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15/06/2026 ore 21.44
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Incendio in Svizzera, studenti bocciati dopo il ricovero: in Italia tutti promossi

Dopo la tragedia di Crans-Montana, percorsi opposti per i ragazzi feriti: le scuole italiane hanno attivato programmi personalizzati

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I fiori in ricordo delle vittime della tragedia di Capodanno a Crans-Montana

Bocciati in Svizzera, promossi in Italia. Dopo l’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 42 persone, i percorsi scolastici dei ragazzi rimasti feriti e costretti a lunghi periodi di ricovero hanno preso direzioni molto diverse.

Da una parte le scuole svizzere, che avrebbero ritenuto impossibile equiparare la frequenza degli studenti ricoverati a quella dei compagni presenti regolarmente durante l’anno. Dall’altra gli istituti italiani, che hanno scelto una strada differente, attivando percorsi personalizzati, didattica a distanza e programmi adattati alle condizioni dei ragazzi coinvolti.

Il risultato è netto: in Svizzera alcuni giovani sarebbero stati bocciati, mentre in Italia tutti gli studenti coinvolti sono stati promossi nonostante i mesi trascorsi in ospedale.

La chat dei genitori e la scoperta delle bocciature

La notizia delle bocciature in Svizzera sarebbe emersa attraverso una chat creata tra i genitori dei ragazzi coinvolti nella tragedia. Un gruppo nato per tenere insieme famiglie italiane, francesi e svizzere dopo l’incendio e diventato, nel tempo, anche uno spazio di confronto sulle conseguenze fisiche, psicologiche e quotidiane vissute dai giovani sopravvissuti.

È proprio in quella chat che i familiari italiani avrebbero appreso delle decisioni assunte da alcune scuole svizzere. Una scelta poi raccontata anche dal padre di uno dei ragazzi ex ricoverati al Niguarda.

«Ce lo hanno detto i genitori svizzeri: le scuole sostenevano che non era possibile equiparare chi aveva frequentato tutti i mesi a chi ne aveva frequentati solo pochi. Io la trovo una mancanza di umanità incredibile», ha dichiarato l’uomo al Corriere della Sera.

Parole che restituiscono lo sconcerto di chi, dopo una tragedia così grave, si aspettava un approccio più attento alla condizione eccezionale vissuta dagli studenti.

In Italia percorsi personalizzati per non perdere l’anno

Negli istituti italiani, invece, la risposta è stata diversa. Le scuole hanno attivato percorsi didattici adattati alla situazione dei ragazzi, ricorrendo alla didattica a distanza, a programmi personalizzati e a modalità flessibili per consentire agli studenti di non interrompere completamente il proprio percorso.

Una scelta che ha permesso ai giovani coinvolti di restare agganciati alla classe, ai docenti e al cammino scolastico, anche durante i lunghi mesi di cura e riabilitazione.

Il tema non riguarda soltanto la promozione o la bocciatura, ma il valore simbolico della scuola dopo un trauma. Per ragazzi feriti, ricoverati e costretti ad affrontare trattamenti complessi, mantenere un legame con la propria classe può rappresentare una forma concreta di normalità.

Il caso di Giuseppe e il timore di perdere anche i compagni

Tra i casi citati c’è quello di Giuseppe, studente del liceo Gonzaga, che è riuscito a portare avanti il percorso scolastico nonostante le difficoltà legate al trauma, al ricovero e alle cure ancora in corso.

Il giovane continua infatti la riabilitazione, con dispositivi di protezione da indossare ogni giorno e ulteriori trattamenti medici previsti nei prossimi mesi.

«Dopo quello che ha vissuto perdere anche i compagni di classe sarebbe stato orribile», ha dichiarato il padre.