Omicidio Pierina Paganelli, nuovo consulente per la difesa di Louis Dassilva
Nel pool difensivo entra Francesco Maria Galassi, antropologo biologico dell’Università di Łódź. Il pm ha chiesto l’ergastolo
Il pool difensivo di Louis Dassilva si allarga in vista delle prossime fasi del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la donna uccisa la sera del 3 ottobre 2023. È stata comunicata la nomina come consulente di parte di Francesco Maria Galassi, professore associato di antropologia biologica presso l’Università di Łódź.
L’incarico arriva dopo la requisitoria del pubblico ministero Daniele Paci, che lunedì ha chiesto per Dassilva la condanna all’ergastolo e l’esclusione delle attenuanti generiche.
Il nuovo incarico a Francesco Maria Galassi
Galassi ha spiegato il perimetro della consulenza affidatagli dalla difesa, precisando di non poter entrare negli aspetti più propriamente giudiziari della vicenda.
«Sono stato incaricato di redigere una consulenza per quanto riguarda gli aspetti medico-forensi, antropologico-forensi e anatomico-forensi, e poi l’utilizzo di questo mio studio sarà ad appannaggio del team difensivo, quindi non posso commentare su aspetti più giudiziari», ha dichiarato il professore.
La nomina del consulente si inserisce dunque in una fase delicata del processo, dopo la richiesta della pena massima avanzata dalla Procura e prima dei prossimi passaggi affidati alle parti.
La richiesta del pm: ergastolo per Dassilva
Il pubblico ministero Daniele Paci ha chiesto la condanna all’ergastolo per Louis Dassilva, accusato di avere ucciso Pierina Paganelli. Nella prospettazione dell’accusa, il delitto sarebbe stato caratterizzato da diverse aggravanti.
Tra queste figurano la crudeltà e la minorata difesa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Dassilva avrebbe sorpreso la vittima nello stanzino che collega il locale dei garage alla scala interna dell’edificio che conduce agli appartamenti.
In quel punto l’avrebbe aggredita con quasi trenta coltellate. Solo le ultime, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero state mortali. Il pm ha sostenuto che l’imputato avrebbe usato le coltellate per far soffrire la vittima, valorizzando questo elemento ai fini della contestazione della crudeltà.
La contestazione della premeditazione
La Procura contesta a Dassilva anche la premeditazione. Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo avrebbe maturato l’intenzione di uccidere Pierina Paganelli in un arco temporale di circa tre ore e mezzo: dal momento in cui avrebbe appreso che la donna era uscita di casa per partecipare a un’adunanza dei Testimoni di Geova fino al suo rientro.
Nel corso della requisitoria, il pm ha richiamato anche altri casi di cronaca in cui la premeditazione è stata riconosciuta per un lasso di tempo inferiore, citando il caso di Benno Neumair, nel quale l’aggravante era stata attribuita per un intervallo temporale di quaranta minuti.
Il movente secondo l’accusa
Nel capo d’imputazione compaiono anche le aggravanti dei motivi abietti e futili. Per gli investigatori, il movente del delitto sarebbe stato di natura passionale ed economica.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, uccidendo Pierina Paganelli, Dassilva avrebbe tentato di salvaguardare contemporaneamente il matrimonio con Valeria Bartolucci e la propria stabilità finanziaria. L’uomo avrebbe temuto che la scoperta della relazione extraconiugale con Manuela Bianchi, nuora della vittima, potesse portare la moglie a lasciarlo e a fargli perdere anche il suo sostegno economico.