Parma, condannata a 24 anni Chiara Petrolini: omicidio premeditato per il secondo figlio
La Corte d’assise di Parma riconosce la responsabilità della 22enne per uno dei due neonati trovati sepolti nel giardino di casa. Assolta dall’omicidio del primo figlio ma condannata per l’occultamento. Decisiva la valutazione sulla capacità di intendere e volere
La Corte d’assise di Parma, presieduta da Alessandro Conti, ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione per il caso dei due neonati trovati sepolti nel giardino della casa di famiglia a Traversetolo. La giovane, 22 anni, era imputata per duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere
Dopo oltre tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno stabilito una responsabilità differenziata: Petrolini è stata riconosciuta colpevole dell’omicidio premeditato del secondo figlio, mentre è stata assolta dall’accusa di omicidio per il primo, restando però condannata per l’occultamento del corpo. La procura aveva chiesto una pena più severa, pari a 26 anni.
Secondo la ricostruzione processuale, la giovane avrebbe pianificato la morte del secondo neonato, partorito e poi sepolto nel giardino di casa, sotto la finestra della sua camera. Proprio lì, settimane dopo, il cane di famiglia ha portato alla luce il corpo, dando avvio alle indagini.
Il caso ha preso forma nell’agosto 2024, quando il ritrovamento casuale ha insospettito gli investigatori. Nel giro di pochi giorni i carabinieri sono arrivati a sospettare della ragazza, che nel frattempo si trovava all’estero con la famiglia. A settembre, nuovi scavi hanno portato alla scoperta dei resti del primo bambino, morto oltre un anno prima e sepolto nelle vicinanze.
Determinanti sono state anche le intercettazioni e le dichiarazioni rese dalla stessa imputata. Di fronte ai genitori, Petrolini ha ammesso le proprie responsabilità. In aula, però, ha sostenuto di non aver mai voluto fare del male ai figli.
Nel corso del processo è stato centrale il tema della capacità di intendere e di volere. I consulenti nominati dalla Corte e dalla procura hanno ritenuto la giovane pienamente capace al momento dei fatti, descrivendo una condotta lucida e priva di ripensamenti. Di diverso avviso la difesa, che ha sostenuto una condizione psicologica incompatibile con la punibilità.
La vicenda ha coinvolto anche il compagno della ragazza, Samuele Granelli, inizialmente sospettato ma poi completamente scagionato. Il giovane ha dichiarato di aver scoperto l’esistenza dei due figli solo dopo l’emersione del caso. Chiara Petrolini era stata arrestata il 20 settembre 2024 e posta agli arresti domiciliari. Nonostante le richieste della procura di aggravare la misura cautelare, i giudici hanno confermato i domiciliari con braccialetto elettronico.
La sentenza di primo grado chiude una fase del procedimento, ma il caso è destinato a proseguire nei successivi gradi di giudizio.