scarpe pulite incompatibili con il racconto di Stasi

Per i consulenti della famiglia Poggi le macchie sul pavimento smentiscono la versione del finto soccorritore

di Redazione
Chiara Poggi

Una nuova consulenza Garlasco sulle tracce presenti sul pavimento della villetta di via Pascoli rafforza, secondo i legali della famiglia di Chiara Poggi, la ricostruzione già accolta nelle sentenze definitive: chi è entrato nell’abitazione la mattina del 13 agosto 2007 non avrebbe potuto evitare di sporcarsi le scarpe. Un dato tecnico che viene ritenuto incompatibile con la versione fornita da Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.

Le nuove analisi, svolte dai consulenti incaricati dalla famiglia della vittima, si basano su una rilettura dei dati con «un nuovo approccio scientifico». Secondo quanto riferito dai difensori, gli esiti confermano le conclusioni già raggiunte dalla perizia geomatica del 2014, considerata un punto chiave del processo.

In una nota, i legali spiegano che i risultati «confermano — anche con questo nuovo approccio — i risultati della perizia geomatica del 2014, già solidissima, dalla quale è stata dimostrata con certezza l'assoluta falsità del racconto dello Stasi finto soccorritore». L’attenzione si concentra in particolare sulle macchie presenti sul pavimento vicino all’ingresso e lungo il percorso interno dell’abitazione.

I periti nominati dalla Corte d’appello avevano già stimato in termini estremamente ridotti la probabilità che il percorso descritto dall’imputato potesse essere compiuto senza lasciare tracce. I difensori ricordano che «vi è lo 0,00002% di possibilità che Stasi abbia fatto il percorso in casa Poggi, da lui stesso riferito, senza lasciar le impronte delle scarpe Lacoste che indossava».

La consulenza si inserisce nell’attuale fase di rinnovata attenzione investigativa sul caso, in cui risulta indagato in concorso anche Andrea Sempio. I legali della famiglia Poggi criticano la rappresentazione mediatica delle più recenti attività tecniche, parlando di «surreale sit com mediatica sull’omicidio di Garlasco» e segnalando l’iscrizione nel registro degli indagati di tecnici che in passato avevano ricevuto incarichi su aspetti collaterali dell’indagine.

Nella stessa nota viene richiamato quello che viene definito un elemento probatorio centrale valorizzato nelle sentenze: «la presenza di Dna della vittima su pedali Wellgo che erano stati impropriamente collocati sulla bici bordeaux da uomo e che provenivano in realtà da un’altra bici». I difensori invitano a rileggere specifici passaggi della decisione della Corte di Cassazione del 2015 e la requisitoria della procura generale dell’epoca, indicati come fondamentali nella conferma della responsabilità.

Il quadro delineato dalla nuova consulenza Garlasco — secondo la parte civile — rafforza dunque la coerenza tra dati tecnici sulle tracce e ricostruzione giudiziaria definitiva, ribadendo la distanza tra la dinamica accertata e la versione dello scopritore del corpo.