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17/04/2026 ore 16.53
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Garlasco, la goccia di sangue in cucina: la traccia 61 e i movimenti dell’assassino dopo il delitto

La Bloodstain Pattern Analysis del 2007 ricostruisce gli spostamenti dell’aggressore: possibile passaggio in cucina per occultare l’arma

di Redazione
Chiara Poggi

A distanza di quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uno degli elementi più discussi resta una traccia apparentemente marginale ma decisiva nella ricostruzione investigativa: la cosiddetta “traccia 61”, una goccia di sangue rinvenuta in cucina, sotto il mobile del microonde.

Un dettaglio che, sin dal 2007, ha interrogato investigatori e consulenti. Il corpo della vittima era stato trovato sulle scale della villetta di Garlasco, mentre le principali macchie ematiche erano concentrate nel soggiorno. La presenza di sangue in cucina, quindi, rompeva la linearità della scena del crimine.

La risposta fornita dai carabinieri attraverso la Bloodstain Pattern Analysis – la tecnica che studia la dinamica degli schizzi di sangue – ipotizzava un passaggio successivo dell’aggressore. Secondo quella ricostruzione, dopo il delitto l’assassino si sarebbe spostato in cucina, probabilmente alla ricerca di qualcosa, lasciando cadere una goccia di sangue dall’arma o da un oggetto contaminato.

Una tesi che trova riscontro anche nelle motivazioni della sentenza che ha condannato Alberto Stasi, dove si descrive un percorso preciso: bagno per lavarsi, cucina per una breve sosta – forse per cercare un contenitore – e infine l’uscita dall’abitazione.

Sul piano tecnico, la traccia 61 presenta caratteristiche rilevanti. Gli accertamenti del Ris avrebbero individuato un unico profilo genetico, quello della vittima, escludendo quindi una contaminazione mista. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una caduta accidentale del sangue durante uno spostamento.

Accanto a questa lettura, resta però una seconda linea interpretativa. Secondo alcuni consulenti della famiglia Poggi, l’aggressione potrebbe essere iniziata proprio in cucina o nell’area immediatamente adiacente, per poi proseguire nel soggiorno. A sostegno di questa ipotesi vengono richiamati altri elementi rinvenuti sulla scena, come un portavasi caduto durante una possibile fase di colluttazione.

Nonostante le analisi approfondite – che non hanno rilevato ulteriori tracce estranee oltre a quelle della vittima e dello stesso Stasi – il caso continua a essere segnato da zone d’ombra interpretative.

La traccia 61 resta così uno snodo narrativo e investigativo centrale: un dettaglio minimo che, però, contribuisce a delineare i movimenti dell’assassino e a interrogare ancora oggi la ricostruzione complessiva di uno dei delitti più discussi della cronaca italiana.