Vigevano, Roberto Iabichella strangolato e casa incendiata: vicino arrestato per omicidio aggravato
Secondo gli investigatori, l’indagato avrebbe inviato messaggi di addio dal telefono della vittima per simulare un suicidio
La morte di Roberto Iabichella, il sessantenne trovato senza vita lo scorso 23 agosto nella sua abitazione di Vigevano, non sarebbe stata provocata dall’incendio divampato all’interno dell’appartamento. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo sarebbe stato strangolato e le fiamme sarebbero state appiccate successivamente per simulare un suicidio e cancellare le tracce del delitto.
Dopo circa due settimane di indagini, la Squadra mobile di Pavia ha arrestato Francesco Manfrin, vicino di casa della vittima. L’uomo è gravemente indiziato, secondo l’accusa, dei reati di omicidio aggravato, incendio e distruzione di cadavere. Su richiesta della Procura di Pavia è stato trasferito in carcere.
I primi accertamenti sul corpo
Inizialmente il decesso di Iabichella era apparso collegato all’incendio scoppiato nella sua abitazione. I primi accertamenti medico-legali avrebbero però evidenziato gravi lesioni al volto e segni riconducibili a uno strangolamento.
Da questi elementi è partita l’attività investigativa della polizia, concentrata sulla ricostruzione degli ultimi movimenti della vittima e sugli accessi all’edificio nelle ore precedenti il ritrovamento del corpo.
I rapporti tra Iabichella e Manfrin, secondo quanto emerso, sarebbero stati consolidati nel tempo. Le ragioni del presunto omicidio non risultano tuttavia chiarite nel testo disponibile e le indagini proseguono per ricostruire ogni aspetto della vicenda.
I messaggi inviati dal telefono della vittima
Gli investigatori ritengono che, dopo lo strangolamento, l’indagato avrebbe utilizzato il telefono di Roberto Iabichella per inviare alcuni messaggi di addio. L’obiettivo sarebbe stato quello di accreditare la tesi di un gesto volontario.
Successivamente avrebbe appiccato il fuoco alla camera da letto nella quale si trovava il corpo, nel presunto tentativo di eliminare le tracce e rendere credibile la messinscena.
Nel corso degli accertamenti sono stati analizzati i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e i dati relativi al traffico telefonico.
La ricostruzione della Questura
«L’analisi degli accessi all’edificio, la ricostruzione degli spostamenti e delle attività svolte dalla vittima nelle ore precedenti i fatti, nonché le dichiarazioni raccolte da persone informate, hanno consentito di individuare in Francesco Manfrin il soggetto gravemente indiziato dei reati di omicidio aggravato, incendio e distruzione di cadavere», ha comunicato la Questura.
L’indagine della Squadra mobile di Pavia resta aperta per chiarire il movente e completare la ricostruzione dell’accaduto.