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09/08/2026 ore 18.03
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Gaza, Netanyahu boccia il piano Usa: «Nessun ritiro senza il vero disarmo di Hamas»

Il premier israeliano respinge il documento in 15 punti del Board of Peace. Hamas chiede agli Stati Uniti di fare pressione su Israele

di Redazione

Israele non ritirerà le proprie forze dalla Striscia di Gaza finché Hamas non avrà consegnato tutte le armi. Benjamin Netanyahu ribadisce la linea del suo governo e respinge il documento in 15 punti elaborato dal Board of Peace sostenuto dall’amministrazione statunitense.

«Israele respinge il documento», ha dichiarato il primo ministro durante una riunione di governo, precisando che le forze israeliane «non procederanno con alcun ritiro fin quando non ci sarà il vero disarmo di Hamas». La posizione è stata confermata anche da Reuters.

Netanyahu: «Tutte le armi devono essere consegnate»

Il nodo principale riguarda l’estensione e le modalità del disarmo. Netanyahu ha chiarito che Israele non considera sufficiente la sola rinuncia agli armamenti pesanti.

«Quando parlo di disarmo, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi», ha affermato nelle dichiarazioni riportate dal sito israeliano Ynet. «Parliamo di disarmo reale, non finto».

Il premier ha confermato che il confronto con Washington prosegue, ma ha sottolineato che non tutte le proposte americane risultano compatibili con le richieste israeliane: «Stiamo parlando con gli americani. Hanno alcune idee: per noi alcune sono accettabili, altre no».

Già nei giorni precedenti il governo israeliano aveva contestato il contenuto del documento, sostenendo che non rispondesse pienamente alla richiesta di rimuovere tutte le armi dalla Striscia e di completarne la smilitarizzazione. Le riserve erano state riferite da Ynet.

La distanza dal Board of Peace di Trump

Donald Trump aveva annunciato il raggiungimento di un’intesa all’interno del Board of Peace per il «disarmo completo di Hamas e di tutti i gruppi armati a Gaza». Il piano prevede un percorso articolato che lega la consegna delle armi al graduale ritiro delle forze israeliane.

Netanyahu ha però puntualizzato che Israele non ha mai approvato definitivamente la proposta. Secondo la sua versione, il governo avrebbe ricevuto una bozza e restituito il documento con una serie di osservazioni. La precisazione era stata formulata anche in un video diffuso sui social, nel quale il premier aveva escluso un arretramento dalle attuali linee prima del completo disarmo di Hamas, come riportato dal Times of Israel.

Il Board of Peace sostiene, dal canto suo, che il ritiro israeliano oltre la cosiddetta Linea Gialla dovrebbe avvenire soltanto dopo il completamento della consegna delle armi, comprese quelle leggere e pesanti, e lo smantellamento dei tunnel.

«Apprezzo Trump, ma Israele decide autonomamente»

Nonostante il contrasto sul piano per Gaza, Netanyahu ha ribadito il valore dell’alleanza con Washington e il rapporto personale con il presidente americano.

«Ho grande apprezzamento per il presidente Trump. È un nostro grande amico alla Casa Bianca», ha dichiarato, richiamando anche la collaborazione tra Stati Uniti e Israele contro il programma nucleare iraniano.

Il premier ha però rivendicato l’autonomia decisionale del proprio governo: «Sappiamo e siamo in grado di mantenere la nostra posizione anche di fronte ai nostri migliori amici, quando necessario».

Secondo Netanyahu, Hamas conserverebbe ancora la capacità di colpire Israele. Il mancato ricorso ad attacchi nelle ultime settimane sarebbe dovuto, nella sua lettura, al timore di una nuova e pesante risposta militare israeliana.

Il nuovo avvertimento all’Iran

Nel corso del suo intervento, il primo ministro ha riaffermato anche la posizione israeliana sul programma nucleare di Teheran.

«Con o senza un accordo, fin quando sarò primo ministro, l’Iran non avrà armi nucleari», ha dichiarato Netanyahu, collegando la sicurezza di Israele tanto al dossier iraniano quanto al futuro assetto della Striscia di Gaza.

Hamas chiede pressioni americane su Israele

La reazione di Hamas è arrivata attraverso Bassem Naim, componente dell’ufficio politico del movimento. Naim ha chiesto ai mediatori e agli Stati Uniti di intervenire affinché Netanyahu accetti la fase successiva della roadmap.

«Ci aspettiamo dai mediatori e dal garante americano che facciano pressioni su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la roadmap e non ostacolino il processo per ragioni politiche interne o motivi elettorali», ha dichiarato all’Afp, secondo quanto riportato dal Guardian.