Delitto di Garlasco, un esposto accende nuove ombre sul fronte mediatico delle indagini
Una giornalista si rivolge alla Procura generale di Milano e punta il dito su presunti tentativi di orientare il racconto pubblico delle nuove verifiche sul caso
Sul delitto di Garlasco si apre adesso un nuovo fronte, parallelo a quello giudiziario e strettamente legato alla gestione pubblica del caso. Al centro c’è un esposto presentato alla Procura generale di Milano da una giornalista, tramite lo studio legale Gasperini Fabrizi, nel quale si ipotizzano presunti tentativi di orientare i contenuti mediatici relativi alle nuove indagini coordinate dalla Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.
Il documento, composto da venti pagine, più cinque di fotografie e diversi contenuti audio, prende le mosse dal marzo 2025, cioè dal momento in cui viene reso noto che Andrea Sempio è indagato per l’omicidio in concorso della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Secondo quanto riportato, la cronista avrebbe annotato una serie di presunte anomalie nell’osservazione di una vicenda segnata da un’esposizione mediatica eccezionale.
L’esposto alla Procura generale di Milano sul caso Garlasco
Nel testo si sostiene, in sintesi, che l’avvocato Antonio De Rensis, difensore del condannato Alberto Stasi, e Alessandro De Giuseppe, volto noto de Le Iene, avrebbero tentato di incidere sul racconto mediatico delle nuove indagini. È questa la cornice dentro cui si muove l’esposto, che sposta l’attenzione non tanto sui fatti del delitto in sé, quanto sul modo in cui questi fatti sarebbero stati rilanciati, selezionati o enfatizzati nello spazio pubblico.
L’atto, letto da Adnkronos, prova a collegare alcune dinamiche mediatiche a sviluppi investigativi successivi, suggerendo l’esistenza di un’interferenza tra testimonianze rilanciate sui media, narrazione pubblica del caso e attività disposte dagli inquirenti.
I dubbi sui testimoni e il dragaggio del canale
Uno dei punti più delicati dell’esposto riguarda la credibilità di alcuni testimoni, a partire da Gianni Bruscagin, già denunciato a Milano. Secondo la prospettazione contenuta nell’atto, le sue parole avrebbero prodotto un effetto concreto e visibile sulle nuove indagini, tanto da portare la Procura di Pavia, nel maggio 2025, a disporre il dragaggio di un canale indicato proprio dal testimone.
Si tratta di un passaggio molto sensibile, perché l’operazione è avvenuta a distanza di 18 anni dal delitto, nonostante il canale fosse già stato interessato nel tempo da molteplici interventi di manutenzione. L’obiettivo era la ricerca della presunta arma del delitto, in un’attività affidata ai carabinieri di Milano.
Nel racconto contenuto nell’esposto, Bruscagin avrebbe inoltre gettato ombre su Stefania Cappa, cugina della vittima e mai indagata, alimentando così una linea narrativa che ha avuto una forte eco anche nel dibattito televisivo e social.
Il riferimento alle gemelle Cappa e il ruolo del racconto televisivo
L’esposto richiama anche il fatto che, sul tema della possibile presenza di più persone sulla scena del crimine, si sarebbe espresso pure il difensore di Alberto Stasi. Un riferimento che, secondo il contenuto dell’atto, avrebbe finito per evocare nel mondo social il possibile coinvolgimento delle gemelle Cappa, pur in assenza di contestazioni giudiziarie nei loro confronti.
In questo quadro si inserisce anche il richiamo al testimone Marco Muschitta, più volte tornato nelle recenti trasmissioni televisive dedicate a Garlasco. La giornalista ricorda come Muschitta fosse già stato ritenuto “inattendibile” dal gup di Vigevano Stefano Vitelli nella sentenza del 2009 che in quel momento assolse Alberto Stasi.
È proprio questa ripresa di figure già giudicate inaffidabili o comunque già emerse nel passato processuale a costituire uno degli elementi di allarme contenuti nell’esposto.
I contenuti audio e il riferimento a “Moscova”
Tra i materiali allegati ci sarebbero anche contenuti audio in cui una persona avrebbe affermato di non aver reso dichiarazioni formali né in caserma né in procura, ritenendolo non necessario perché De Giuseppe “già parlasse per loro con Moscova”, in un riferimento che sembrerebbe alludere al comando milanese dell’Arma.
È uno dei passaggi più opachi e delicati del documento, perché introduce il tema di una possibile interlocuzione esterna o informale con ambienti investigativi, anche se allo stato resta nel perimetro di quanto prospettato nell’esposto e non di fatti accertati.
Lo screenshot WhatsApp e il nome del fratello di Chiara Poggi
Nel dossier presentato alla Procura generale di Milano compare anche uno screenshot WhatsApp. In quel dialogo, secondo quanto riportato, un’autrice televisiva avrebbe informato la giornalista che l’avvocato De Rensis avrebbe sollecitato un conduttore a “tirare in ballo il fratello di Chiara”, alludendo a un rapporto molto stretto tra Marco Poggi e Andrea Sempio.