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13/03/2020 ore 21.33
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Il professore Bruno: «Il coronavirus? Smettiamola di dire che è un'influenza»

Il professore Raffaele Bruno, direttore del reparto di “Malattie Infettive” dell’ospedale “San Matteo” di Pavia, intervenuto a SkyTg24, bandisce coloro i quali definiscono ancora il coronavirus come una semplice influenza: «Smettiamola di dire che il virus in questione sia come una influenza. Questa si cura in modo più “facile” rispetto al coronavirus che in questo
di Antonio Alizzi

Il professore Raffaele Bruno, direttore del reparto di “Malattie Infettive” dell’ospedale “San Matteo” di Pavia, intervenuto a SkyTg24, bandisce coloro i quali definiscono ancora il coronavirus come una semplice influenza: «Smettiamola di dire che il virus in questione sia come una influenza. Questa si cura in modo più “facile” rispetto al coronavirus che in questo caso è molto più pericoloso. Mi dicono che parlano una serie di esperti, affermando questa cosa. Ora basta, non è affatto così».

Raffaele Bruno, cosentino doc, ha curato per diverse settimane il “paziente 1” di Codogno (LEGGI QUI LA NOSTRA INTERVISTA). Oggi spiega qual è la situazione: «Ormai non si può più bloccare l’onda del virus, ma è necessario che la curva sia più lenta e vada a sbattere in maniera dolce contro il sistema sanitario nazionale e non come uno tsunami. Sicuramente questo virus colpisce più gli uomini rispetto alle donne, ma la cosa più importante da dire è che il coronavirus crea problemi nelle persone più fragili. Quali sono? Sono gli anziani, i diabetici, gli ipertesi, ovvero persone che hanno condizioni polipatologiche o che hanno più di 70 anni» commenta Raffaele Bruno.

Il coronavirus tra i giovani: parla Raffaele Bruno

I più colpiti sono gli anziani, mentre i giovani sono in minoranza. Il professore Raffaele Bruno la pensa così: «Questa malattia ha una doppia fase: una fase di danno indotta dal virus e un’altra indotta dal sistema immunitario. Quando il sistema immune risponde più forte paradossalmente crea più danni. Nella nuova frontiera terapeutica» quella usata al “Pascale” di Napoli «c’è un farmaco che inibisce il sistema immunitario, la cosiddetta interleuchina 6. I giovani non montano una risposta immunitaria così forte da creare questo danno». Infine una battuta sulle misure restrittive del DPCM di Giuseppe Conte: «Tutto quello che si può chiudere deve essere chiuso. Bisogna evitare ulteriori contagi».